STANISLAW LEM, RITORNO DALL’UNIVERSO

Ma volevo avere ancora qualcosa, qualcosa di mio. E fu così la volta della matematica pura. Non avevo mai avuto doti matematiche; era solo l’ostinazione a spingermi.

E lo sa perché la matematica faceva quell’effetto? Lo capii quando fui là. Perché essa è al di sopra di tutto. Le opere di Abel e di Kronecker sono attuali oggi come quattrocento anni fa , e così sarà sempre. Nasceranno nuovi sistemi, ma quelli antichi continueranno a guidarci, senza invecchiare mai. Là… là c’è l’eternità. Ma la matematica non la teme. Soltanto là mi resi conto di quanto essa sia definitiva. E forte, come nessun altra cosa prima. Anche il fatto che mi riuscisse così difficile apprenderla fu positivo, per me. Mi ci logoravo sopra e, quando non riuscivo a dormire, ripetevo la materia che avevo studiato durante il giorno… 

…Per me ciò equivaleva all’istinto di conservazione. La teoria delle quantità… tutto quello che Mirea e Averin avevano ricavato dall’eredità di Cantor, mi capisce? Quell’operare con grandezze superinfinite, extrainfinite, quelle continuità esattamente divisibili, forti… era meraviglioso. Il tempo che ho passato così lo ricordo come se fosse ieri.

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