Pubblicato in: Libri

STEPHEN KING – JOYLAND

1973, ultimi mesi dell’anno scolastico. Devin detto Dev, ventun anni, ha una ragazza, Wendy, di cui è molto innamorato, ma sente che lei si sta allontanando sempre più da lui e, per quanto tenti di convincersi del contrario, sa che la perderà. Un giorno, quasi per caso (sempre che il caso esista…), legge un annuncio per un lavoro da svolgere durante le vacanze estive in un luna park situato a Heaven’s Bay, cittadina della Carolina del Nord e pensa che sia un buon modo per guadagnare qualche soldo. Si presenta dunque a Fred Dean, il responsabile di Joyland (questo è il nome del luna park) e, dopo un breve colloquio, viene assunto.

Come Dev temeva, all’inizio dell’estate Wendy lo lascia, così il nuovo lavoro si rivela una possibile occasione per tentare di dimenticarla. Durante i mesi che trascorre a Joyland Dev continua a soffrire per amore e di quando in quando coltiva pensieri neri, accompagnato da musiche intonate al suo stato d’animo (come The end di Jim Morrison), ma conosce persone interessanti e con alcune di esse stringe rapporti di amicizia e di affetto; scopre cose su se stesso.

Il giorno in cui ha sostenuto il colloquio per l’assunzione Dev è venuto a sapere che quattro anni prima una ragazza è stata assassinata dentro il Castello del Brivido dal presunto fidanzato, che non è mai stato identificato né tanto meno arrestato dalla polizia e che molte delle persone che lavorano a Joyland sono convinte che il fantasma della ragazza si aggiri proprio dentro e vicino al Castello del Brivido. Uno dei motivi per cui Dev ha deciso di lavorare nel luna park è proprio il desiderio di scoprire la verità sul delitto.

Il pensiero dell’omicidio irrisolto e del fantasma che, stando a quanto afferma chi pretende di averlo visto, sembra chiedere aiuto accompagnano Dev per tutta l’estate e lo inducono a prolungare il suo periodo di lavoro anche nei mesi invernali, ritardando il rientro al college.

Il romanzo, per quanto attraversato dal filo del mistero, è prevalentemente una storia di sentimenti e di incontri, quello che, una volta almeno, si chiamava romanzo di formazione. Il protagonista piacerebbe senz’altro a un genitore come amico del proprio figlio o figlia: non beve, non si droga, prova empatia per le persone che ha intorno, è disponibile, studia e per mantenersi agli studi lavora… Una figura molto umana in una storia dolce, un po’ malinconica ma a tratti allegra, con momenti tristi raccontati senza mai cadere nel patetico e con la leggerezza che sa dosare solo un grande narratore del calibro di Stephen King. Una storia che è quasi una favola, in cui tutti i personaggi, eccetto il cattivo, sono buoni o comunque mostrano il loro lato buono, pur essendo molto diversi fra loro. Fra tutti ricordiamo Emmalina Showplaw, presso cui Dev affitta la camera in cui vive a Heaven’s Bay e che gli racconta tutti i dettagli sull’omicidio della ragazza; Rosalind Gold, che durante l’estate si trasforma in Madame Fortuna, l’indovina di Joyland; Annie Ross e suo figlio Mike, un ragazzino sensibile e intelligente costretto su una sedia a rotelle.

Joyland è una lettura che vale la pena, non per chi si aspetta sangue e terrore ma per chi cerca in un romanzo dei personaggi da ricordare e una bella storia.

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5 pensieri riguardo “STEPHEN KING – JOYLAND

  1. Joyland é praticamente un libro spaccato in 2. Per due terzi della sua durata King si concentra su aspetti collaterali al tema principale (la delusione amorosa del protagonista, le amicizie che stringe, il suo calarsi nei panni della mascotte eccetera), e soltanto alla fine mette da parte queste sottotrame per arrivare al nocciolo della questione.
    Il bello é che a me sono piaciute più le sottotrame del tema principale: con questo romanzo King ha dato prova di saper scrivere non soltanto scene horror, ma anche scene di vita quotidiana. E questi “slice of life moments” nella loro apparente banalità sono in realtà interessantissimi, perché fanno emergere il carattere dei personaggi, i sentimenti che li legano tra loro, le loro fragilità e i loro punti di forza… Joyland in questo é un romanzo straordinario.
    Di Stephen King ho letto nell’ ordine:

    Cell
    Joyland
    Christine la macchina infernale
    22/11/’63
    The Dome
    Ossessione
    Carrie
    Le notti di Salem
    Buick 8

    Sono state tutte e 9 delle bellissime esperienze, dei veri e propri viaggi all’ interno di un libro unico, di un mondo sconosciuto, di una mente geniale.
    E, come sempre succede alla fine di un bel viaggio, si é soddisfatti di come é andato, ma si é anche tristi, perché avremmo voluto prolungarlo per sempre.
    Ciò che apprezzo di più di Stephen King é l’ empatia che riesce a creare tra il lettore e i personaggi del romanzo. Ad esempio, mentre leggevo 22/11/’63 mi affezionavo profondamente non soltanto al protagonista, ma anche ai personaggi di contorno. E’ davvero un’ abilità non comune.
    Visto che abbiamo dei gusti letterari in comune, spero che questo mio post ti dia degli spunti per le tue letture future: http://wwayne.wordpress.com/2013/04/27/la-fine-di-un-era/. Ho scritto altri 2 post a tematica letteraria, ma questo é quello che mi é venuto meglio. : )

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    1. Sono d’accordo con la tua analisi: la parte principale di Joyland sono le vicende quotidiane e i rapporti di Dev, sembra quasi che il mistero del delitto e del fantasma ci siano perché in un romanzo di King ci devono essere…
      Io non sono un’appassionata di Stephen King, ma avevo sentito parlare di questo romanzo e mi sono incuriosita. In effetti valeva la pena leggerlo.

      Io di King ho letto, oltre a Joyland, It, On writing, La zona morta, L’ultimo cavaliere; questo non mi è piaciuto; It è bello e complesso anche se abbastanza brutale, in certi punti.
      I romanzi da te citati invece non li conosco, ma ne leggerò qualcuno.

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      1. Tra i romanzi che ho citato, quelli che mi sono piaciuti di più sono:

        Christine la macchina infernale
        22/11/’63
        The Dome
        Buick 8

        L’ unico sotto le 500 pagine é Buick 8, ma la lunghezza con King é un falso problema, perché il suo stile di scrittura é così scorrevole che ti divori i suoi libri in pochissimi giorni. The Dome supera le 1000 pagine e l’ ho letto in 5 giorni, per dirti.
        Quando ho iniziato a leggere Le notti di Salem credevo di essere di fronte ad un romanzo sullo stesso livello dei 4 sopra citati… ma poi il libro perde di tono, perché alcuni misteri vengono svelati con troppo anticipo, alcuni personaggi escono di scena troppo presto, e più in generale si perde quell’ atmosfera incantevole che caratterizza le prime 300 pagine. E’ stata comunque una lettura piacevolissima.
        Grazie per la risposta! : )

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