VOLONTARIO, un racconto

Quando ho accettato di partecipare a questa missione sapevo benissimo che il viaggio non avrebbe avuto ritorno: proprio il fatto che sarebbe stato l’ultimo incarico mi ha indotto ad assumerlo.

Mi hanno definito coraggioso. Eroico. Il mio nome ha invaso la rete e i canali satellitari qualificato da aggettivi di elogio. Sono diventato l’intrepido volontario, poi il Volontario: l’unico, il solo, non ci si è più riferiti ad altri se non a me con questa parola. È innegabile che, per coloro che temevano di essere designati, sono davvero un salvatore: proponendomi li ho strappati al sacrificio.

Infatti è stato chiaro fin dall’inizio che chi partiva non sarebbe tornato, nonostante i pomposi proclami che asserivano il contrario. E se anche si fosse verificata questa improbabile circostanza, forse sarebbe stato ancora peggio: infatti l’obiettivo ultimo della missione era raggiungere nuovamente la Terra, sì, ma quella di ventimila anni successivi al lancio, per scoprire cosa riserva agli esseri umani quel remoto futuro, e inviarne notizia in modo da poterlo, eventualmente, cambiare, migliorare. Ma come è possibile sperimentare qualcosa del genere e sopravvivere o, almeno, non impazzire?

Così, molto meglio che l’improbabile non accada, che io e il mio veicolo voliamo verso questo centro di attrazione, questo enorme buco nero, e ne veniamo risucchiati. Tutte le teorie indicano che sarà la morte. È ciò che spero. Ma nessuno finora si è mai avvicinato tanto a un luogo simile, un luogo in cui la validità di tutte le leggi fisiche conosciute viene meno, dove niente è più prevedibile. La velocità continua ad aumentare in modo esponenziale. Pochi minuti e … l’urto? Posso definirlo così? Non appena avrò varcato l’orizzonte degli eventi il mio corpo si comprimerà fino a divenire più piccolo della particella più piccola. Il microscopico frammento di materia in cui mi trasformerò si unirà a quella che forma questa singolarità dell’Universo. Una sorte invidiabile.

Prima che ciò avvenga affiderò alle onde radio il presente messaggio, la mia confessione. Non è stato il coraggio a spingermi in questa impresa, bensì la sua mancanza. Non ne avevo a sufficienza per compiere un gesto definitivo: firmare una domanda è stato più facile. Da allora non più decisioni da prendere, ho avuto una prassi da seguire, ordini a cui obbedire. Mi sono perfino crogiolato nell’illusione di non essere un suicida, ma l’eroe che tutti hanno acclamato.

Ormai però voglio essere onesto fino in fondo, e sento mio dovere rivelare ai tecnici che hanno costruito questa navetta e predisposto i programmi che forse sarebbe andato tutto come previsto, se non avessi modificato la rotta. Non ero autorizzato a conoscere le parole e i codici segreti di accesso, ma li ho scoperti e ho indovinato i meccanismi con cui venivano cambiati durante una delle simulazioni di volo. L’idea di un atterraggio in quel futuro mi terrorizzava, e ho deciso di eliminare ogni possibilità. Conclusi tutti gli impegni previsti per la missione – tranne appunto l’assurdo ritorno – è bastato ritoccare di un milionesimo di grado la direzione per avere la certezza di non incrociare mai più il mio pianeta natale. In questo la vastità dell’Universo mi è stata di grande aiuto. La nuova meta mi era sconosciuta, ma non aveva importanza: prima o poi avrei incontrato un corpo sufficientemente caldo da bruciarmi, o sufficientemente grande da attrarmi irresistibilmente verso la sua superficie, ove mi sarei schiantato.

Solo da un giorno (un giorno? ma cosa dico? come se qui esistessero i giorni, le ore), solo da “poco” tempo, un poco che non so in che modo definire, ho capito che sto viaggiando verso Sagittario A*. Adesso, anche se lo volessi, non potrei più cambiare la rotta, il campo gravitazionale in cui sono entrato è troppo intenso per fuggirne. Anche se lo volessi. Ma non lo voglio. Quale miglior sepolcro, per un uomo, del nucleo della Via Lattea? Neppure nei miei sogni più ambiziosi sono mai giunto a immaginare tanto.

Qualche annotazione

Un buco nero è un corpo di densità talmente elevata che la sua velocità di fuga è superiore a quella della luce. (300.000 km/sec.) La sua gravità superficiale è talmente intensa da trattenere qualunque tipo di radiazione possa essere prodotta dalla sua superficie. All’interno di un buco nero non si sa che cosa c’è. Ci sono varie ipotesi, fra cui quella che sia un punto di passaggio fra dimensioni diverse. Un buco nero si forma alla fine della vita di una stella (quando cioè questa ha esaurito tutte le sue scorte di carburante) di massa almeno 10 volte superiore al Sole. Si verifica un’enorme esplosione (supernova) e vengono prodotte nubi di gas in espansione scagliate nello spazio. Il nucleo invece subisce un collasso gravitazionale completo e la massa si comprime enormemente e diviene denso come 10.000 volte il nucleo atomico. (poche centinaia di metri di diametro per una stella di massa pari a 10 volte il Sole).

L’orizzonte degli eventi è il confine di un buco nero. Coincide con le traiettorie di raggi di luce che sono quasi sul punto di riuscire a fuggire dal buco nero.

In un buco nero (secondo la Relatività Generale) c’è una singolarità di densità e di curvatura dello spazio-tempo infinite.

Il centro della nostra galassia sembra essere un buco nero supermassiccio, chiamato Sagittario A*  ; è una sorgente di onde radio.

(questo racconto è pubblicato anche nel mio ebook “Tre brevi storie con delitto e altri 9 racconti”, dove si possono leggere 5 racconti inediti)

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