E adesso? ( vorrei che fosse un racconto)

Elezioni – elezioni – elezioni…

Domani si vota, a ciascuno saranno consegnate tre schede, una giallo paglierino, una rosa antico e una azzurro pervinca, che qualche insensibile alla TV ha definito celeste. Ogni scheda riporta un’interminabile lista di simboli, e righe per scrivere i nomi dei candidati prescelti, massimo tre sulla scheda rosa, massimo quattro su quella gialla e uno solo su quella azzurra: ormai votare è diventato quasi più difficile che compilare la dichiarazione dei redditi, e scusate se è poco.

Adesso esco, vado al seggio, a compiere il mio dovere: ho studiato con cura le liste e so come manifestare la mia volontà di elettore (per la verità vorrei esprime ben altro, ma allora le mie schede verrebbero annullate… devo usare per forza il linguaggio imposto, per far contare – sia pure poco – la mia voce).

Sono passate quasi dieci ore, e i seggi sono chiusi già da un po’. In TV è una sarabanda di numeri e discorsi, discorsi e numeri, schemi raffronti e grafici, a torta e a istogramma, e proiezioni e introspezioni, e autocritiche e sorrisi di soddisfazione e “ce lo aspettavamo”… Sembra una gigantesca partita di calcio, con qualcuno che ha segnato, qualcun altro che ha insaccato un’autorete e un mucchio di gente che corre qua e là, non si capisce bene dietro a che cosa, visto che in questo campo il pallone non ha dei contorni precisi, ma molto frastagliati, fanno pensare quasi a dei tentacoli…

O miei piccoli voti, dove siete svaniti? Inghiottiti in questo minestrone non vi riconosco più, io non volevo giocare al calcio, non mi piace nemmeno…

 

giugno 1994

 

 

Sono passati quasi vent’anni da quando ho scritto questo breve sfogo e le cose sono decisamente cambiate: è certo che, a chiunque vadano i voti, chi governerà il paese non sarà nessuno degli eletti.

Prima, forse, c’era una democrazia. E adesso?

 

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