SCRITTURA CREATIVA: il finale di una storia

Com’è noto una storia (racconto, romanzo o film che sia) si compone di tre parti: inizio, sviluppo e finale. Il nome di ciascuna di esse indica con chiarezza di cosa si tratta, quindi ritengo superfluo spiegarlo.

In questo post voglio proporre alcune riflessioni sulla terza parte, il finale, che trovo, come autrice, la più difficile delle tre.

fogli e libri

Il finale è quello che dà, secondo me, il valore all’intera storia o, comunque, se scadente, è in grado di rovinare una narrazione ben condotta fino a quel momento. Quante volte infatti una trama ricca di colpi di scena viene svilita da un epilogo inconsistente, inconcludente o banale? Raccontare una storia avvincente è relativamente facile, quello che distingue un narratore di razza da uno qualsiasi è la capacità di tirare tutti i fili in un modo che risulti coerente con la trama e con la psicologia dei personaggi, ma anche inaspettato, sorprendente.

 

Occorre saper stupire con eventi che siano nello stesso tempo una logica conseguenza (anche se non la più logica, anzi) di tutto il racconto: la sorpresa finale non deve certo essere come “un coniglio estratto dal cilindro” di un prestigiatore, deve essere preparata, sia pure in modo dissimulato, in tutta la narrazione che la precede. Non ci devono essere trucchi, nessuna magia, nemmeno in un fantasy pieno di maghi: la coerenza è uno dei pilastri su cui si costruisce una storia credibile. C’è una coerenza anche nella pazzia, qualora di pazzia si scrivesse. In tutta la storia ogni cambiamento deve avere una sua giustificazione comprensibile al lettore e questa regola non può e non deve certo venire meno nel momento clou della vicenda rappresentato dal finale.

 

Tutto questo è difficile, e molto. Capita anche ai grandi scrittori di non riuscire a mantenere alto il livello del racconto fino alle ultime pagine; evito di proporre degli esempi, ma sono sicura che sia capitato a tutti di rimanere delusi da un romanzo avvincente fino al penultimo capitolo o da un film che ci ha tenuti inchiodati alla poltrona fino alla penultima scena per farci poi esclamare “Ma va’!”.

 

Credo anche che il finale debba avere questa caratteristica di inaspettato in qualunque tipo di storia, non solo in quelle thriller o di avventura, perché è tramite l’inatteso che la scrittura può dare qualcosa di più al lettore, una chiave che gli consenta di vedere il mondo, o almeno il mondo narrato, da un diverso punto di vista.

 

Con i miei primi scritti avevo spesso il problema del finale, non sapevo come concluderli in un modo che fosse soddisfacente almeno per me. Probabilmente questo derivava dal fatto che la vicenda che raccontavo non mi era perfettamente chiara o non conoscevo a sufficienza i personaggi, non li avevo approfonditi abbastanza.

Con il tempo le cose sono cambiate, e ho scoperto che le storie, se sono vere storie, prima o poi indicano esse stesse in che modo si devono concludere.

 

E le vostre esperienze e opinioni in merito, quali sono?

 

 

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