Pubblicato in: Racconti

Turista suo malgrado, un racconto

Davide, un anno appena, scruta dall’alto, o meglio dal basso, del suo passeggino quanto lo circonda, ma è tutto troppo grande per lui, si perde cercando di rincorrere le prospettive e capire dove finiscono le strade, i palazzi. Questa città non sa proprio di niente, c’è troppo di tutto, eccettuate le cose divertenti e carine: lo striminzito giardinetto vicino a casa sua, dove lo porta qualche volta la nonna, pieno di altri bambini e nonne e mamme e bambini, con un paio di vecchi girelli e un’altalena, quello è tutta un altra cosa. Ma qui… cosa ci siamo venuti a fare, si chiede Davide smaniando nel suo sedile.

 

“Davide stai buono, siamo quasi arrivati” dice la mamma; ma sarà almeno la terza volta che lo dice, speriamo che sia quella buona. Girato un altro angolo il babbo e la mamma iniziano a emettere una serie di esclamazioni del tipo:

“Oh che bella!”

“Com’è maestosa”

“Che linea”

“Com’è grande”

“Dai, facciamo la fila per salire su”

Davide si sforza di guardare dove guardano loro per scoprire cosa li eccita tanto: non c’è niente di interessante, solo un muro, e su di esso un’enorme zampa di metallo che va in su. Davide tenta di individuare dove va a finire la zampa che ha più vicina e vede che si unisce con altre zampe e continua a salire con esse.

Pensa: “Forse arrivano fino al cielo”, perché non vede la cima della torre: allora un po’ di entusiasmo inizia a contagiarlo.

Intanto il babbo è riuscito a procurarsi i biglietti, e tutti e tre si mettono in fila per prendere l’ascensore. L’ascensore è una grossa stanza piena di gente, e ci fa caldo; dopo quello occorre prenderne un altro, ancora più stretto e affollato; la gente guarda di traverso il passeggino, è troppo ingombrante. Finalmente si scende: siamo arrivati in cielo? più probabilmente su una nuvola, a Davide non sembra di essere salito poi tanto. Niente di tutto questo: intorno a lui ci sono sbarre e reti, sembra una prigione. Il babbo lo prende in braccio, e gli dice “Guarda che bel paesaggio, questa è Parigi! Vedi le papere laggiù come sono piccine?” Davide guarda, ma non vede niente, si sente circondato dalla gente, dietro la rete intravede a malapena il cielo, che non sembra affatto più vicino.

Davide è così deluso che non riesce neanche a piangere, appena rimesso giù si accuccia nel passeggino, si succhia il pollice e cerca di immaginarsi sull’altalena vicino casa.

 

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