LA PISTOLA, un racconto

IMG_0923Accarezzo la mia pistola. È fredda, liscia. L’ho comprata ieri ma è come se l’avessi avuta sempre tenendola con me. Il suo potere mi seduce. È piccola, ma letale. Le sue dimensioni non sono un ostacolo al suo compito. La metterò alla prova, fra un po’. Ho comprato anche dei proiettili. Ventiquattro. Molti di più di quanti me ne serviranno, ne basterà uno. Non è possibile sbagliare mira cosi da vicino. E poi, per sicurezza, mi guarderò allo specchio.

Che strano, adesso mi sembra tutto facile, non ho più dubbi né paura. È come se mi osservassi da fuori. Non soffro più. Sono tranquillo. No, non è la parola giusta. Sono freddo come la mia pistola: da quando sono riuscito a prendere questa decisione è come se non provassi più alcun sentimento. E questo, finalmente, è un gran sollievo. Il cammino che ho percorso non è stato liscio, tutt’altro. Solo ora che ho conquistato la pace ho potuto comprare quest’arma, per assicurarmi che la quiete raggiunta sia definitiva.

Ho sistemato tutto, sto godendo gli ultimi istanti di ozio in compagnia di questo mio io cosi’ ciarliero, che non tace mai, neppure adesso che sta per morire.

Ho sistemato tutto, ho fatto perfino testamento. Non che mi importi molto di quanto accadrà dopo, agli altri. Ma non mi pareva giusto che l’unico nipote che di quando in quando è venuto a trovarmi in clinica, e poi a casa, avesse la stessa parte degli altri, che non mi hanno mai neppure telefonato. Certo, non sono cosi’ ingenuo da credere al suo affetto. Probabilmente ha pensato che mostrandosi premuroso verso lo zio che non ha figli avrebbe potuto ricevere una fetta più ampia della sua eredità. E perché no? Qualunque sia il motivo che lo ha spinto, con le sue visite mi ha fatto compagnia. E poi è il più squattrinato, il più incosciente. Sono sicuro che venderà la casa per godersi i soldi e dopo pochi mesi, forse un anno, li avrà finiti. È giovane. Fa bene. Tanto a che serve comportarsi come una formica? A trovarsi vecchio all’improvviso e solo e malato e infine a comprare una pistola, e a tenerla fra le braccia accarezzandola come fosse un gattino.

Il sole sta tramontando, in casa entra la penombra. È l’ora. Voglio farlo prima che diventi buio, ho aspettato abbastanza. La mia amica freme sotto la mia mano. Verifico che sia carica: un solo proiettile. L’ho messo stamani, e l’ho controllato ogni dieci minuti, quasi temendo che potesse sfuggire.

Vado in camera, lo specchio è sopra il cassettone. Che faccia strana ha quest’uomo che sta per morire. Sembra quasi che non si prenda sul serio.

Sarà semplice premere il grilletto, è morbido, lo so bene, l’ho provato tante volte prima di comprarla.

Il metallo contro la tempia mi dà il sollievo del ghiaccio sopra un livido o di un panno bagnato su una bruciatura.

Adesso. È tempo.

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