Pubblicato in: Almanacco, Citazioni, Libri

Almanacco: scrittori nati il 9 settembre

Lev Nikolàevič Tolstòj

(1828 – 1910), scrittore russo.

Di lui ho letto una ventina di anni fa “Guerra e pace“; lo avevo iniziato e poi abbandonato dopo qualche decina di pagine, persa fra i mille nomi russi dei personaggi dei primi capitoli, per riprenderlo durante le ferie: superato con la volontà l’ostacolo iniziale e acquisita una certa confidenza con il linguaggio e i tanti e diversi nomi, l’ho letto in pochissimo tempo e l’ho trovato avvincente, non mi hanno annoiata nemmeno le descrizioni della guerra.

Un grande libro.
Ho letto qualche altro suo romanzo, credo minore, ma ho ancora da aprire “Anna Karenina” (di cui conosco ovviamente il famosissimo incipit: “Tutte le famiglie felici si assomigliano, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo.”), quello che non mi attira è la storia, il fatto che ci sia un personaggio femminile che rinuncia a tutto e perde tutto per l’amore di un uomo che non valeva la pena di tanto sacrificio. Questo genere di vicenda mi indigna, anche perché le convenzioni sociali sono sempre a favore degli uomini.

Cesare Pavese

(1908 – 1950), scrittore italiano.

Uno dei preferiti della mia adolescenza e gioventù, di lui ho letto tutto salvo una parte del “Diario“; ho letto più volte anche le Poesie, credo che sia l’unico o uno dei pochissimi poeti di cui ho letto tutte le composizioni. Di quando in quando ho riletto qualcosa, in particolare le poesie, ma adesso non saprei dire quale dei libri ho amato di più.

Certo è che “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” è una delle poesie che prediligo.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi –
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.

Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

(22 marzo 1950)

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