Clifford D. Simak – Fuga dal futuro

Titolo originale “Our Children’s Children”, 1974

L’umanità del 2498 torna nel passato per mezzo di tunnel temporali perché nella loro epoca la Terra è stata invasa da mostri, una razza di alieni molto intelligenti e che evolvono molto in fretta; i circa due miliardi di persone del futuro vorrebbero tornare indietro fino al Miocene, ovvero a 20 milioni di anni prima, e sono costretti a transitare dal 1998 perché l’invasione dei mostri si è fatta, dopo venti anni in cui erano riusciti a tenerla a bada, insostenibile e non hanno avuto il tempo di preparare il materiali e le scorte di cibo necessari a un’emigrazione così complessa.

Nel presente (ovvero nel 1998) gli uomini del futuro preferiscono spiegare le loro problemi e le loro ipotesi di soluzione al governo degli Stati Uniti (non hanno molta fiducia nemmeno nell’ONU), ritenuti la nazione più degna di fiducia per questo. Complessivamente, comunque, le varie popolazioni accettano quasi subito la spiegazione secondo cui i milioni di persone che si riversano da tunnel apparsi dal niente qua e là nei vari continenti siano proprio dei Terrestri del futuro.

Il problema che si pone è, però, il fatto che alcuni mostri, nonostante le precauzioni prese nel futuro e nel presente, riescono a passare dai tunnel. Ognuno di questi mostri depone uova che danno origine a cuccioli che possono crescere molto in fretta: la priorità dei mostri giunti al presente è infatti quella della conservazione della specie. Vengono organizzate delle battute di caccia nel tentativo di sterminare questi esseri, sia adulti che piccoli; ma ogni volta che uno dei cuccioli viene avvistato e gli vengono puntate le armi addosso questo sembra scomparire.

Non mi spingo fino a raccontare l’epilogo, caso mai qualcuno non avesse letto il romanzo e volesse farlo. Esprimo solo la mia opinione: ho trovato la spiegazione finale un po’ troppo facile, anche se non si può dire che non sia preparata. Mi aspettavo qualcosa di più, insomma, anche se, in effetti, è in linea con i punti principali della narrazione che per buona parte ho trovato avvincente e intrigante.

 

Come in molti romanzi di fantascienza mi hanno colpita alcune previsioni sulle condizioni della Terra futura. In questo caso più che di previsioni penso che si tratti di auspici, dato che sulla Terra del 2498 non vi sono più nazioni e le persone vivono finalmente in pace (è anche per questo che hanno difficoltà a combattere i mostri alieni, perché non hanno più armi molto potenti, cosa che invece possiedono -ancora – i terrestri del Duemila)

I profughi del futuro raccontano (p. 38 e 39) che la società non è più industriale, i prodotti vengono costruiti per durare, l’era del consumismo è finita. Si utilizza l’energia nucleare perché carbone e petrolio sono quasi scomparsi; le persone vivono in “città verticali”: una mezza dozzina di torri, alcune delle quali alte oltre un chilometro, costituiranno le città dell’avvenire. Le città non si estenderanno più in ampiezza, e in tal modo vaste zone potranno essere coltivate. (questa ipotesi è analoga a quella di Salgari ne “Le meraviglie del Duemila”)

E poi La distribuzione delle ricchezze sarà molto diversa. Non esisteranno più i miliardari né i miserabili… La vita sarà più semplice e meno dura, meno competitiva…

(pag. 69) Più avanti, a un reverendo che vuole pregare con loro, i profughi spiegano che Nella rivoluzione Logica abbiamo rifiutato tutte le religioni. Il nostro ateismo è una fede radicata quanto le vostre religioni.

(in corsivo le citazioni)

 

Ho scoperto di aver letto, con molta probabilità, una versione ridotta del romanzo (oltre che nella traduzione italiana). Quindi può darsi che alcuni aspetti che non mi hanno convinta siano da imputare proprio alla “riduzione”. Mi sembra una precisazione doverosa.

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Un pensiero su “Clifford D. Simak – Fuga dal futuro

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