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Almanacco: scrittrici e scrittori nati il giorno 1 dicembre

Rex Stout

(1886 – 1975), scrittore statunitense.
Creatore di Nero Wolfe, l’investigatore che non si muove mai da casa e appassionato di orchidee. Ho letto alcuni dei suoi gialli, anche se non ne ricordo i titoli.

Daniel Pennac

(1944), scrittore francese. Uno scrittore che mi piace molto. Di lui ho letto molti libri, sia da adulti che da ragazzi: “Abbaiare stanca” e “L’occhio del lupo”; ultimamente “Signori bambini” e “Diario di scuola”, autobiografico; anni fa la serie che ha come protagonista Malaussene e anche “Come un romanzo”, sulla lettura.

Mariangela Cerrino

(1948), scrittrice italiana.
Da anni scrive romanzi di fantascienza ma io ho letto da adolescente solo molti dei suoi romanzi ambientati nel Far West e firmati con lo pseudonimo May Jones Cherry.

 

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Ancora un incremento mensile nel numero degli ebook pubblicati (al 30 novembre 2014)

Dal confronto del numero degli ebook venduti sullo store amazon.it fra il 30 ottobre e il 30 novembre 2014

si rileva che il numero degli ebook in lingua italiana è aumentato ancora di oltre il 6%. La cosa strana sta nell’aumento di oltre il 10% nel numero di ebook classificati come “narrativa storica”, che passa da 139 a 1.728.

C’è però da chiedersi quanto questi numeri corrispondano al numero effettivo di ebook, in quanto ciascun ebook può essere classificato in più categorie e personalmente non so se nei valori che ho preso dallo store di Amazon uno stesso testo viene conteggiato in una sola delle categorie cui appartiene o una volta per ogni categoria.

Qualcuno lo sa?

tabella ebook numeri nov-ott a

 

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Almanacco: scrittrici e scrittori nati il 30 novembre

Jonathan Swift

(1667 – 1745), scrittore irlandese.
Di lui ho letto da bambina “I viaggi di Gulliver”, quindi di sicuro in un’edizione ridotta. Però, per quanto mi siano sempre piaciuti i racconti di avventura e di fantasia, con questo non ho mai avuto feeling, anzi per certi versi o in certe parti è stata una lettura sgradevole. Forse in realtà non è un romanzo per ragazzi e quello che da bambina non capivo comunque mi disturbava inconsciamente.

Mark Twain

(1835 – 1910), scrittore statunitense.
Anche di lui ho letto l’edizione ridotta di “Le avventure di Tom Sawyer” e anche in questo caso si tratta di un romanzo che non ho amato molto. Forse lo sentivo lontano da me, non saprei dire.

Maria Bellonci

(1902 – 1986), scrittrice italiana.
Di lei ho letto “Lucrezia Borgia“, interessante e ben scritto romanzo-biografia.

John Dickson Carr

(1906 – 1977), scrittore statunitense.
Autore di molti gialli firmati anche con altri nome, fra cui Carter Dickson.
Dei suoi romanzi ne ho letti davvero tanti, è uno degli scrittori di polizieschi che preferisco. Il detective che trovo più interessante è Henri Bencolin, prefetto delle polizia parigina. Fra le storie senza personaggi fissi una delle mie favorite è “La sposa di Newgate“, un giallo storico ambientato nella Londra del 1815.

 

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Almanacco: scrittrici e scrittori nati il 29 novembre

Louisa May Alcott

(1832 – 1888), scrittrice statunitense.
Di lei ho letto le riduzioni per ragazzi di “Piccole donne” e sequel, e di “Una ragazza fuori moda”, da bambina.

C. S. Lewis

(1898 – 1963), scrittore britannico.
Ho visto il film “Le cronache di Narnia” (il primo), ma la storia non mi ha entusiasmata. Magari il libro è migliore.

 

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Almanacco: scrittori nati il 28 novembre

William Blake

(1757 – 1827), poeta inglese.
Ricordi di scuola.

Alberto Moravia

(1907 – 1990), scrittore italiano.
Di lui ho letto “Gli indifferenti“, parecchi anni fa, trovandolo piuttosto deprimente. Indubbiamente l’atmosfera e i personaggi sono resi molto bene. Ho anche “Il conformista“, ma non sono ancora riuscita a leggerlo.
Invece ho letto molte delle sue recensioni di film raccolte in “Al cinema“.

 

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Intervista a Giovanni Peli, autore di “Scappa, Gioachino!”

Ecco un’altra intervista a un autore che ha scritto un libro per la collana I Gufi de Il Villaggio Ribelle di David and Matthaus: Giovanni Peli, la cui storia parla del grande compositore Gioachino Rossini.

 Giovanni Peli

Dal tuo sito ho visto che ti occupi di musica, non solo di scrittura; è per questo che hai scelto di raccontare qualcosa su Gioachino Rossini?

Sì: gran parte della mia attività artistica è molto legata alla musica, sono infatti cantautore e mi è capitato spesso di scrivere testi per altri compositori, sia per canzoni che libretti d’opera. Il mondo dell’opera mi ha sempre affascinato e Rossini piace anche ai bambini, almeno in un aspetto “frammentario” che sintetizzi i suoi lati comici e vivaci. Tuttavia ci sono molti modi per avvicinare i bambini alla musica colta e all’Opera in senso più ampio e profondo e sono fiero di collaborare in tal senso con un grande compositore e didatta come Antonio Giacometti.

Perché scrivere una storia per bambini? È la prima volta?

Sono vicino al mondo della letteratura per l’infanzia soprattutto perché lavoro anche come bibliotecario e per fare questa professione è necessaria una forte competenza nel campo. Data però la mia passione per la scrittura e una relativa capacità mimetica ho accompagnato gli studi a molti esperimenti letterari: racconti, filastrocche e soprattutto libretti per compositori tratti da libri per bambini e ragazzi. Quest’anno però ho esordito per la prima volta con “Scappa, Gioachino!” e con un ebook per Zenzero Edizioni dal titolo “Spencer & Cornicia”.

Cosa pensi possa risultare più attraente/interessante per un bambino nel personaggio di Rossini?

Credo che la vivacità, la ricorrenza di veri e propri “scherzi” musicali, ripetuti ed amplificati fino all’assurdità, la comicità frenetica, oltreché i ritmi incalzanti e le melodie semplici ma pronte a vorticare nell’aria siano elementi che possono incuriosire e divertire anche i bambini. È stato naturale per me immaginarmi Rossini come un furfantello più o meno innocuo, ma ben sicuro di una strada da percorrere avventurosa, sognante, senz’altro edonistica e volta alla libertà creativa e “fisica”!

C’è qualche elemento che riguarda Rossini su cui hai posto l’accento nella tua storia?

Fin dal titolo “Scappa, Giaochino”! Volevo trasferire la frenesia e la voglia di fuga, leggendaria, del compositore: ho ben in mente Castellitto (nel celebre film “Rossini Rossini” di Monicelli) che fugge dai fan fuori dal teatro. Ho volutamente dimenticato l’altra faccia della medaglia, ovvero il ritiro dalle scene e le difficoltà psicologiche successive, e ho fotografato questo uomo in fuga, il “genio in fuga” come scrisse Baricco. Ma non è una fuga dettata dalla vigliaccheria, è piuttosto una fuga del pensiero, una fantasia incarnata in un uomo, e in questo caso in un bambino. Fuga dalle convenzioni musicali e linguistiche, dopo averle imparate, metabolizzate e anche dopo essersi resi schiavi di esse, un po’ come un criceto in una ruota, la prigione dorata delle convenzioni dell’opera settecentesca ormai implosa resa puro slancio comico. Come si vede non mi sono riferito al Rossini tragico.

Copertina Scappa Gioachino

Cosa vorresti che suscitasse in un giovane lettore questo tuo libro?

Sicuramente voglio divertire il lettore, portarlo ad immaginare, a confrontare il viaggio onirico di questo piccolo Rossini con i propri viaggi onirici e sicuramente a renderlo curioso nei suoi confronti, oltre che delle sue Opere citate nel corso della narrazione, oppure anche in modo più generico, nei confronti della musica e degli strumenti musicali.

Hai altri progetti per bambini-ragazzi?

Ho pronti alcuni inediti filastroccanti e non… e sto anche pensando ad un altro Gufo… ma che parli di un musicista rock…

C’è qualcosa che vorresti dire, sul libro o su di te, che non ti ho chiesto?

Non saprei… è veramente dura attualmente proporre musica e letteratura ma sono molto soddisfatto di quello che ho fatto e incrocio le dita per i molti progetti attuali a cui tengo, in particolare ad un romanzo terminato con passione e fatica che spero arrivi presto in libreria.

Grazie, Giovanni. Molti auguri per la tua musica e la tua scrittura.

Aggiungo il link al tuo interessante sito: Giovanni Peli.

 

 

 

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Almanacco: scrittrici e scrittori nati il 26 novembre

Frederik George Pohl Jr.

(1919 – 2013),  autore di fantascienza e curatore editoriale statunitense.

Di lui ho letto La porta dell’infinito.

Charles Monroe Schulz

(1922 – 2000), fumettista statunitense.

Il famoso padre delle splendide strisce dei Peanuts. Ne ho lette molte e le ho apprezzate tantissimo.

Barbara Garlaschelli

(1965), scrittrice italiana.
Di lei ho letto anni fa “Marta nelle onde”, un romanzo YA.

 

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FUORI DAL LIBRO capitolo III – Cappa e spada

Questo articolo esce contemporaneamente su quattro blog:

Queste pagineAnt SaccoChiacchiere e distintivo e Pagine sporche

(Per saperne di più) Il nostro esperimento di scrittura a più mani

(Link al Capitolo I)

(Link al capitolo II)

 

FUORI DAL LIBRO foto x cap 3

FUORI DAL LIBRO

Capitolo III– Cappa e spada

(Voce narrante) Iolanda, Martin, Antonio e il Professore si inoltrano nel parco, percorrendo un vialetto illuminato dalla luce della luna che filtra fra gli alberi. Camminano silenziosi e assorti nei propri pensieri.

(Martin, indicando avanti, sulla sinistra) Guardate, c’è qualcun altro. Laggiù oltre quel cespuglio.

(Iolanda) Non vedo nessuno, Martin, il cespuglio mi è nascosto dalle ombre che quel ramo di quercia antica fa calare davanti al mio viso. Forse devo venire più avanti. Aspettatemi, le caviglie mi fanno ancora male e le forze sono poche.

(Professore) Dove è finito? Sono convinto anch’io, come Martin, che ci fosse qualcuno… Antonio, tu l’hai visto?

(Martin) Ecco! C’è proprio qualcuno, e non una sola ombra ma diverse. Mi pare anche di sentire dei rumori. Rumori metallici…

(Voce narrante) Iolanda corre a nascondersi dietro un albero. Non sopporta l’eco di quel rumore di metallo.

(Iolanda) Martin, Professor Knowall, Antonio: vi prego salvatemi. Sono venuti a prendermi di nuovo. Avanzano. Sentite il rumore delle catene? Cercano me, lo so. Vi supplico, aiutatemi.

(Martin) Non posso crederci. Sono spade quelle che luccicano ai raggi di luna. E il rumore viene dal loro incrociarsi. Sarà meglio tornare indietro.

(Antonio) Eccomi Iolanda, dammi la mano, stiamo insieme agli altri, saremo più protetti se rimaniamo uniti.

(Professore) Giusto, giusto, consiglierei prudenza. Rimaniamo in disparte e aspettiamo l’evolversi della situazione. Vorrei capire che succede, le fronde ci impediscono una visione ottimale, ma… Perbacco! Martin, hai ragione, sono spadaccini, stiamo assistendo a un duello in piena regola!

(Voce narrante) Alla luce incerta della luna si distinguono alcune figure impegnate in un combattimento all’arma bianca, in mezzo agli alberi. La tenzone si risolve in fretta, i componenti della fazione sconfitta fuggono rifugiandosi nel folto del bosco, mentre i vincitori urlano contro di loro frasi di minaccia e scherno. Sul luogo del duello rimangono quattro uomini che, dopo aver rinfoderato le spade, si complimentano fra loro del successo ottenuto dandosi vigorose pacche sulle spalle. Nel buio si distinguono le silhouette dei loro corti mantelli e degli strani cappelli che indossano.

Martin e il Professore avanzano un po’, Antonio li segue, tiene per mano Iolanda che cerca di nascondersi dietro alle sue spalle.

La giovane donna appare ora in un atteggiamento insolito, a metà fra lo spavento e la curiosità.

Chi sono quegli uomini misteriosi?

(Professore, sottovoce) Ehm, che dite, ci facciamo vedere? Ora mi sembrano tranquilli, ma fino a un minuto fa combattevano con delle spade vere… D’altra parte, se ci vedono prima loro forse è peggio.

(Martin, incerto) Potrebbero essere attori… In tutti i casi sarà meglio parlare con loro, visto che non c’è modo di nasconderci. Mi sembra che siano voltati proprio da questa parte…

(Professore) E non spingere Martin! Va bene, ci parlo io.

(Voce narrante) I quattro uomini, nell’ombra, si mettono in guardia sentendo le voci. Uno di loro si fa avanti sguainando la spada. Ora la luna rivela il suo aspetto. È un uomo molto robusto con i capelli lunghi e una folta barba ben curata, indossa stivali alti e ha una croce ricamata sulla pettorina. Lo sconosciuto si rivolge al Professore.

(Sconosciuto 1) Poffarbacco! Chi va là? Fatevi avanti felloni!

(Professore, alzando le mani aperte per far vedere che non ha intenzioni bellicose) Calma, calma, signori! Non c’è bisogno di agitarsi, noi siamo qui solo di passaggio, abbiamo notato la vostra, ehm… discussione di poco fa. Stavamo solamente passeggiando in questo bosco in cerca della strada di casa. Ci stavamo chiedendo se voi potevate indicarci la via.

(Sconosciuto 2, più magro del compagno e anche più giovane) Dove sono le vostre spade? A quale guardia appartenete? Non ho mai visto divise come le vostre. (va verso Martin e il Professore, mentre Antonio continua a restare indietro con Iolanda)

(Martin) Non indossiamo divise e non abbiamo armi. Ci siamo solo persi. Sapete dove siamo?

(Voce narrante) Iolanda si stacca dalle spalle di Antonio, avanza con cautela. Si volta verso il Professore.

(Iolanda) Questi due sono anche diversi da voi. Non appartengono al vostro tempo, immagino.

(Sconosciuto 2) Una dama! (Si toglie il cappello piumato e si inchina rivolto verso Iolanda)

(Voce narrante) Di fronte a quel gesto, la giovane sorride, divertita ed incuriosita. I suoi affanni sembrano essere svaniti.

(Iolanda) Chi sei?

(Sconosciuto 2) Mademoiselle, il mio nome è D’Artagnan, moschettiere del Re. e Voi, come vi chiamate? (Poi si volta verso i compagni della giovane e, con tono ben diverso, le chiede) Siete forse in pericolo? Questi tali…

(Iolanda) Il mio nome è Iolanda. Vieni qui, avanza un po’, ti faccio conoscere i miei compagni. Li vedi quei due che ci camminano a fianco e quasi si spintonano? Si fanno chiamare scrittori. Uno è Martin e l’altro è il professor Knowall, che però dice di essere anche un pensatore. Questo amico vicino a me è Antonio: è lui che mi ha spezzato le catene, sai?

(D’Artagnan) Chi vi aveva imprigionata? Richelieu, il maledetto?

(Iolanda) Il maledetto? Chi è?

(Professore) Iolanda, sei un po’ troppo giovane per sapere chi è il Cardinale Richelieu… o forse dovrei dire: un po’ troppo “vecchia”? (Riflettendo a voce alta) Interessante paradosso, ci sarebbe da discuterne a lungo…

(Sconosciuto 1, affrontando con fare minaccioso il Professore) Quindi voi conoscete il perfido Cardinale! Se è vero che io mi chiamo Porthos, Barone du Vallon de Bracieux de Pierrefonds, voi avete tutta l’aria di essere una spia di quell’anima nera!

(Iolanda) Vecchia io?

(Professore, arretrando) Non lo conosco, diciamo che ne ho sentito parlare, ma non ho niente a che fare con lui. (Rivolto a Iolanda) Cara ragazza, non voglio dire che sei vecchia, anzi, sei molto giovane, quello che intendo è che tu non puoi conoscere persone che sono vissute molto dopo l’epoca da cui provieni. Come dicevo si tratta di un paradosso temporale, in questo luogo la linea del tempo come noi la conosciamo non sembra essere valida. Ci sei tu che vivi nel tardo medioevo, poi ci siamo noi tre, uomini del ventunesimo secolo, adesso sono apparsi questi signori che appartengono a un’altra epoca ancora, intermedia fra le nostre. Peraltro la loro effettiva esistenza non è del tutto certa, almeno come persone reali, dovrebbero essere solo dei personaggi di fantasia e…

(Porthos) Di cosa andate vaneggiando? Volete assaggiare il filo della mia spada per valutare se è reale o di fantasia?

(Voce narrante) Intervengono gli altri due sconosciuti, rimasti finora in disparte, per placare l’ira del loro focoso compagno.

(Sconosciuto 3) Lascia a riposo la tua lama, amico mio. Non vedi che quest’uomo è disarmato?

(Antonio) Siamo disarmati, confusi e bisognosi di aiuto, si dice che i Moschettieri siano generosi e dotati di grande senso dell’onore, forse potreste aiutare dei viandanti smarriti, stanchi e affamati?

(Sconosciuto 4) Parole sagge, signore, il combattimento di poc’anzi mi ha messo un certo appetito, e non disdegnerei neanche un boccale di birra fresca. Io sono Olivier de Bragelonne de la Fère, ma tutti mi conoscono come Athos. Voi a che casata appartenete?

(Antonio dopo un attimo di riflessione) Sono Antonio Scossa de Château Genzanò, umile vostro servitore, mastro ebanista e studioso.

(Professore, rivolgendosi allo sconosciuto 3) E quindi voi, tutto vestito di nero… lasciatemi indovinare, siete forse Aramis?

(Sconosciuto 3) René d’Aramis de Vannes, per la precisione. Vedo che la mia fama mi precede…

(Iolanda) Io…sono io, Iolanda. Non saprei cosa altro aggiungere. Lo stomaco brontola anche a me. Potrei cercare fra le erbe, magari trovo qualcosa di adatto per preparare una pozione di ristoro per le nostre forze. Capisco che a questa fame si debba rispondere con cibo robusto ma non so come rimediare. Martin, perché te ne stai in disparte? Tu hai fame?

(Martin) In questa situazione così strana non riesco a pensare al cibo. Vorrei capire dove siamo e perché. Il resto mi interessa poco.

(Porthos) Dove siamo? Dietro il Convento delle Carmelitane Scalze, perbacco.

(Athos) Porthos, temo che ti sbagli. Questo parco è simile, ma non è quello.

(Iolanda) Io invece ci penso alla fame. Sapete da quanto tempo è che sono a digiuno? A dire la verità, non ricordo neppure io quando è stata l’ultima volta che ho mangiato qualcosa. Quelli, prima di legarmi, non si sono preoccupati di darmi del cibo. Poi è arrivato il fuoco e non ho più pensato alla mia fame. Ora però mi sento più tranquilla e vorrei anche ritemprare le forze. Athos, Porthos: chi vi segue?

(Voce narrante) Altri quattro uomini si avvicinano, portando cesti e bagagli vari.

(Porthos) Mousqueton, eccoti qua! Muoviti, che mademoiselle Iolanda ha bisogno dei tuoi servigi, non dubito che riuscirai a mettere insieme qualcosa per rifocillare lei e i suoi compagni, oltre a noi quattro, dico bene Aramis? (Rivolto a Iolanda) è un briccone, come tutti i normanni, il mio Mousqueton, ma in fondo è un bravo ragazzo.

(Voce narrante) Athos fa un semplice gesto con la mano a uno dei nuovi arrivati, il quale, insieme agli altri tre, inizia a tirar fuori dai cesti diverse qualità di vettovaglie.

(Iolanda, agitando le braccia) Antonio, Antonio, vieni! Guarda. Ora sì che possiamo saziare la nostra fame. Porthos, ti rendo grazie. A te e ai tuoi amici.

(Voce narrante) Mentre la ragazza e i suoi compagni si avvicinano ai valletti e ai loro bagagli, accompagnati da Porthos e da D’Artagnan, gli altri due moschettieri restano in disparte, parlottando fra loro.

(Antonio) Mangiare non potrà che farci bene, niente unisce come consumare un pasto assieme, e magari ci renderemo conto se questo che ci appare come un sogno non sia invece una splendida avventura. Non so se vi rendete conto di come mi senta, stiamo per mangiare con i Moschettieri del Re!

(Voce narrante) In poco meno di cinque minuti, viene steso a terra un drappo bianco, simile ad un lenzuolo o ad una tovaglia. Su quella tavola estemporanea vengono appoggiati cibi succulenti, posizionati alla meglio su vassoi di fortuna, quali fogliame secco e pezzi di corteccia.

Antonio non crede ai suoi occhi: selvaggina alla griglia, pane integrale e frutta. Sì, anche mele e pere!

Iolanda sembra aver perso di nuovo la parola. È rimasta immobile davanti a tutta quella abbondanza.

Il Professor Knowall sorride sornione, in cuor suo è contento per quel cibo, ma cerca di non darlo a vedere: ha un ruolo da sostenere.

Martin pare quello più distaccato. Forse la sua smania di tornare alla vita normale gli ha fatto dimenticare persino la fame.

I valletti, intanto, invitano gli astanti a prendere posto intorno a quella mensa.

(Iolanda, rompendo all’improvviso ogni indugio) Amici, cosa aspettiamo?

(Voce narrante) Mentre gli altri fanno onore a quella mensa improvvisata Athos e Aramis, rimasti in disparte, richiamano i loro valletti personali che, dopo aver parlottato brevemente con i due moschettieri, si allontanano inoltrandosi nel folto del bosco.

Il professor Knowall ha notato questa manovra e raggiunge i due uomini.

(Professore) E voi signori, non avete fame? Dove sono andati i vostri servitori?

(Aramis) Questo posto non è sicuro. Sono quasi certo che non siamo più nei pressi di Chantilly, anche se il bosco è simile. Non capisco come siamo arrivati qui, ci eravamo appena riuniti, dopo avere viaggiato ognuno per conto proprio da Parigi, quando improvvisamente è calata una spessa nebbia, appena si è dissolta siamo stati attaccati dalle guardie di Rochefort, lo sgherro del Cardinale, ma siamo riusciti a batterli e sono fuggiti. Abbiamo mandato Grimaud e Bazin, i nostri valletti, sulle loro tracce, temo che stiano preparando una controffensiva.

(Athos) Io non credo che avranno voglia di farsi vivi tanto presto, hanno assaggiato il filo delle nostre lame e correranno con la coda tra le gambe per un bel pezzo prima di pensare a rifarsi.

(Porthos) Athos, Aramis! Cosa fate ancora là? Venite a mangiare insieme a noi e a questi nuovi amici. (Poi, rivolto a Iolanda e agli altri) Perché indossate abiti così strani? E portate capelli così corti?

(Iolanda) Avevo lunghi capelli biondi. Mi piaceva lisciarli alla sera, prima di stendermi sul giaciglio. Erano davvero belli, sapete? Poi…(la ragazza si piega su stessa, intonando un pianto senza consolazione).

(D’Artagnan, premuroso) Mademoiselle, non piangete. Chiunque siano i vostri nemici dovranno vedersela con me e i miei compagni. E sono davvero in pochi coloro che possono raccontare di aver duellato con noi…

(Antonio) La nostra amica ha sofferto molto a causa di ecclesiastici tutt’altro che animati da spirito cristiano. Veniamo da posti molto lontani tra loro e ci siamo incontrati per caso, o forse per destino. Ora non abbiamo una meta precisa, volevamo uscire da questo bosco.

(Martin) Dunque, se ho ben capito, nemmeno voi sapete dove siamo… (poi più piano, rivolto solo al Professor Knowall) Non riesco a capire come possiamo trovarci veramente davanti ai moschettieri. Credevo… (Si interrompe e scuote il capo). Niente.

(Professore) Martin, capisco le tue perplessità ma, in fondo, non abbiamo già accettato la presenza fra di noi di una ragazza che viene dal medioevo? Non vedo che differenza possano fare quattro guardie del Re di Francia. Anche se, in effetti, loro sono dei personaggi partoriti dalla fantasia di uno scrittore, o forse i moschettieri sono esistiti veramente e questi sono i soldati a cui Dumas si è ispirato… Con questo non voglio dire che la situazione non sia strana comunque, tutt’altro.

(Porthos, addentando una coscia di pernice) Messere Knowall, voi siete un uomo di lettere, vero? È per questo che parlate in maniera così strana? Venite qua, prendete un boccale di questo ottimo borgogna, magari vi schiarirà le idee. Dal nome mi sembrate inglese, non credo che nella vostra isola nebbiosa si trovi facilmente un nettare così prelibato.

(Professore, sorridendo) In realtà sono nato in Nuova Zelanda, una terra che nella vostra epoca non è ancora stata… ehm, lasciamo perdere. Certo, signor Porthos, assaggio volentieri un po’ di vino.

(Iolanda) No, no, non piango più. Questo cibo è molto buono e voi siete tutte brave persone. Certo, non capisco niente di quello che dite ma non mi importa. Non so quali domande vi assillano e non comprendo perché volete andare via da qui. Io sto così bene!

(Martin) Non ti preoccupare, dubito che riusciremo ad andare via da qui.

(Professore, rivolto a D’Artagnan) Messere, se non sono troppo indiscreto, posso chiedervi per quale motivo le guardie del Cardinale vi stanno dando la caccia?

(D’Ardagnan, sulla difensiva) Signor Knowall, la nostra missione è segreta. Posso solo dirvi che ne va dell’onore della Regina di Francia. Vi prego di non chiedermi altro.

(Professore) Non insisto, perdonate la mia curiosità.

(Voce narrante) Il gruppo riprende a mangiare e a bere, accantonando per un poco gli interrogativi e le ipotesi. Mentre il Professore propone un brindisi per festeggiare l’incontro e la merenda consumata insieme, una figura sbuca in lontananza e si avvicina correndo.

(D’artagnan) Athos, guardate, Grimaud.

(Aramis) Deve avere notizie sugli sgherri del cardinale.

(Voce narrante) Intanto il servitore ha raggiunto i commensali e riprende fiato.

(Athos) Allora, Grimaud, cosa ci dite?

(Grimaud) Le guardie hanno incontrato un altro drappello e stanno tornando verso questo bosco.

(Aramis) E Bazin?

(Grimaud) È rimasto indietro per controllare i movimenti delle guardie.

(Athos) Quanto sono lontane?

(Grimaud) Pochi minuti.

(Voce narrante) Il professore, Martin e Antonio si scambiano uno sguardo preoccupato. Iolanda li osserva, allarmata, anche se non le è ben chiaro cosa deve temere.

(Iolanda) Professore, Martin, Antonio: ditemi, siamo forse in pericolo?

(Professore) Cara Iolanda, credo che sia arrivato per noi il momento di allontanarci. Questi signori sono uomini d’arme, penso che non sia il caso di trovarci coinvolti in una lotta, siamo disarmati e inesperti, non saremmo di nessun aiuto, anzi, potremmo rappresentare un intralcio per i valorosi moschettieri.

(Iolanda) Mi dispiace, stavo bene in loro compagnia. Abbiamo pure rifocillato lo stomaco. E, ditemi, amici, dove ci dirigeremo?

(Antonio) Be’ visto che le guardie del Cardinale stanno arrivando da quella parte, direi di svignarcela in direzione contraria.

(Athos) Avete ragione, dovete mettervi al sicuro e portare lontano mademoiselle Iolanda. Forse due dei nostri valletti potrebbero accompagnarvi.

(Bazin, sbucando di corsa dalla boscaglia) Padron Aramis! Rochefort e le sue guardie stanno arrivando!

(Aramis, sguainando la spada) Troveranno pane per i loro denti! Presto, Martin, Antonio, Professore, mettete in salvo la donzella, allontanatevi da qui, se volete che Mosqueton o un altro dei nostri servitori vi accompagni per proteggervi…

(Professore) No, grazie, nobili signori, voi avete un compito importante da compiere, avrete bisogno di tutto il supporto che i vostri aiutanti potranno darvi. Ce la caveremo da soli. Noi non abbiamo niente da temere da quei soldati, se non ci troveranno qui non sapranno neanche della nostra esistenza. È stato un onore e un piacere incontrarvi, vi siamo debitori, ma non sapremmo come aiutarvi, è meglio se ce ne andiamo.

(Porthos) E allora fuggite. Moschettieri del Re! Tutti per uno…

(Gli altri moschettieri, in coro, incrociando le spade) …e uno per tutti!

(Voce narrante) Il Professore, Martin, Iolanda e Antonio cominciano ad allontanarsi, quest’ultimo, però, fatti pochi passi si volta e grida all’indirizzo dei moschettieri.

(Antonio) Amici, ricordate, non fidatevi delle belle ragazze bionde!

(Professore) In effetti, se non ricordo male, nel libro Athos dice più o meno: “Mio caro, io diffido delle donne; che volete, ho le mie buone ragioni, specialmente delle donne bionde. Perché Milady è bionda, così mi avete detto?” E visto che un tempo lei era stata sua moglie ha tutte le ragioni di…

(Martin) Cosa glielo dici a fare? Non credo si possa cambiare la loro storia.

(Iolanda) Storia? Di cosa parlate? Martin, Professore: conoscevate già queste persone?

(Martin) Non esattamente. Nel senso che non si può parlare proprio di conoscenza. Ad ogni modo credo che sarebbe meglio rimandare il discorso a quando saremo più lontani e intanto allungare il passo.

(Iolanda) Mi dispiace lasciare quelle persone ma mi rimetto alla vostra volontà, amici. Siete voi quelli che ho deciso di seguire e con voi voglio venire.

(Antonio) Andiamo, sono certo che se la caveranno benissimo da soli. Sono Moschettieri del Re signori miei, Moschettieri del Re!

(Voce narrante) Detto questo Antonio senza altro indugio riprende il cammino. Iolanda lo segue prima titubante, per poi accelerare il passo mentre dietro di lei si accodano Martin e il Professore, che camminando continuano a voce bassa la discussione. Nel frattempo comincia a calare nuovamente la nebbia…

(continua nel capitolo IV)

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Almanacco: scrittori nati il 25 novembre

Antonio Ghislanzoni

(1824 – 1893), librettista, poeta e scrittore italiano.
Autore di molti libretti di opere liriche, tra cui “Aida” di Giuseppe Verdi.
Di lui ho letto di recente “Abrakadabra, storia dell’avvenire“, un romanzo di fantascienza su cui volevo scrivere un post che, però, ancora non ho scritto.

W. R. Burnett

(1899 – 1982), scrittore statunitense.
Di lui ho letto una ventina di anni fa “Giungla di asfalto“.

 

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Almanacco: scrittrici e scrittori nati il 24 novembre

Laurence Sterne

(1713 – 1768), scrittore britannico.
Ricordi di scuola, letteratura inglese al liceo: “Pamela“.

Carlo Collodi

(1826 – 1890), scrittore italiano.
Collodi uguale Pinocchio“, naturalmente affermare questo è riduttivo, Collodi non è solo Pinocchio. Ad ogni modo io di suo ho letto solo questo libro. Riporto qui sotto il famoso e indimenticabile incipit, nel quale si capisce come per scrivere una bella storia, una storia intrigante, non siano necessarie per forza re e principi ma basta un semplice e – apparentemente – umile pezzo di legno. Quello che conta è la bravura di chi tiene la penna in mano o, ai giorni nostri, di chi digita lettere e parole e frasi sulla tastiera.

C’era una volta…
Un re!” diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno.
Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che d’inverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze.

Frances Hodgson Burnett

(1849 – 1924), scrittrice inglese.
Di lei ho letto (penso in edizione ridotta, ma non so) tanti anni fa “Il piccolo lord“.

Mino Maccari

(1898 – 1989), scrittore e pittore italiano.
(Notare le cifre degli anni di nascita e morte, a parte quella delle migliaia le altre sono invertite).
Non ho letto niente di suo, ma apprezzo i suoi quadri, almeno alcuni.

Arturo Pérez-Reverte

(1951), scrittore spagnolo.
Di lui ho letto di recente “Il pittore di battaglie“, attratta dal titolo e poi anche dalla quarta di copertina.
È una storia dura, di un fotoreporter di guerra, Falques, che si ritira a vivere da solo in una torre su un’isola e lì dipinge un grande murale con battaglie. L’uomo è malato e per quietare il dolore prende giornalmente delle pillole. Viene raggiunto da un croato, Markovic, che, a causa di una foto che Falques gli aveva fatto durante la guerra, è stato preso prigioniero, torturato e ha avuto moglie e figlia seviziate e uccise. Markovic è lì per vendicarsi e uccidere il reporter, ma prima i due si incontrano più volte e parlano. La pittura del murales e i colloqui con Markovic sono una via tramite la quale Falques rivive la sua vita, il rapporto con Olvido, la donna che ha amato. La fine, che non svelo, è assolutamente in tono con tutta la storia.

Sui romanzi di Reverte anche i seguenti post: Il club Dumas e Due uomini buoni.