Almanacco: scrittori nati il 31 dicembre

Giovanni Pascoli

(1855 – 1912), poeta italiano.
Ricordi di scuola, non è mai stato uno dei miei poeti preferiti anche se mi è sempre piaciuto il triste parallelo fra la rondine uccisa mentre ritornava al nido con l’assassinio del padre.


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Diminuito il trend di incremento mensile nel numero degli ebook pubblicati (al 30 dicembre 2014)

Dal confronto del numero degli ebook in vendita sullo store amazon.it fra il 30 novembre e il 30 dicembre 2014 si rileva che il numero degli ebook in lingua italiana è aumentato ancora, ma di una percentuale minore rispetto al mese precedente, probabilmente anche a causa del periodo festivo (penso che le uscite “natalizie” siano state concentrate in novembre).

Gli ebook classificati come “Fumetti e manga” fanno riscontrare l’incremento maggiore, seguiti dai “Dizionari e opere di consultazione” e dai “Rosa”.


confronto numeri ebook dic-nov 2014

 

Almanacco: scrittrici e scrittori nati il 30 dicembre

Rudyard Kipling

(1865 – 1936), scrittore britannico.
Di lui ho letto “I libri della giungla” e da bambina una riduzione di “Kim”. Famosa e bella la sua poesia “If”, che riporto qui sotto.

IF

If you can keep your head when all about you
Are losing theirs and blaming it on you;
If you can trust yourself when all men doubt you,
But make allowance for their doubting too:
If you can wait and not be tired by waiting,
Or being lied about, don’t deal in lies,
Or being hated, don’t give way to hating,
And yet don’t look too good, nor talk too wise;

If you can dream—and not make dreams your master;
If you can think—and not make thoughts your aim,
If you can meet with Triumph and Disaster
And treat those two impostors just the same:
If you can bear to hear the truth you’ve spoken
Twisted by knaves to make a trap for fools,
Or watch the things you gave your life to, broken,
And stoop and build ‘em up with worn-out tools;

If you can make one heap of all your winnings
And risk it on one turn of pitch-and-toss,
And lose, and start again at your beginnings
And never breathe a word about your loss:
If you can force your heart and nerve and sinew
To serve your turn long after they are gone,
And so hold on when there is nothing in you
Except the Will which says to them: “Hold on!”

If you can talk with crowds and keep your virtue,
Or walk with Kings—nor lose the common touch,
If neither foes nor loving friends can hurt you,
If all men count with you, but none too much:
If you can fill the unforgiving minute
With sixty seconds’ worth of distance run,
Yours is the Earth and everything that’s in it,
And—which is more—you’ll be a Man, my son!

 

SE

Se saprai mantenere la testa quando tutti intorno a te
la perdono, e te ne fanno colpa.
Se saprai avere fiducia in te stesso quando tutti ne dubitano,
tenendo però considerazione anche del loro dubbio.
Se saprai aspettare senza stancarti di aspettare,
O essendo calunniato, non rispondere con calunnia,
O essendo odiato, non dare spazio all’odio,
Senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo saggio;

Se saprai sognare, senza fare del sogno il tuo padrone;
Se saprai pensare, senza fare del pensiero il tuo scopo,
Se saprai confrontarti con Trionfo e Rovina
E trattare allo stesso modo questi due impostori.
Se riuscirai a sopportare di sentire le verità che hai detto
Distorte dai furfanti per abbindolare gli sciocchi,
O a guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
E piegarti a ricostruirle con i tuoi logori arnesi.

Se saprai fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
E rischiarlo in un unico lancio a testa e croce,
E perdere, e ricominciare di nuovo dal principio
senza mai far parola della tua perdita.
Se saprai serrare il tuo cuore, tendini e nervi
nel servire il tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tenere duro quando in te non c’è più nulla
Se non la Volontà che dice loro: “Tenete duro!”

Se saprai parlare alle folle senza perdere la tua virtù,
O passeggiare con i Re, rimanendo te stesso,
Se né i nemici né gli amici più cari potranno ferirti,
Se per te ogni persona conterà, ma nessuno troppo.
Se saprai riempire ogni inesorabile minuto
Dando valore ad ognuno dei sessanta secondi,
Tua sarà la Terra e tutto ciò che è in essa,
E — quel che più conta — sarai un Uomo, figlio mio!

 

Patti Smith

(1946), cantante e poetessa statunitense.
Di lei ho letto qualche poesia.

Paul Bowles

(1910 – 1999), scrittore statunitense.
Di lui ho letto “Il tè nel deserto”. Affascinante e intrigante.

Gavino Ledda

(1938), scrittore italiano.
Di lui ho letto anni fa “Padre padrone”. Non è un genere con cui ho feeling.


Progetti #1 – un romanzo

A breve, spero, pubblicherò un nuovo romanzo in formato ebook Kindle, il cui titolo dovrebbe essere “La grande menzogna” (ma potrebbe diventare “La più grande menzogna”).

Al momento l’ho affidato ad alcuni beta reader, per avere un riscontro pre-pubblicazione. È una cosa che non ho fatto per nessuno degli altri ebook e quindi rappresenta per me una nuova esperienza.

Non so come mi comporterò se le critiche di questi lettori saranno tali da farmi mettere in dubbio l’opportunità di pubblicare il romanzo. Spero che questo non accada, ovviamente, ma la possibilità esiste. In questo momento però non ci voglio pensare, avrò tempo e modo di farlo se sarà il caso.

Anche in questo romanzo si parla di scrittori, ma il tono non è ironico come ne “Il prossimo best seller”. La vicenda è una sorta di giallo psicologico, anche se non si tratta neanche stavolta di un vero e proprio giallo. È una storia, anzi l’intreccio di due storie, che in certo senso vanno a sovrapporsi.

Trascrivo alcuni dei pensieri espressi da uno dei protagonisti sulla scrittura, perché somigliano molto ai miei.

I personaggi e le loro vicende mi premono dentro, se non li libero mi sento sul punto di scoppiare. Resisto finché posso, ma alla fine vincono loro. Mi chiedo se sono fantasmi che vagano per l’etere alla ricerca di qualcuno che dia loro una sorta di corpo e di vita.

Dapprima è un caos, un alternarsi di buio e luce, un confondersi di immagini e di sensazioni. Poi, lentamente, linee disordinate e disperse si uniscono, un po’ per volta, e si formano figure sempre più distinte, con una loro volontà e vicende loro da raccontare. Allora scrivo. Forse, fra un po’, questi giorni saranno sufficientemente lontani nel tempo e diverranno altro, concime necessario per un nuovo raccolto. Il mio passato, quel che avviene intorno a me e nel mondo si depositano a strati nel mio inconscio, e, lì, nutrono fantasmi.

Niente di quello di cui scrivo esiste. Ma è poi così sicuro che la realtà sia proprio quella che consideriamo tale? E i mondi creati nella fantasia cosa sono? Sono davvero senza consistenza oppure hanno la realtà che scegliamo di dare loro? A volte penso che i miei romanzi trattino di persone vere, che io non conosco, ma che in qualche modo comunicano con me e mi raccontano le loro vicende, così che io le possa mettere su carta.

Tutti i miei personaggi inseguono se stessi, in un modo o nell’altro. Si scrive sempre la stessa storia, qualcuno l’ha detto. Magari a pezzi, di certo cambiando gli attori e, solo apparentemente, le scene: da ciascuno di noi non può venire fuori altro che quello che ha dentro, è inevitabile.


Il prossimo best seller – la nuova cover

Di nuovo due righe su questo mio romanzo breve (o racconto lungo se vi piace di più), dal tono ironico (molto) e giallo (un po’), in occasione della nuova copertina dell’ebook, disegnata da Manuela Paric, che ringrazio molto.

Il prossimo best seller - cover

Il prossimo best seller” racconta le avventure di Martin, uno scrittore che trova l’ispirazione per i suoi libri negli oggetti contenuti in una valigia. Peccato che l’oggetto che lo “chiama” questa volta lo farà finire in un sacco di guai…

La vicenda di Martin consente di dare uno sguardo ironico alla scrittura e all’aspirazione al successo ma penso che possa offrire anche lo spunti per riflettere, volendo, sui vari temi trattati.

 

Spiaggia, un racconto

mare

Il mare arruffato dal vento proponeva sfrontato la sua bellezza, ma la sabbia che si alzava con le folate più energiche smorzava col suo fastidio la poesia che pervadeva lo spettacolo delle onde.

D’altro canto quello stesso vento che rendeva difficoltoso restare distesi al sole di mezzogiorno aveva avuto il merito di indurre molti bagnanti a disertare la spiaggia, che così era rimasta appannaggio di pochi intrepidi, la maggior parte dei quali stava sdraiata sugli asciugamani, allo scopo di minimizzare il disagio.

Non si sentivano rumori né grida, si poteva udire solo la voce prepotente del mare, che a Tommaso pareva di gran lunga preferibile non solo alla confusione ordinaria della spiaggia, ma anche allo stesso silenzio. Quando il suo amico era rientrato alla pensione e l’aveva esortato a seguire il suo esempio, lui aveva preferito restare lì, a godere di quell’atmosfera inconsueta per le sue abitudini di cittadino e provava un profondo piacere nel rude tocco del vento e nel salmastro del mare, li avvertiva come espressione della natura di cui, in quel momento e in quelle condizioni, si sentiva partecipe.

La solitudine aveva ampliato la realtà di quella sorta di incantesimo, che lui era ben intenzionato a non rompere. Si era anzi lasciato convincere dal richiamo delle onde e circuire dagli spruzzi di quelle che venivano a infrangersi presso la riva: sfruttando la sua abilità di nuotatore, aveva assecondato i movimenti dell’acqua, rotolando nei cavalloni e facendosi portare da essi. Dopo avere abbondantemente giocato con quella compagna forte e imprevedibile ma pure dolce e consolante, si era nuovamente disteso sulla spugna colorata, proteggendosi il viso bagnato con le braccia.

Quando il vento concesse un po’ di tregua, Tommaso alzò lo sguardo, soffermandolo sulla figura a lui più vicina: una donna che, anche prima quando era insieme all’amico, aveva attirato la parte della sua attenzione non già dedicata al mare.

Lei pure, prima di lui, aveva fatto il bagno, e, in quell’occasione Tommaso aveva potuto ammirare il suo corpo ben fatto, quantunque non più molto giovane: sembrava essere sulla quarantina, il doppio dei suoi anni appena compiuti e poco meno dell’età di sua madre. Gli restava difficile, però, confrontarla con sua madre, che per lui era bella e non aveva età, era sempre come quella fra le cui braccia si rifugiava da bambino. Forse le madri sono destinate a invecchiare tutto d’un colpo, nel momento in cui la realtà di una malattia o di un impedimento annullano l’inconscia illusione che saranno sempre, al bisogno, al capezzale del tuo letto.

Abbandonata quella sorta di fuggevole paragone tornò a concentrarsi sulla vicina e, non potendo fare altro, si mise a studiarne il costume, un bikini di cui lei indossava solo la parte inferiore: era nero con dei disegni minuti che dalla sua posizione non riusciva a identificare benché ci si impegnasse; gli pareva quasi che se li avesse distinti avrebbero potuto fornirgli informazioni su di lei ma i suoi sforzi non colsero il successo sperato e così si dedicò ad altri particolari. La borsa che la donna teneva vicino al capo era una capace sporta da mare, in paglia grezza, con decorazioni colorate intorno al bordo e manici lunghi, ricadenti, di quelli da portare a tracolla; era lì dentro che lei aveva appoggiato gli occhiali da sole per fare il bagno, e da lì sporgeva l’angolo di una rivista, ma anche questo non era un indizio qualificante, perché non se ne leggeva il titolo né si indovinava il genere, essendo visibile solo una foto pubblicitaria.

Come lui era distesa prona e immobile su un asciugamano dai colori scuri; la sua pelle era abbronzata e i capelli bagnati erano piuttosto corti e scuri.

In fondo, rifletté Tommaso, non era affatto necessario capire chi fosse e come fosse: quello che contava era la sensazione che lui provava per quella presenza, il piacere di sfiorarle il corpo con lo sguardo, l’abbandonarsi a quella sorta di attrazione visiva che fra gli ingredienti comprendeva senz’altro anche un pizzico di sensualità, ma non più di tanto.

Chissà se lei avvertiva il lieve peso del suo interesse: il ragazzo da un lato lo sperava, come se ciò potesse instaurare un fragile legame fra loro, d’altro canto per lo stesso motivo lo temeva, perché così avrebbe perduto l’esclusività di quella sensazione e questo ne avrebbe diminuito il fascino. Preferiva lasciare che i sogni e le immagini le volteggiassero intorno, mentre si vedeva conversare con lei nella fantasia o fare insieme un altro bagno o incamminarsi verso una meta vaga e imprecisata.

Un paio di volte i loro sguardi si incrociarono e lui diresse il suo altrove fingendo indifferenza, ma dall’espressione della sua occasionale compagna ebbe il sospetto che a lei non fosse sfuggita l’insistenza con cui lui l’aveva osservata, in particolare nell’ultima mezz’ora.

Decise allora che sarebbe rimasto sulla spiaggia finché lo avesse fatto lei, per seguirla quando se ne fosse andata. Forse avrebbe potuto dirle qualcosa di banale sul tempo, recriminare sul vento inospitale.

Chiuse gli occhi per difenderli da un ennesimo turbine di sabbia, e nel riaprirli vide che la donna si era alzata e stava ripiegando l’asciugamano. Mentre lo riponeva nella borsa da questa scivolò fuori la rivista, che fu subito preda di una raffica dispettosa. Tommaso si precipitò a raccoglierla e la porse alla donna che lo ringraziò con un sorriso e si allontanò tenendola in mano.

Il ragazzo, dopo un attimo di esitazione, tornò a distendersi sulla sabbia e si accorse che, pur tenendola in mano, non aveva guardato che rivista fosse.

 

Almanacco: scrittori nati il 26 dicembre

Thomas Gray

(1716 – 1771), poeta iglese.
Ricordi di scuola.

Henry Miller

(1891 – 1980), scrittore statunitense.
Di lui ho letto parecchi anni fa sia “Tropico del Cancro” che “Tropico del Capricorno”. Per quel che ricordo mi erano piaciuti abbastanza, ma non ricordo quasi nulla.