Clifford D. Simak – City

Clifford Donal Simak è nato il 3 agosto1904 ed è morto il 25 aprile 1988. È considerato uno dei grandi scrittori di fantascienza e ha ottenuto molti prestigiosi premi.

Forse è solo il fatto che non sia un’esperta di Fantascienza e abbia letto pochi testi di questo genere (anche se quelli che ho letto sono tutti di grandi autori) a farmi ritenere che i romanzi di Simak siano intrisi di spunti filosofici e sociologici, però trovo che nei suoi scritti vi siano molte riflessioni, molti tentativi di immaginare futuri possibili, soluzioni ai problemi che affliggono l’umanità, problemi che sono per lo più insiti nella costituzione stessa dell’animo umano e quindi in buona misura irrisolvibili.

CITY copertina

Al momento ho letto altri due soli romanzi di Simak e fra i tratti comuni a tutti e tre vi è il viaggio nel tempo, interpretato da questo scrittore in un modo molto particolare: invece di muoversi lungo l’asse del tempo i suoi personaggi passano da un mondo all’altro, e questi mondi sono sempre lo stesso in istanti di tempo diversi. Quindi vi sono infiniti mondi, uno di seguito all’altro, sostanzialmente uguali fra loro ma nello stesso tempo diversi, su cui gli uomini o gli esseri viventi in generale possono tentare una nuova civiltà dopo che quella conclusasi con il capitalismo è fallita ne “L’anello intorno al Sole” o quando la Terra diventa sovrappopolata, dopo che l’uccisione degli esseri viventi (del mondo animale) è stata completamente bandita, come in “City”.

Ecco come Simak stesso li descrive, nel racconto Esopo: “Un mondo e poi un altro, come una lunga catena. Un mondo dietro l’altro, una processione di mondi che camminavano tutti sulle orme del precedente, e andavano sempre avanti. Un domani di un mondo era l’oggi di un altro mondo. E ieri era domani e domani era il passato.”

Il romanzo è composto come una raccolta di leggende che la razza di esseri viventi che hanno sostituito, in modo pacifico, l’umanità, ovvero i Cani, si tramanda e che studia e analizza, cercando fra l’altro di capire, e sostanzialmente dubitandone, se gli uomini di cui le storie parlano siano esistiti davvero. Le leggende narrano di come l’umanità sia sparita dalla Terra e di come i robot, a suo tempo costruiti dagli umani, abbiano imparato a costruirsi e a migliorare e siano diventati di supporto ai Cani per tutte le attività che questi, non avendo ad esempio le mani, non sono in grado di svolgere. Un robot in particolare, Jenkins, è presente in tutti i racconti ed è in pratica il portatore di umanità, con i suoi ricordi, la sua malinconia, i suoi timori. Nella sua vita lunga secoli e secoli assiste ai mutamenti, all’evoluzione della nuova razza che riesce a portare la non violenza sulla Terra.

City” è un romanzo molto poetico e decisamente utopistico, intriso di malinconia, forse dovuta al fatto che, appunto, i fatti narrati possono essere solo parte di una speranza e sono ben lontani dal potersi verificare nella realtà, per come è l’essere umano.

Nel profilo in calce al romanzo sono riportate a questo proposito delle parole dello stesso Simak, che mi pare molto significativo citare (e che ho letto dopo aver scritto le mie riflessioni di cui sopra).

Il ciclo è stato scritto per reazione alle uccisioni di massa, e come una protesta contro la guerra. Ed è stato scritto che sotto la spinta di un desiderio che la mia mente avrebbe voluto vedere realizzato. Questo desiderio era la creazione di quel mondo che, in cuor mio, sentivo che avrebbe dovuto esistere. City è colmo di quella dolcezza, di quell’amore, di quel coraggio che, secondo me, dovrebbero esistere nel mondo… perché si tratta delle cose delle quali il mondo ha spaventosamente bisogno. City è anche un’opera nostalgica, perché io stesso ero nostalgico in quel mondo che non sarebbe mai più tornato… quel mondo che era stato spazzato via nel giorno in cui un uomo con un ombrello aveva fatto ritorno a Londra, per annunciare al popolo che ci sarebbero stati mille anni di pace. Io ho fatto dei cani e dei robot il genere di persone con cui mi sarebbe piaciuto vivere. Ed è questo il punto: il fatto che io abbia dovuto fare dei cani e dei robot, perché la gente, quella che io conosco, quella che vive nel mondo, è terribilmente diversa.”

Questi sono i racconti, riportati con il titolo originale, quello italiano e l’anno di pubblicazione in USA.

City, maggio 1944 – La città
Huddling Place, luglio 1944 – Il formicaio
Census, settembre 1944 – Censimento
Desertion, novembre 1944 – Diserzione
Paradise, giugno 1946 – Paradiso
Hobbies, novembre 1946 – Passatempi
Aesop, dicembre 1947 – Esopo
Trouble with Ants, gennaio 1951, titolo poi cambiato in The simple Way, – Il modo semplice
Epilog, 1972 – Epilogo

Il testo che ho letto è:City”, traduzione di Ugo Malaguti, I Classici della Fantascienza 3, Libra Editrice, 1976 e i dati sui vari racconti sono quelli riportati nel “Profilo di Clifford Simak” di Ugo Malaguti, in calce al romanzo.

 

Annunci

3 pensieri su “Clifford D. Simak – City

  1. Pingback: 2014: i libri ed ebook che mi sono piaciuti di più | Antonella Sacco
  2. Pingback: Clifford D. Simak – La casa dalle finestre nere | Antonella Sacco
  3. Pingback: Empire – Clifford Donald Simak | Antonella Sacco

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...