Spiaggia, un racconto

mare

Il mare arruffato dal vento proponeva sfrontato la sua bellezza, ma la sabbia che si alzava con le folate più energiche smorzava col suo fastidio la poesia che pervadeva lo spettacolo delle onde.

D’altro canto quello stesso vento che rendeva difficoltoso restare distesi al sole di mezzogiorno aveva avuto il merito di indurre molti bagnanti a disertare la spiaggia, che così era rimasta appannaggio di pochi intrepidi, la maggior parte dei quali stava sdraiata sugli asciugamani, allo scopo di minimizzare il disagio.

Non si sentivano rumori né grida, si poteva udire solo la voce prepotente del mare, che a Tommaso pareva di gran lunga preferibile non solo alla confusione ordinaria della spiaggia, ma anche allo stesso silenzio. Quando il suo amico era rientrato alla pensione e l’aveva esortato a seguire il suo esempio, lui aveva preferito restare lì, a godere di quell’atmosfera inconsueta per le sue abitudini di cittadino e provava un profondo piacere nel rude tocco del vento e nel salmastro del mare, li avvertiva come espressione della natura di cui, in quel momento e in quelle condizioni, si sentiva partecipe.

La solitudine aveva ampliato la realtà di quella sorta di incantesimo, che lui era ben intenzionato a non rompere. Si era anzi lasciato convincere dal richiamo delle onde e circuire dagli spruzzi di quelle che venivano a infrangersi presso la riva: sfruttando la sua abilità di nuotatore, aveva assecondato i movimenti dell’acqua, rotolando nei cavalloni e facendosi portare da essi. Dopo avere abbondantemente giocato con quella compagna forte e imprevedibile ma pure dolce e consolante, si era nuovamente disteso sulla spugna colorata, proteggendosi il viso bagnato con le braccia.

Quando il vento concesse un po’ di tregua, Tommaso alzò lo sguardo, soffermandolo sulla figura a lui più vicina: una donna che, anche prima quando era insieme all’amico, aveva attirato la parte della sua attenzione non già dedicata al mare.

Lei pure, prima di lui, aveva fatto il bagno, e, in quell’occasione Tommaso aveva potuto ammirare il suo corpo ben fatto, quantunque non più molto giovane: sembrava essere sulla quarantina, il doppio dei suoi anni appena compiuti e poco meno dell’età di sua madre. Gli restava difficile, però, confrontarla con sua madre, che per lui era bella e non aveva età, era sempre come quella fra le cui braccia si rifugiava da bambino. Forse le madri sono destinate a invecchiare tutto d’un colpo, nel momento in cui la realtà di una malattia o di un impedimento annullano l’inconscia illusione che saranno sempre, al bisogno, al capezzale del tuo letto.

Abbandonata quella sorta di fuggevole paragone tornò a concentrarsi sulla vicina e, non potendo fare altro, si mise a studiarne il costume, un bikini di cui lei indossava solo la parte inferiore: era nero con dei disegni minuti che dalla sua posizione non riusciva a identificare benché ci si impegnasse; gli pareva quasi che se li avesse distinti avrebbero potuto fornirgli informazioni su di lei ma i suoi sforzi non colsero il successo sperato e così si dedicò ad altri particolari. La borsa che la donna teneva vicino al capo era una capace sporta da mare, in paglia grezza, con decorazioni colorate intorno al bordo e manici lunghi, ricadenti, di quelli da portare a tracolla; era lì dentro che lei aveva appoggiato gli occhiali da sole per fare il bagno, e da lì sporgeva l’angolo di una rivista, ma anche questo non era un indizio qualificante, perché non se ne leggeva il titolo né si indovinava il genere, essendo visibile solo una foto pubblicitaria.

Come lui era distesa prona e immobile su un asciugamano dai colori scuri; la sua pelle era abbronzata e i capelli bagnati erano piuttosto corti e scuri.

In fondo, rifletté Tommaso, non era affatto necessario capire chi fosse e come fosse: quello che contava era la sensazione che lui provava per quella presenza, il piacere di sfiorarle il corpo con lo sguardo, l’abbandonarsi a quella sorta di attrazione visiva che fra gli ingredienti comprendeva senz’altro anche un pizzico di sensualità, ma non più di tanto.

Chissà se lei avvertiva il lieve peso del suo interesse: il ragazzo da un lato lo sperava, come se ciò potesse instaurare un fragile legame fra loro, d’altro canto per lo stesso motivo lo temeva, perché così avrebbe perduto l’esclusività di quella sensazione e questo ne avrebbe diminuito il fascino. Preferiva lasciare che i sogni e le immagini le volteggiassero intorno, mentre si vedeva conversare con lei nella fantasia o fare insieme un altro bagno o incamminarsi verso una meta vaga e imprecisata.

Un paio di volte i loro sguardi si incrociarono e lui diresse il suo altrove fingendo indifferenza, ma dall’espressione della sua occasionale compagna ebbe il sospetto che a lei non fosse sfuggita l’insistenza con cui lui l’aveva osservata, in particolare nell’ultima mezz’ora.

Decise allora che sarebbe rimasto sulla spiaggia finché lo avesse fatto lei, per seguirla quando se ne fosse andata. Forse avrebbe potuto dirle qualcosa di banale sul tempo, recriminare sul vento inospitale.

Chiuse gli occhi per difenderli da un ennesimo turbine di sabbia, e nel riaprirli vide che la donna si era alzata e stava ripiegando l’asciugamano. Mentre lo riponeva nella borsa da questa scivolò fuori la rivista, che fu subito preda di una raffica dispettosa. Tommaso si precipitò a raccoglierla e la porse alla donna che lo ringraziò con un sorriso e si allontanò tenendola in mano.

Il ragazzo, dopo un attimo di esitazione, tornò a distendersi sulla sabbia e si accorse che, pur tenendola in mano, non aveva guardato che rivista fosse.

 

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