The imitation game, il film

In questi primi giorni dell’anno sono stata a vedere due film, cosa insolita per me da diversi anni (mentre da giovane ero un’assidua frequentatrice di sale cinematografiche e cinema d’essai). Si tratta di “American sniper” e “The imitation game”.
Il primo mi ha un poco delusa, forse mi aspettavo troppo da quello che comunque è un film di guerra in cui gli americani si vedono come buoni, ma è diretto da Clint Easwood e pensavo che riuscisse in qualcosa di diverso.
Il secondo, invece, biografia romanzata del matematico inglese Alan Turing mi è piaciuto. Conoscevo la storia, sia perché ho studiato all’università la Macchina di Turing, che per aver letto qualche anno fa un libro su di lui (non quello su cui si basa il film): “L’uomo che sapeva troppo” di David Leavitt. Prima di scrivere questo post l’ho scorso velocemente; è un saggio e perciò i dati biografici sono più rispondenti al vero: i fatti narrati nel film sono più o meno corretti, solo un po’ romanzati, com’è ovvio trattandosi di una storia e non di un documentario.

Nel film il racconto inizia quasi dalla fine e procede per flash back in due periodi diversi della vita di Alan: quando era studente e negli anni della Seconda Guerra Mondiale in cui lavorava con un gruppo di altri matematici e crittografi alla decodifica dei codici tedeschi generati dalla macchina Enigma.
Le scene finali lo mostrano negli ultimi suoi giorni, quando le sostanze che era stato condannato ad assumere lo stavano portando al suicidio, a soli 41 anni.
Un film da vedere, secondo me, ben realizzato e ben interpretato, in particolare dal protagonista, Benedict Cumberbatch, che riesce a rendere in modo magistrale un personaggio così complesso. Molte delle immagini di guerra sono spezzoni di filmati d’archivio in bianco e nero, scene reali.
La parte matematica e scientifica sono una sorta di sfondo, in cui il personaggio Turing mostra la sua genialità e le sue difficoltà nell’avere rapporti con le persone. Viene appena accennato anche il lavoro di ricerca che lo scienziato compì dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, e produsse un articolo dal titolo Computing machinery and intelligence su cui si basano molti dei successivi studi sull’intelligenza artificiale.

Quella di Alan Turing è una storia affascinante per quanto riguarda gli aspetti di ricerca scientifica, sulla crittografia e decodifica di codici e sull’intelligenza artificiale, ma anche una storia che indigna profondamente per il trattamento riservato a questo grande scienziato a causa della sua omosessualità. Certo non è stato il solo a subire nella “civile” Gran Bretagna i rigori della legge a causa delle sue tendenze sessuali, ma è di sicuro uno dei pochi che ha dato un così grande contributo all’apparato militare alleato per vincere la seconda guerra mondiale.

Dati del film

regista: Morten Tyldum
interpreti: Benedict Cumberbatch, Keira Knightley, Matthew Goode, Rory Kinnear, Mark Strong
tratto dal libro di Andrew Hodges “Alan Turing: The Enigma”.

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5 pensieri su “The imitation game, il film

  1. Ti confesso che non amo molto i film “non lineari”, che vanno avanti e indietro nel tempo. Spesso questo modo intricato di raccontare una storia non solo non è necessario, ma è addirittura dannoso, perché rende la trama più difficile da seguire. Di conseguenza, appena ho letto “il racconto inizia quasi dalla fine” ho subito storto il naso.
    Proseguendo nella lettura del post, tuttavia, ho trovato 2 cose che invece mi hanno colpito in positivo:
    – l’inserimento di scene reali, che apprezzo perché sono un segno di grande aderenza alla storia vera da cui il film trae spunto;
    – il fatto che la parte matematico – scientifica rimanga sullo sfondo: per me le materie scientifiche sono noia allo stato puro, quindi questo dettaglio è fondamentale.
    Avevo già sentito parlare benissimo di Benedict Cumberbatch dal mio amico https://lapinsu.wordpress.com/, e il fatto che anche tu sottolinei il suo grande talento mi fa pensare che il suo successo sia meritato. Io non posso giudicarlo: l’ho visto solo ne I segreti di Osage County, e non fa testo perché lì aveva una parte inutile (in un film peraltro orrendo).
    Posso giudicare benissimo invece Keira Knightley, che ha davvero un talento smisurato. Spero che questo film le faccia vincere l’Oscar.
    P.S.: Sul momento mi vengono in mente solo 2 film “non lineari” che mi sono piaciuti: Pulp Fiction e La dolce ala della giovinezza. Due film che per tutto il resto non potrebbero essere più diversi. Te li consiglio entrambi.

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    • Anche a me di solito piacciono di più le storie narrate in modo lineare, sia nei film che nei libri. Certo che tutto poi dipende dalla bravura del narratore (regista o scrittore che sia).
      Per la parte matematica invece mi sarebbe piaciuto qualche cenno in più, a me la Matematica e le scienze piacciono molto.
      Pulp Fiction l’ho visto ma non lo ricordo molto, l’atro film non so nemmeno se l’ho visto, anche se lo conosco di fama.
      grazie del commento

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      • La dolce ala della giovinezza lo trovi in streaming su cineblog: se non l’hai visto fallo, perché è davvero un film gigantesco. Grazie a te per la risposta! 🙂

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  2. Pulp fiction è molto bello – il film che fece risorgere Travolta.
    La dolce ala della giovinezza è bello pure lui, un drammone del sud americano di altri tempi – anni ’50, dove il sesso è il grande motore ed il grande non detto (motivo per cui non so mai se poi alle generazioni nate in epoche più liberali dica veramente qualcosa o non appaia senza senso, o poco ambiguo).
    Tra i film “non lineari” io citerei anche C’era una volta in America, poi… de gustibus…
    Ah e “Lettera a tre mogli”, che è in bianco nero e difficile da trovare, ma carino.

    Su Keira… boh! A me qui è piaciuta poco… la parte mi pareva non complessa e quindi la potevano fare un po’ tutti.

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