Ray Bradbury – L’estate incantata

Un romanzo che è quasi un insieme di racconti tessuti insieme in un arazzo in cui lo sfondo è l’estate 1928 e i fili principali sono i due fratelli Spaulding: Douglas (12 anni) e Tom (10 anni).

L’estate ha i suoi riti, le azioni che si ripetono ogni anno, come i picnic; ma vi sono anche le Rivelazioni, gli eventi che accadono per la prima volta o al cui significato si fa caso per la prima volta e quindi sono delle scoperte. Douglas decide di scrivere in un quaderno gli eventi dell’uno e dell’altro tipo e una delle prime Rivelazioni che annota è “La ragione per cui i bambini e gli adulti litigano sempre, è che appartengono a razze diverse.” (p. 37)

I due fratelli attraversano l’estate 1928 insieme agli altri abitanti della cittadina di Green Town, Illinois: ognuno di loro ha la sua storia, piena di poesia. Un velo di malinconia pervade quasi tutta la narrazione, talvolta più spesso, quando il protagonista delle pagine è un anziano, talvolta più lieve, quando lo sono Doug e Tom o i loro coetanei. C’è anche amore che scorre fra le frasi e le parole di questo romanzo: amore per la vita, per la natura, per le cose semplici e vere, per la spontaneità.

Fra i tanti personaggi è difficile scegliere di descriverne, sia pure sommariamente, solo alcuni, ma non potendo citarli tutti scrivo qualcosa di quelli che mi hanno fatto echeggiare dentro qualcosa più profondo degli altri.

Ecco la signora Bentley, vedova, che conserva oggetti e foto della sua infanzia e giovinezza ma che alcune ragazzine accusano di mentire quando afferma che è stata anche lei bambina e giovane. La donna comincia allora a interrogarsi: “O era tutto un trucco escogitato da una vecchia signora per convincersi di aver avuto un passato? Dopotutto, una volta che il tempo era passato era finito per sempre. Si vive soltanto nel presente. Forse un giorno era stata una ragazza, ma adesso non lo era più. La giovinezza se n’era andata e niente poteva riportarla indietro.” (p.77) Alla fine la signora Bentley capisce che i ricordi non servono a niente e che in fondo le ragazzine hanno ragione, così brucia le cose del passato in un falò in giardino, perché “niente appartiene veramente a nessuno.” (p. 79)

Ecco il colonnello Freeleigh, ultraottantenne, che i ragazzi chiamano la macchina del tempo, perché racconta loro le sue avventure nel west, della guerra e di Lincoln, facendoli così viaggiare nel passato. (p. 86) Il colonnello, ormai invalido, di quando in quando telefona a un amico che vive a Città del Messico e questi ponendo la cornetta vicino alla finestra gli fa ascoltare i rumori delle strade, perché “Quando si è lontani da un posto, si ha l’impressione che quel posto sia una pura fantasia…” (p. 130)

Ecco le sorelle Fern e Roberta, ottantenni, che acquistano la Macchina Verde, elettrica, che si muove grazie a una batteria che, come spiega loro il venditore “Basta ricaricarla ogni sera nel vostro garage.” (p 95)

Ecco William (Bill) Forrester e Helen Loomis, lui 31 anni e lei 75, vivere una sorta di storia d’amore che è più che altro un’intesa spirituale, che dura l’intero mese di agosto, durante il quale si vedono tutti i pomeriggi e parlano, parlano. Lui si era innamorato della foto di lei da giovane, lei aveva avuto un amico che gli somigliava. Una storia senza lieto fine, perché lei muore. Bill ne parla con Doug e lui conclude con gli amici che la storia è stata bella così, non ne cambierebbe un particolare: “E poi, a me piace piangere. Dopo aver pianto mi sembra mattina e sono pronto a cominciare un altro giorno.” (p.147)

Ecco il signor Jonas, il robivecchi, che con il suo carro porta in giro le cose che per alcuni sono da buttare, in modo che altri possano prenderle e utilizzarle. “Non sopportava gli sprechi, perché sapeva che ciò che uno butta può essere un lusso per gli altri.” (p.194)

I fratelli incontrano direttamente anche la morte: quella della bisnonna. Ed è allora che Doug scopre che anche lui un giorno morirà e annota molte cose sul suo quaderno: (p.173) “Non si può dipendere dalle persone perché…
se ne vanno.
i forestieri muoiono.
le persone che conosci bene muoiono.
gli amici muoiono.
… i personaggi dei libri si ammazzano fra loro, la gente si ammazza come nei romanzi…
anche i tuoi parenti possono morire.
Quindi…allora io, Douglas Spaulding, a mia volta un giorno… dovrò...”

Il titolo originale del romanzo è “Dandetion Wine”, Vino di dente di leone: “Il vino era l’estate catturata e messa in bottiglia.”

Ed è davvero un’estate incantata, quella catturata e messa in bottiglia, ovvero in un libro, quella che ci ha regalato Ray Bradbury in questo romanzo, a mio parere.

(I riferimenti alle pagine sono quelli dell’edizione italiana della collana L’ABC della fantascienza de L’Unità, traduzione di Giuseppe Lippi.)

 

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6 pensieri su “Ray Bradbury – L’estate incantata

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