PECORE CON GLI SCARPONI, #2

Grasso

Laura, quel nome petrarchesco sembrava una beffa del destino, le si addiceva così poco: anche se non fosse stata grassa, nessuno, poeta o altro, avrebbe mai potuto dire di lei erano i capei d’oro a l’aura sparsi, a meno che non avesse avuto una sfrenata fantasia. I suoi capelli erano, sì, biondi, ma gialli, piuttosto che dorati, e ispidi, ribelli a pettini e ad acconciature. Da ragazzina, quando era ancora abbastanza magra, li aveva portati cortissimi, quasi a cancellare la loro presenza dalla sua testa, poi con l’aumentare del peso aveva lasciato che allungassero quel tanto che le dava l’illusione di mitigare un poco la rotondità delle sue guance.

Ormai, comunque, il suo grasso era un compagno da cui trovava impensabile separarsi, non tanto per la disciplina delle diete quanto per la sicurezza che in certo senso le offriva. La sovrabbondanza di carne l’avvolgeva morbida e calda come una cuccia confortevole, era il suo guscio di chiocciola gigante dove si rifugiava perennemente, da cui si affacciava di quando in quando per vedere, per guardare la vita che le scorreva intorno. Sola, nascosta, protetta dagli spigoli che potevano ferirla, dal duro che la circondava.

 

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