PECORE CON GLI SCARPONI, #3

La biblioteca

Quello che mi salva pensava quando si sentiva triste è il mio lavoro. Perché mi piace. Se non fosse così mi sentirei perduta: occupa tanto del mio tempo, non potrei sopportarlo.

Il suo lavoro era la biblioteca. Non la bibliotecaria, ma la biblioteca. I libri erano una sorta di appendice del suo corpo, peraltro già oltremodo abbondante. Provava apprensione nel registrare i prestiti, sollievo nel ricevere i volumi in restituzione, tenerezza nel riporli, entusiasmo nel catalogare i nuovi; amava riordinare gli scaffali e compilare gli elenchi dei libri da acquistare. I frequentatori abituali la conoscevano bene e cercavano di farsi assistere da lei perché conosceva la collocazione dei libri e aiutava nelle ricerche più difficili, girando nelle sale o tramite il computer; i colleghi l’apprezzavano perché si intendeva di tutto ed era disponibile a fare di tutto, nell’orario normale e anche in straordinario. Quasi sempre se c’era bisogno lei si tratteneva. E quando c’era bisogno chiamavano quasi sempre lei.

A volte le pareva di sacrificarsi un po’ troppo, ma il pensiero che qualcuno per la fretta maltrattasse o perdesse un volume le era intollerabile e allora preferiva occuparsene di persona.

Comunque, quando si immergeva tra le file di scaffali, circondata solo dai libri, nel silenzio del dopo orario di apertura al pubblico il tempo si fermava, con le mille cose da fare per sistemare i suoi amici al meglio. Era incredibile quanto anche i più volenterosi dei lettori sbagliassero nel riporre un volume, e quanto i romanzi e i saggi più richiesti avessero bisogno di manutenzione: passavano da tante mani e si deterioravano in fretta.

Finito il compito per cui si era trattenuta, spesso, indugiava nelle stanze vuote, camminava lentamente, sfiorava con la mano qualche costola qua e là come ad accertarsi che fosse tutto reale e i suoi occhi non l’ingannassero. E poi aspirava l’aria, che, alla fine del giorno, era viziata, sì, ma anche satura di profumi: carta, inchiostro della stampa e delle biro e dei pennarelli di chi aveva preso appunti, polvere. Un odore inconfondibile e rassicurante, che l’avvolgeva come un mantello e l’accompagnava mentre tornava a casa.

 

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