Andrè Gide, I falsari

Ho trovato questo romanzo molto interessante e stimolante, sotto vari punti di vista. Di certo è uno di quei libri che andrebbero letti più volte, per poter cogliere meglio tutti (o quasi) i tanti elementi.
La mia lettura è stata attenta, ma in un testo così complesso, probabilmente, mi sono persa qualcosa. Nel seguito cerco di spiegare alcuni degli aspetti che ho apprezzato di più.

i falsari Cover

Quello che mi ha subito colpita è la capacità di descrivere la psicologia dei personaggi; Gide doveva essere un attento e sensibile osservatore, e ha espresso in modo molto preciso il come e il perché di azioni e non azioni.
Qui per esempio, un personaggio femminile racconta a un amico di una conversazione avuta con un altro amico:

… Non ho mai inteso nulla di più patetico in vita mia. Eppure, mentre lui parlava, comprendevo che si andava distaccando dal suo racconto. Si sarebbe detto che il sentimento lo abbandonasse con le parole. E sembrava essermi grato di questo sostituirsi della mia emozione alla sua.”

e qui il protagonista, Eduard, parlando di un’anziana coppia a cui ha fatto visita, annota nel suo diario:

Ho notato spesso tra coniugi quale intollerabile irritazione suscita nell’uno la più piccola forzatura del carattere dell’altro, perché la “vita in comune” produce l’irritazione sempre allo stesso punto. E se l’irritazione è reciproca, la vita coniugale diviene un inferno.

E anche qui, quando descrive il giovane Olivier che va a riscontrare alla stazione Eduard che arriva a Parigi:

Forse, se Eduard e Olivier avessero saputo esprimere meglio la gioia di ritrovarsi, non avremmo a deplorare gli avvenimenti che seguirono; ma tutti e due avevano una singolare incapacità a misurare il livello del proprio credito nel cuore e nello spirito altrui, e questo li paralizza entrambi; così ognuno di loro si credeva il solo ad essere commosso, e tutto preso dalla propria gioia e quasi confuso dall’avvertirla così viva si preoccupava soltanto di non lasciarne trasparire l’eccesso.

I personaggi, sia i principali che gli altri, sono tutti davvero ben disegnati, vivi e reali con le loro debolezze e i loro slanci.
Il racconto è comunque molto razionale, in certo senso non commuove mai, nemmeno quando espone fatti dolorosi o tristi (e ve ne sono); non intendo dire che non vi sia partecipazione da parte dell’autore, ma è come se Gide volesse mantenere un certo distacco e osservare i suoi personaggi e le loro vicende con sguardo di scienziato.
Ad esempio, questo brano, dal diario di Eduard:

6 Novembre – Non sono mai stato capace di inventare nulla. Ma sono davanti alla realtà come il pittore col suo modello, quando gli dice: “dammi questo gesto, prendi questa espressione che mi occorre.” I modelli che la società mi fornisce, se conosco bene le loro molle, posso farli agire a mio talento; o almeno posso proporre alla loro indecisione certi problemi, che essi risolveranno a loro modo, e dalla loro reazione trarrò profitto. Come romanziere mi tormenta il bisogno di intervenire; di agire sul loro destino. Se avessi più immaginazione costruirei degli intrighi; io li provoco, osservo gli attori, poi lavoro sotto la loro dettatura.

7 Novembre – Di quello che ho scritto ieri neppure una parola è vera. Rimane questo: che la realtà mi interessa come materia plastica; ed ho più considerazione per quello che potrebbe essere che per quello che è stato. Infinitamente di più. Mi chino vertiginosamente sulle possibilità di ciascuno, e piango tutto quello che è atrofizzato dal coperchio delle convenzioni.

Un altro punto fondamentale, che credo sia quello per cui il romanzo è maggiormente famoso, sta nel fatto che il protagonista, Eduard, è uno scrittore che sta scrivendo un romanzo, dal titolo “I falsari”; prende appunti su un diario (vedi alcune citazioni precedenti) e talvolta parla del romanzo con altri personaggi. Il punto cruciale è che la storia che Eduard sta scrivendo è quella che Gide racconta ne “I falsari”.
In più punti Eduard-Gide propone riflessioni sulla scrittura: raccogliendole si potrebbe comporre un piccolo manuale di scrittura creativa. Particolarmente interessante e intrigante è l’appendice, il “Diario dei falsari”: appunti presi da Gide durante la stesura (durata sei anni) del romanzo, con annotazioni per la trama, modifiche da apportare, stato dell’arte. Ad esempio:

18 gennaio (1921)
Devo annotare qui soltanto le osservazioni d’ordine generale sul formarsi, la composizione e la ragion d’essere del mio romanzo. In qualche modo questo quaderno deve diventare il “quaderno di Eduard”. Scrivo su schede quello che può servire: materiale minuto, battuto, frammenti di dialoghi e soprattutto quello che può aiutarmi a disegnare i personaggi.

Penso che sia un romanzo da leggere, soprattutto da parte di chi, come me, ama anche scrivere. Io devo l’incontro con questo libro di Gide alla curiosità che ha suscitato in me l’articolo confessioni di una neo iniziata alla letteratura francese pubblicato sul blog the lark and the plunge.

Altre citazioni dal romanzo si possono leggere in questo articolo.

 

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6 pensieri su “Andrè Gide, I falsari

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