Fantasmi in bottiglia, i fantasmi protagonisti della storia

Nel seguito un brano del secondo capitolo dl romanzo, in cui vengono presentati i fantasmi che saranno protagonisti della vicenda.

cover Fantasmi in bottiglia

Proprio nelle ore in cui la TV trasmetteva l’intervista di Margot Parini, nel Castello di Borgovecchio, o meglio tra le sue rovine, alcuni fantasmi chiacchieravano piacevolmente, ignari del putiferio che stava per scatenarsi su di loro.

Infatti il professore aveva scelto proprio quel luogo per effettuare la prima bonifica, in quanto numerosi testimoni avevano segnalato la probabile presenza di Entità Ectoplasmatiche.

Il Castello di Borgovecchio era stato distrutto da un incendio circa tre secoli prima e né i suoi proprietari né i loro eredi lo avevano ricostruito. Così, con il passare del tempo, era stato occupato da un altro genere di abitanti. Mentre il professore pianificava la sua offensiva contro di loro, in quel periodo vivevano a Borgovecchio sette fantasmi: quelli di tre uomini, di tre donne e di un cane. I sette provenivano tutti da tempi e luoghi diversi, ad eccezione dei gemelli Lizzie e Robert e del loro cane Stan. I due avevano lavorato per una scrittrice inglese di fine Settecento, lui come giardiniere e lei come governante; Robert era morto un paio di anni prima della sorella, ma era rimasto con lei anche nella nuova condizione, fino al momento in cui Lizzie era trapassata, seguita subito dopo da Stan che, per il dispiacere di averla perduta, si era lasciato morire di fame.

James era stato soldato, forse nel Seicento, forse prima o magari dopo, ma nessuno lo sapeva perché non parlava mai del suo passato, né raccontava in quale esercito avesse servito; aveva perso la vita in battaglia a ventidue anni e, se gli ponevano domande sull’argomento, si limitava a rispondere che la guerra è la cosa peggiore di tutto.

La più giovane del gruppo era Charlotte, che era solo diciassettenne quando a Parigi, il 17 luglio 1791, in piena Rivoluzione Francese, era stata uccisa dalla Guardia Nazionale insieme a tanti altri durante una manifestazione del popolo. Anche lei, come James, preferiva non ripensare alla vita trascorsa, a differenza di Franz, un elegante giovanotto sui trentacinque, che si immergeva volentieri nei ricordi e raccontava di aver viaggiato a lungo solcando tutti gli oceani per visitare luoghi lontani. Quella che lo ascoltava più volentieri e amava come lui tuffarsi nel passato era Rubina, l’ultima ad essersi unita al gruppo; nei decenni a cavallo fra l’Ottocento e il Novecento era stata un famoso soprano e aveva cantato nei più importanti teatri dell’Europa e degli Stati Uniti; gli occhi le brillavano ancora quando si rivedeva al Metropolitan Theatre di New York, interprete acclamata della Norma di Bellini e udiva gli applausi del pubblico e le richieste di bis.

Per decenni era sembrato che l’esistenza dei sette amici fosse destinata a scorrere per sempre tranquilla fra le rovine di Borgovecchio, ma si sa, tutto è destinato a finire. Negli ultimi tempi diversi curiosi si erano spinti fino al castello, così i fantasmi, nell’intento di allontanare gli importuni, avevano escogitato una serie di rappresentazioni che avrebbero dovuto terrorizzare chi vi avesse assistito: Robert aveva convinto il pacifico Stan a ululare come un lupo e a mostrare il suo profilo con la luna piena come sfondo, mentre le signore singhiozzavano disperate e Franz improvvisava con James un duello alla spada, con clangore di ferri.

Purtroppo il loro impegno non aveva dato i risultati sperati: benché spaventati, i curiosi si erano divertiti ed erano tornati sempre più numerosi. I sette, a malincuore, avevano perciò deciso di traslocare per ritrovare la tranquillità perduta, ma non avevano fatto i conti con Alarico Nerozzi.

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