Follia, Patrick McGrath

Per esprimere la mia opinione su questo romanzo non posso fare a meno di parlare, sia pure nel modo più indiretto possibile, del finale, quindi questo articolo contiene un’anticipazione sulla trama che lo rende non indicato a chi ancora non ha letto “Follia” e intende leggerlo.

cover Follia

Comincio con il dire che la scrittura e lo stile sono superbi. La narrazione è in prima persona ma l’io narrante non è la protagonista, Stella, bensì un amico di lei, che racconta la vicenda al passato e quindi nel suo tono e nelle sue parole è già presente il dramma che si è svolto e di cui il lettore sta per conoscere i dettagli.

Stella è la moglie di Max, uno psicanalista che lavora come vicedirettore in una clinica psichiatrica i cui ospiti hanno commesso atti criminali. Fra gli altri psichiatri c’è Peter, collega più anziano di Max e amico di famiglia, il narratore. Stella e Max hanno un figlio di dieci anni, Charlie.

Uno degli ospiti della clinica è Edgar Stark, uno scultore che ha ucciso la moglie perché credeva che lei lo tradisse; Edgar è seguito da Peter, che lo considera un caso particolarmente interessante.

Edgar, dopo diversi anni trascorsi nell’ospedale, viene considerato in buona parte recuperato e gli viene concesso, come ad altri malati, un regime di semi libertà e un’occupazione. Inizia perciò a lavorare nel giardino e nella serra di Max e di Stella e ben presto intreccia una relazione con lei. Stella è completamente presa da Edgar e rifiuta di accettare il fatto che la psiche dell’uomo sia ancora malata; così, quando lui, dopo essere fuggito dall’ospedale, la cerca, lo raggiunge. La convivenza e il vivere nascosti portano di nuovo in superficie i problemi di Edgar e Stella si vede costretta a fuggire da lui. Ritorna a vivere con il marito e il figlio, ma è diventata una sorta di automa, ripiegata sul dolore di aver perso Edgar, che ama ancora, e indifferente ai problemi del figlio e del marito. Il dramma diviene poi, inevitabilmente tragedia, e Stella si ritrova ad essere una paziente nella clinica in cui Max era stato vicedirettore. Adesso il direttore è l’amico Peter che ne diviene anche il medico curante: il racconto che lui fa, infatti, è basato prevalentemente su quanto gli narra la stessa Stella durante le sedute. Anche Edgar è stato infine nuovamente preso ed è nell’ospedale, di nuovo in isolamento, ma a Stella il fatto viene nascosto.

Stella durante i colloqui con Peter mostra di aver raggiunto una certa consapevolezza e un certo equilibrio, e lui ritiene di poterla dimettere: ma è solo una recita, perché lei continua ad amare Edgar, a dispetto di tutto e tutti e di quanto dolore questo amore ha causato.

Il finale (che non svelo) è, secondo me, la logica conclusione della vicenda, ma contiene anche degli elementi che mi lasciano perplessa. Cerco di spiegarmi e nello stesso tempo di non svelare troppo. Il narratore, per tutto il romanzo, sembra osservare sia Stella che Edgar con la curiosità di uno scienziato e si astiene sempre dal giudicarli. Nelle ultime pagine rivela invece una partecipazione meno asettica che suona perfino patologica nelle ultime frasi, tanto da farmi tornare in mente una cosa che talvolta ho sentito dire quando ero bambina, del tipo “i dottori dei matti sono matti anche loro”. Ecco, questo aspetto, se da un lato offre una sorta di colpo di scena e di rovesciamento di ottica di tutto il romanzo, da un altro mi è sembrato superfluo, un modo per aggiungere una pennellata a tinte forti in un quadro che era perfetto così com’era. Non ne sono sicura, ma forse avrei fatto a meno di questa pennellata.

 

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2 pensieri su “Follia, Patrick McGrath

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