Sincronicità, leggendo e scrivendo

Le sincronicità mi colpiscono sempre molto e quando mi capitano cerco di annotarle.
Come oggi.
Ho appena iniziato a leggere “Una lontana follia” di Kate Morton, autrice di cui ho letto da poco “Il giardino dei segreti” dopo averne letto la recensione sul blog The lark and the plunge.

Adesso la prima sincronicità: il romanzo della Morton comincia con un prologo le cui prime frasi sono:

Sssh… lo sentite?
Gli alberi sì. Loro sono i primi a sapere che sta arrivando.
Ascoltate! Gli alberi del bosco più fitto si agitano, le foglie argentate tremano, il vento serpeggia furtivo fra i rami, si arrampica fino alla cima e sussurra che qualcosa sta per succedere…
Gli alberi lo sanno, perché sono vecchi e hanno già visto tutto.

Giusto ieri ho letto sul blog di cui sopra un post che parlava di alberi.

Adesso la seconda sincronicità. 
Nel romanzo della Morton, dopo il prologo, a dare il via all’azione è una lettera che attendeva da almeno mezzo secolo di essere recapitata.
Uno dei miei racconti della raccolta “Lo specchio”, dal titolo “La lettera”, parla di un postino che si trova a recapitare una lettera vecchia di oltre cinquant’anni (se ben ricordo avevo letto di una cosa del genere su un quotidiano e mi sono immaginata le riflessioni del postino).
Qui sotto una parte del racconto:

Nella villetta n. 11 non sa proprio chi ci vive. Mai visto nessuno, neanche da lontano. Finestre socchiuse, talvolta un’utilitaria bianca parcheggiata nel retro del giardino. Ricevono posta di rado. Oggi sì. C’è una lettera per loro. 
Al tatto è ruvida, la carta ha una consistenza insolita. Il francobollo è sconosciuto e un po’ sbiadito, come l’indirizzo. Quasi non si legge, fatica a decifrarlo. Chissà da dove viene. Forse sul timbro è scritto. Ma il segno è cancellato, si capisce solo la data. Di certo ha visto male. Non può esserci scritto 20-01-1945. Non può. Eppure è così. Controlla con attenzione. Proprio 20-01-1945. Dubita dei suoi occhi: gliene sono successe di cose strane, in tanti anni da postino. Ma una lettera vecchia di cinquant’anni non l’aveva mai consegnata.
Uno scherzo. Non può essere che uno scherzo. Come le opere di Modì ritrovate in un canale. Uno scherzo di ragazzi.
Che fare adesso? Lasciarla nella cassetta al suo destinatario o riportarla indietro? E se fosse vera? Mezzo secolo vuol dire un altro mondo. Un mondo di guerra. Un messaggio da lì porta dolore o conforto? E’ per una donna: Aurora. E chi è che le scrive? Un padre un fratello un marito? Oppure un figlio? E lei è forse morta? Magari sarà proprio chi l’ha scritta a riceverla, adesso.
Rigira la busta fra le mani, Giovanni. Non sa risolversi ad abbandonarla, quasi fosse indirizzata a lui.
Ma il senso del dovere è forte e la lettera scivola nella cassetta. Lui riprende il suo giro, allungando il passo.
I suoi gesti ora sono meccanici. Ai suoi occhi cartoline e pubblicità si confondono con quella lettera. Perché non ha suonato il campanello? Forse c’era qualcuno: anche se non è suo costume poteva inventare una scusa, cercare una confidenza. A volte con un estraneo succede. Forse chi abita al numero 11 sarebbe uscito e avrebbe esclamato il suo stupore o riconosciuto la calligrafia.
Il passato che torna: non sa pensare ad altro. Desidera anche lui una lettera così vecchia.

Ecco. Tutto qui. Forse vi sembreranno sciocche elucubrazioni, ma a me questo cose colpiscono la fantasia.

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