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Follia, Patrick McGrath

Per esprimere la mia opinione su questo romanzo non posso fare a meno di parlare, sia pure nel modo più indiretto possibile, del finale, quindi questo articolo contiene un’anticipazione sulla trama che lo rende non indicato a chi ancora non ha letto “Follia” e intende leggerlo.

cover Follia

Comincio con il dire che la scrittura e lo stile sono superbi. La narrazione è in prima persona ma l’io narrante non è la protagonista, Stella, bensì un amico di lei, che racconta la vicenda al passato e quindi nel suo tono e nelle sue parole è già presente il dramma che si è svolto e di cui il lettore sta per conoscere i dettagli.

Stella è la moglie di Max, uno psicanalista che lavora come vicedirettore in una clinica psichiatrica i cui ospiti hanno commesso atti criminali. Fra gli altri psichiatri c’è Peter, collega più anziano di Max e amico di famiglia, il narratore. Stella e Max hanno un figlio di dieci anni, Charlie.

Uno degli ospiti della clinica è Edgar Stark, uno scultore che ha ucciso la moglie perché credeva che lei lo tradisse; Edgar è seguito da Peter, che lo considera un caso particolarmente interessante.

Edgar, dopo diversi anni trascorsi nell’ospedale, viene considerato in buona parte recuperato e gli viene concesso, come ad altri malati, un regime di semi libertà e un’occupazione. Inizia perciò a lavorare nel giardino e nella serra di Max e di Stella e ben presto intreccia una relazione con lei. Stella è completamente presa da Edgar e rifiuta di accettare il fatto che la psiche dell’uomo sia ancora malata; così, quando lui, dopo essere fuggito dall’ospedale, la cerca, lo raggiunge. La convivenza e il vivere nascosti portano di nuovo in superficie i problemi di Edgar e Stella si vede costretta a fuggire da lui. Ritorna a vivere con il marito e il figlio, ma è diventata una sorta di automa, ripiegata sul dolore di aver perso Edgar, che ama ancora, e indifferente ai problemi del figlio e del marito. Il dramma diviene poi, inevitabilmente tragedia, e Stella si ritrova ad essere una paziente nella clinica in cui Max era stato vicedirettore. Adesso il direttore è l’amico Peter che ne diviene anche il medico curante: il racconto che lui fa, infatti, è basato prevalentemente su quanto gli narra la stessa Stella durante le sedute. Anche Edgar è stato infine nuovamente preso ed è nell’ospedale, di nuovo in isolamento, ma a Stella il fatto viene nascosto.

Stella durante i colloqui con Peter mostra di aver raggiunto una certa consapevolezza e un certo equilibrio, e lui ritiene di poterla dimettere: ma è solo una recita, perché lei continua ad amare Edgar, a dispetto di tutto e tutti e di quanto dolore questo amore ha causato.

Il finale (che non svelo) è, secondo me, la logica conclusione della vicenda, ma contiene anche degli elementi che mi lasciano perplessa. Cerco di spiegarmi e nello stesso tempo di non svelare troppo. Il narratore, per tutto il romanzo, sembra osservare sia Stella che Edgar con la curiosità di uno scienziato e si astiene sempre dal giudicarli. Nelle ultime pagine rivela invece una partecipazione meno asettica che suona perfino patologica nelle ultime frasi, tanto da farmi tornare in mente una cosa che talvolta ho sentito dire quando ero bambina, del tipo “i dottori dei matti sono matti anche loro”. Ecco, questo aspetto, se da un lato offre una sorta di colpo di scena e di rovesciamento di ottica di tutto il romanzo, da un altro mi è sembrato superfluo, un modo per aggiungere una pennellata a tinte forti in un quadro che era perfetto così com’era. Non ne sono sicura, ma forse avrei fatto a meno di questa pennellata.

 

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Agnes, progetto di un romanzo breve

Tempo fa ho iniziato a scrivere una storia con protagonista Agnes, una donna anziana, buttando giù le prime due o tre pagine e abbozzando un possibile svolgimento della trama, in modo molto sintetico.

Quando poi ho scritto quello che considero il cuore de “La grande menzogna” ho citato, fra i romanzi di cui si parla, la vicenda che avevo immaginato per Agnes, una vicenda che continuava ad intrigarmi.

Nizza 3730

Da qualche settimana, dopo aver pubblicato “La grande menzogna“, ho provato la necessità di riprendere in mano “Agnes” e di finire la sua storia, o, meglio, di scriverla, dalla terza pagina in poi.

Dando voce alla protagonista, che parla in prima persona al presente, ho scoperto molte cose sul suo passato, cose che nei vecchi appunti (una mezza pagina scarsa) non c’erano, e accompagnandola nella sua ricerca (anche questa è la storia di una ricerca, del resto la vita non è forse una continua ricerca?), ho incontrato con lei molti personaggi che anni fa non avevano dato alcun segno di esistere.

Insomma, questo romanzo breve, benché segua la traccia che avevo dato al vecchio racconto, è stato per me una totale scoperta: come in fondo sarà per Agnes, anche per me la meta è il viaggio stesso. Ed è questo uno degli aspetti più affascinanti della scrittura: veder nascere sotto le mie dita scene, personaggi e ricordi di cui non sapevo nulla fino al momento in cui ne leggo sullo schermo del computer o su un foglio di carta.

 

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IL CANTO DELLA BALENA, Corrado Sobrero

Sudamerica di fine Ottocento. I componenti della famiglia di León lavorano come mezzadri per il possidente della zona; la terra che è stata loro assegnata è l’unica che si affaccia sul mare e León ha una barca ed è anche un pescatore.

cover Canto della Balena 3

Un giorno un’isola, dalla forma di balena, nasce all’improvviso dal mare e in poco tempo, benché si tratti di uno scoglio o poco più, diventa una metafora, un simbolo. E lo diventa grazie all’intuito, alla genialità, di una delle figlie di León, Himelda, che sa ascoltare e soprattutto cogliere i segni e le cose non dette, e che quando spiega o racconta sa che

Raccontare è come pescare, una questione di pause e strattoni fino a quando il pesce non abbocca e l’amo si conficca.

Himelda riesce dunque a trasformare la presenza dell’isola in un vantaggio per la sua famiglia, ma in modo che le altre persone, grazie a un soggiorno sull’isola stessa o a qualcosa ad essa legato, riescano a ritrovare se stesse e a ottenere qualcosa a cui tengono, anche se o quando non sanno nemmeno di desiderare quel qualcosa.

E poi Himelda intuisce come volgere a vantaggio della sua famiglia ogni avvenimento che riguarda l’isola della Balena (come l’impossibilità di accedervi a causa del divieto dei militari e infine la sparizione dell’isola stessa che orna a sprofondare nel mare), senza mai però nuocere agli altri ma riuscendo sempre a renderli felici, dando loro quello di cui hanno bisogno.

La Balena è quindi per ciascuno il simbolo della propria aspirazione ma anche la dimostrazione di come sia possibile attribuire valore a qualunque cosa o evento.

Una storia con più livelli di lettura, molto ben scritta, con uno stile personale molto poetico. Un bel romanzo davvero.

(la citazione è da pagina 100)

A questo link si può leggere la recensione al romanzo su Sololibri.net, scritta da Claudia Graziani.

 

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Liebster Award #2

Il mio blog torna a rispondere alle domande del Liebster Award, grazie alla nomination di Chiara Mitton, co-autrice del blog The Lark and the Plunge.

liebster-award 2

Lo scopo è quello di far conoscere il proprio blog rispondendo a 10 domande curiose, aprendosi e svelando qualcosa di più su noi stesse e sul blog per il Liebster Award.
Per partecipare occorre:
–   ringraziare la persona che ci ha nominate
–   rispondere alle dieci domande
Dopo bisogna:
–   scrivere altre 10 domande
–   nominare altri 10 blog
–   comunicarlo ai blogger con un commento in un loro post

Ecco le mie risposte alle 10 domande di Chiara e Francesca:

  1. Ti piace rileggere i libri? O una volta letti non riesci più a riprenderli in mano?

Se un libro mi è piaciuto lo rileggo anche più volte.

  1. Esiste un luogo speciale per te, in cui andare quando senti di aver bisogno di riflettere o in cerca di ispirazione?

Direi di no, più per mancanza di tempo, però, che altro…

  1. Hai nostalgia di un’epoca passata? Se sì, quale?

No.

  1. Come blogger, pensi che la carta stampata verrà completamente rimpiazzata dal digitale?

No, non credo e non me lo auguro. Mi piacciono entrambi i mezzi e ritengo che si debbano/possano integrare.

  1. Quando scrivi, ti isoli completamente oppure lo fai ascoltando musica, guardando la televisione o altre cose?

Di rado ascolto la musica; per necessità a volte scrivo con rumori (come la tv) in sottofondo.

  1. Se facessero un film sulla tua vita, di che genere sarebbe?

Noioso.

  1. Hai la possibilità di intervistare una persona famosa per il tuo blog: chi sceglieresti?

Mi sarebbe piaciuto parlare con Margherita Hack.

  1. Cosa differenzia il tuo blog dagli altri?

Anche niente, salvo il fatto che, essendo ogni persona diversa dalle altre, anche i rispettivi blog, per quanto simili, sono diversi.

  1. Che relazione c’è tra il tuo io privato, il tuo io pubblico e il tuo io blogger?

Il mio io privato è privato, gli altri due sono abbastanza coincidenti.

  1. Quale poesia avresti voluto scrivere?

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”, di Cesare Pavese.


Le mie 10 domande sono:

  1. Qual è l’ultimo libro che hai letto? Ti è piaciuto o ti ha deluso?
  2. Il libro che ti è piaciuto di più, il primo che ti viene in mente fra quelli che ami.
  3. Un libro da cui ti aspettavi molto e che ti ha deluso
  4. Qual è l’argomento che preferisci trattare nel tuo blog?
  5. Qual è invece un argomento che non tratterai mai nel tuo blog?
  6. Matematica: ti spaventa o ti intriga?
  7. Qual è il momento in cui preferisci leggere, o quello in cui riesci farlo?
  8. Vacanze: un periodo in cui leggi di più o di meno?
  9. Saghe: ti piace leggerle o preferisci i libri in un unico volume?
  10. Film tratti da romanzi che hai letto: di solito ti deludono o ti piacciono?

Nomino:

Genio Chiara

Territori del 900 – identità luoghi scritture del Novecento toscano

dodicirighe

Tratti e spunti

Briciolanellatte

Opinionista per caso Viola

asteroidiblog

oltre la pagina

arditi sentieri

seidicente

 

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Delitto ideale, Luigi Capuana

È uno degli ebook gratuiti (perché classici e quindi esenti da diritto d’autore) che avevo scaricato nei primi tempi dopo aver acquistato l’ebook-reader e che non avevo ancora letto.

cover Delitto Ideale 1

Si tratta di una raccolta di tredici racconti, il primo dei quali dà il titolo alla raccolta stessa.

È interessante la premessa che Capuana stesso scrive, sul calo di interesse per le novelle (così lui chiama i racconti, e questo vocabolo mi richiama alla mente le Novelle per una anno di Pirandello), cosa che lo stupisce perché testi brevi sembrerebbero più adatti a una vita che si svolge sempre più in fretta (se vedesse quella dei nostri giorni che penserebbe? Forse condividerebbe l’uso delle abbreviazioni da cellulare e le emoticon). Me ecco le sue parole, dall’introduzione che è anche una dedica al carissimo amico Edoardo Rod, con cui commenta l’abbandono del genere letterario delle novelle:

Delitto ideale intro 1

e poi

Delitto ideale intro 2

Molti dei racconti sono in forma di dialogo, spesso uno dei due personaggi racconta un storia all’altro, una vicenda capitata a lui stesso o a un amico; le donne sono per lo più viste come persone delicate e pure oppure ammaliatrici, oggetto di amore e sovente di gelosia, con una visione che appare (o vuole apparire) piuttosto maschilista.
Uno dei temi più ricorrenti è quello del mistero, sia che si tratti di spiriti o strane presenze sia che si tratti di personaggi sfuggenti, come il giovanotto che si atteggia a cinico per forse nascondere la propria sensibilità d’animo, o la donna affascinante che forse è solo una sorta di sogno o di visione. Altri argomenti molto presenti sono quelli della predestinazione e della suggestione.

Un dato biografico, per collocare correttamente l’autore e l’opera: Luigi Capuana nasce a Milano il 28 Maggio 1839 e muore a Catania il 29 Novembre del 1915.

Elenco qui sotto i racconti, con la relativa dedica, scritta da Capuana stesso.

Delitto ideale – a Federico De Roberto
Suggestione – a L. Antonio Villari
In barca – a Jolanda
Forze occulte – a Guelfo Civinini
Un consulto – ad Amilcare Lauria
Sempre tardi – a Jane Grey
Dolore senza nome – a Salvatore Li Greci
L’ingenuità di Don Rocco – a Grazia Deledda
= Oh, quel silenzio! = – al dottor Mariano Salluzzo
Un’aria di Cimarosa – a Bruna
Non predestinato? – a Giuseppe Costanzo
Chi sa? – a Fanny Zampini-Salazar
La evocatrice – a Cordelia
L’inesplicabile – a Giuseppe Dragonetto

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Libri letti nel mese di Agosto 2015

Ecco l’elenco dei libri letti in Agosto.

Delitto ideale, Luigi Capuana

Si tratta di una raccolta di tredici racconti, il primo dei quali dà il titolo alla raccolta stessa. Interessanti, soprattutto come finestra su un passato neanche tanto lontano. Alcune informazioni in più in questo post.

Spider, Patrick McGrath

(titolo originale Spider, trad. Alberto Cristofori)
Un romanzo che racconta la storia di una follia e del dramma interiore vissuto dal protagonista, appunto affetto da paranoia. Narrato in prima persona immerge il lettore nella memoria, nelle esperienze, nelle sensazioni e nelle paure del protagonista, che lentamente e con fatica cerca di ricordare il suo passato. Un romanzo terribile, che mostra anche la solitudine e l’incomunicabilità in cui si trovano le persone che soffrono di disturbi psichiatrici tanto gravi come questo personaggio di McGrath.
Qui sotto tre brevi citazioni, che ritengo abbastanza indicative del tono dell’intero romanzo.

Se mai avete tenuto un diario, saprete che certe sere è quasi impossibile buttare giù anche una sola frase, mentre altre volte le parole fluiscono sulla carta ora dopo ora finché non si è svuotati, e allora si ha l’impressione non di aver scritto, ma di essere stati scritti. (pag. 104)

Essere sveglio significa essere disponibile per il tormento, e questo è il significato più autenticamente compiuto della vita. (pag. 153)

Perché cosa potevo dare io a questo mondo nel quale ero stato gettato all’improvviso, e cosa poteva darmi lui? (pag. 197)

Il re dei giochi, Marco Malvaldi

Uno dei romanzi con il barrista Massimo e i 4 ottuagenari come protagonisti; divertente per gli scambi di battute fra i cinque, ma con una vicenda gialla molto semplice e praticamente marginale rispetto al racconto delle giornate di Massimo e dei vecchietti. Comunque una lettura piacevole con qualche discorso serio disseminato qua e là quasi senza parere.

Follia, Patrick McGrath

(titolo originale Asylum, trad. Matteo Codignola)
Un bel romanzo, dalla scrittura e lo stile che rasentano la perfezione. Una storia d’amore totale, che non può che essere drammatica e tragica. Una mia opinione meno sintetica la trovate a questo link, che sconsiglio però a chi volesse leggere il romanzo, perché contiene alcune anticipazioni sul finale, anticipazioni che non ho potuto evitare. Il romanzo, comunque, vale una lettura. Magari non se siete un po’ depressi.

La casa del tempo, Wirton Arvel

Un uomo torna a visitare la casa in cui hanno vissuto suo padre e prima di lui suo nonno e prima ancora i suoi avi, e nelle vecchie mura che hanno resistito al trascorrere dei secoli rivive i suoi ricordi e quelli tramandati dai familiari, in un viaggio a ritroso nel tempo che lo porta fino al 1600. Un racconto interessante sopratutto per l’idea di narrare la storia di una famiglia “attraverso” la casa; forse sarebbe risultato più avvincente se qualche episodio del passato fosse stato più approfondito, comunque mi sembra che l’intento di suscitare emozioni a partire dalle pietre, dalle mura e dalla fisicità della casa piuttosto che dalle sole vicende sia riuscito.

Una lontana follia, Kate Morton

(titolo originale The Distant Hours, trad. di Alessandra Emma Giagheddu)
Anche in questo romanzo si parla di un libro per ragazzi e del suo autore (come ne Il giardino dei segreti); anche in questo romanzo una giovane donna dei nostri giorni (Edie) si trova a scavare in una storia del passato che nasconde dei segreti. Le protagoniste sono tre sorelle che vivono in un castello, in cui è ambientato il romanzo per ragazzi di cui è autore il loro padre; sono due gemelle e una più giovane, in realtà sorellastra perché figlia della seconda moglie dello scrittore. La vita delle tre sorelle è condizionata fino da quando erano bambine dall’attaccamento al castello e dal padre; durante la seconda guerra mondiale alcuni avvenimenti fanno sì che le tre rimangono ancora più legate al castello e le une alle altre. Edie cerca di scoprire quali sono stati questi avvenimenti e alla fine riesce a completare quasi interamente il puzzle. Sulla trama non aggiungo altro, per non anticipare niente.
Ho trovato la storia abbastanza interessante ma mi è sembrata prolissa in diversi punti: secondo me avrebbe potuto essere più snella di parecchie decine di pagine senza togliere nulla di essenziale al racconto. Anche la conclusione mi è sembrata in una sua parte poco credibile. Insomma, un romanzo che si può anche non leggere, decisamente meno avvincente de Il giardino dei segreti.

Prima di dire addio, Giulia Beyman

(ebook) La prima parola che mi viene in mente pensando a questo romanzo è “garbato”. Si tratta di un giallo che sconfina nel paranormale, una lettura fluida anche se non proprio avvincente. La scrittura è semplice ma, appunto, garbata, e, nonostante che la storia si apra con una sparatoria, l’ho trovata “tranquilla”, forse per come sono dipinti i personaggi. Un romanzo gradevole.

Il giorno del drago, Mala Spina

(ebook) È il primo episodio della serie Altro Evo, ma è un romanzo breve autoconclusivo. Narra le disavventure di Gillean Conroy, marinaio, alle prese con un dopo sbronza terribile nei meandri della città vecchia. La storia è divertente, ben scritta e narrata con ironia, non mancano i colpi di scena e le descrizioni dell’ambiente lo rendono vivo e visibile. Una piacevole lettura.

Un boia meno crudele, Josh Russel

(ebook – titolo originale A less cruel Executioner, traduzione Claudia Calisti)
Un gruppo di detenuti e detenute fugge dal carcere in cui si trova grazie anche a un terribile uragano che si abbatte sulla regione in cui sorge l’istituto di pena. Il romanzo narra la fuga e le vicende degli evasi che tentano di rifarsi una vita (e in molti casi ci riescono). A mio avviso la storia è raccontata in modo un po’ troppo essenziale e i personaggi non sono molto approfonditi da un punto di vista psicologico; non mancano degli stereotipi. Inoltre il fatto che per molti dei protagonisti ci sia un lieto fine, sia pure dopo che sono trascorsi diversi anni dall’evasione, rende il tutto non molto credibile. Si tratta comunque di un susseguirsi continuo di fatti e di conseguenza di una lettura scorrevole.

Codice Beta, Michael Crichton

(titolo originale Binary, traduzione di Doriana Comerlati)
Un romanzo scritto dall’autore con uno pseudonimo (John Lange) nel 1964 e ripubblicato nel 2014. L’ho trovato abbastanza deludente, certo non paragonabile (come affermato nei risvolti e nella quarta di copertina) a Jurassic Park. Una sorta di terrorista che non condivide la politica del presidente degli USA progetta un attentato con un devastante gas nervino e un agente del dipartimento della difesa deve evitare il disastro. Una trama classica con personaggi alquanto classici: il terrorista molto intelligente, accorto, il tipo che non commette errori e lascia false piste e l’agente che ama le sfide e la competizione. Il romanzo è scorrevole ma non particolarmente avvincente, magari quando è uscito la prima volta l’argomento era innovativo, adesso siamo sommersi da storia di questo genere, sia tramite libri che tramite film e telefilm.

La crisi delle certezze e dei canoni comportamentali in: “CANDIDA” di George Bernard Shaw, Sergio Bertoni

(ebook) Un bel saggio su un’importante opera teatrale di G.B. Shaw, molto ben articolato. L’autore descrive dapprima il contesto socio-culturale dell’epoca in cui la commedia è stata scritta e rappresentata, per sottolinearne la novità e l’intento rivoluzionario, poi propone lo svolgersi dell’azione soffermandosi via via sull’analisi dei personaggi, sull’uso dei simboli, sulle dinamiche fra i protagonisti, esprimendo e motivando compiutamente le sue opinioni e arricchendole con citazioni dalla stessa “Candida” e con brani critici di vari altri autori.
Un testo che del saggio ha la profondità ma non la “pesantezza”, scritto in linguaggio fluido: davvero godibile.

Post concluso

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Augusto Novelli, Firenze – La Cupola

Interessante articolo su un autore fiorentino, sua fra le altre la commedia “L’acqua cheta” (che ho visto più volte).

territori del '900

Firenze - 2015 Firenze – 2015

La Cupola ( Commedia storica in 4 atti ) rappresentata per la prima volta al Teatro Alfieri di Firenze la sera del di 8 febbraio 1913 dalla Compagnia fiorentina del Cav. Andrea Niccòli.

La scena a Firenze dal 1420 al 1436

ATTO PRIMO

IL CORTILE DELL’OPERA DI SANTA MARIA DEL FIORE.

Nel fondo l’androne e il portone che conducono alla piazza del Duomo e che lascian vedere l’estremità della fabbrica e la piazza stessa seminata di blocchi di marmo lavorato e da lavorare. A destra, sempre dello spettatore, prossima alla ribalta, la porta a due scalini che conduce nell’ interno dell’Ufficio; accanto, piuttosto in alto ampio finestrone chiuso da un’inferriata. Un blocco di marmo gettato sotto permette, salendovi, di guardare nell’ interno dell’ Ufficio stesso. A sinistra l’ uscita posteriore dell’osteria di Simone con una frasca ed un boccale per insegna. Lì prossima una tavola con una…

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In biblioteca #4

Dopo aver riportato in biblioteca Il grande inverno e Il giardino dei segreti ho preso in prestito, una decina di giorni fa, ormai:

SpiderPatrick McGrath

Follia – Patrick McGrath

Il re dei giochi – Marco Malvaldi

Una lontana follia – Kate Morton

L’uomo che sorrideva – Henning Mankell.

Di McGrath non ho mai letto niente, ma me lo hanno consigliato due amiche; ora sono quasi a metà di Spider e devo dire che è intrigante anche se un po’ angosciante.

Di Malvaldi e Mankell ho letto diverse cose, il secondo è uno fra i miei scrittori preferiti degli ultimi anni; della Morton ho appena finito e gustato Il giardino dei segreti.

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PECORE CON GLI SCARPONI, #15

Punto di non ritorno

I giorni, comunque, continuavano a susseguirsi gli uni uguali agli altri, o, per lo meno, molto simili. Casa-biblioteca, biblioteca-supermercato-casa oppure biblioteca-fornaio-casa… Anche i pensieri si somigliavano sempre, ondeggiavano fra la tristezza e una sorta di rassegnazione-serenità. La confortava stare fra i libri, curare le sue succulente; la rattristavano gli eventi che rimarcavano la sua solitudine, a volte.

Quella Laura mattina era stata piuttosto indaffarata con la classificazione di alcuni volumi, attività che le piaceva particolarmente. Poi aveva preso posto al bancone dei prestiti; non c’era nessuno a chiedere o a riportare libri e la collega aveva colto l’occasione per andare a prendere un caffè.

Dopo aver controllato un paio di email sul computer Laura alzò lo sguardo verso la porta a vetri e, chissà perché, proprio in quel momento, le tornò in mente il giorno in cui, in farmacia, la bilancia impietosa le aveva certificato il superamento del confine, mostrandole che il suo peso in chili era ormai espresso da un numero a tre cifre e che quindi era lanciatissima nella sua carriera di balena. Era rimasta ferma a fissare il display (era una bilancia elettronica), come ipnotizzata: 100. Le tre cifre disposte in quell’ordine emanavano una sorta di fascino perverso.

 

20150718 Opuntia

Peso davvero troppo” aveva pensato non appena quella strana malia si era dissolta. Se l’era ripetuto più volte mentre tornava a casa, alternando la frase a propositi di dieta e di palestra. Ma i propositi erano rimasti propositi, rimandati sempre all’indomani ed era un domani che non arrivava mai, almeno non fino ad allora.

Si domandò il perché di questo ricordo e perché proprio in quel momento. Forse perché era sola. No, non per quello, le capitava spesso e quel ricordo non era mai affiorato.

Perché?

Non aveva una risposta ma la colse subito un’altra domanda: quando era stata l’ultima volta che si era pesata? Dovevano essere trascorsi anni, ormai, e a quei circa 110 chili (se la memoria non l’ingannava era questo l’ultimo numero con cui aveva etichettato il suo peso) se n’erano aggiunti di sicuro altri, dato che alcuni indumenti le stavano più stretti di un tempo.

E dopo questa un’inevitabile altra domanda: c’era un punto di non ritorno per l’ingrassare? E lei lo aveva già superato? Oppure, se l’avesse voluto davvero, avrebbe potuto perdere un po’ di quel peso?

Forse. Se l’avesse voluto davvero.