Laurence Steinberg, Il cervello adolescente – L’età delle opportunità #1

L’autore di questo interessante saggio è statunitense, di conseguenza molte delle valutazioni e delle analisi riportate sono basate sulla situazione sociale (famiglia, scuola, società) degli Stati Uniti, anche se non mancano riferimenti e confronti con i dati delle altre realtà (sia occidentali che non). Vi sono comunque molte riflessioni di carattere più generale che ritengo si possano adattare anche all’Italia.

Il punto centrale del libro è, come indica il titolo, il cervello adolescente e la definizione di adolescenza nonché la sua descrizione.

Gli studi degli ultimi anni sul cervello hanno mostrato che questo è particolarmente predisposto all’apprendimento, ovvero è ancora in fase di sviluppo e quindi è plastico, non solo nei primissimi anni di vita (come già noto) ma anche durante il periodo dell’adolescenza. È un tipo di plasticità diversa rispetto a quella della prima infanzia, ma altrettanto, se non di più, importante per l’acquisizione di competenze e maturità.

Steinberg rileva come la durata dell’adolescenza sia aumentata rispetto a qualche decennio fa: adesso una persona è adolescente per oltre dieci anni mentre prima lo era per circa cinque. Relativamente agli USA il periodo dell’adolescenza inizia prima (per varie cause, una delle quali è l’obesità) e termina dopo. Steinberg non ritiene che il prolungamento dell’adolescenza sia un fattore negativo, anzi lo reputa una fonte di opportunità. Infatti fino a che una persona si trova (e si sente) in una fase di trasformazione (va alla scuola superiore, frequenta l’università) il suo cervello è molto plastico e può acquisire con una certa facilità, mentre una volta che la persona è matura la plasticità si riduce (non si annulla mai) e la possibilità di imparare diminuisce.

Il cervello raggiunge la dimensione massima, adulta, intorno ai dieci anni. I cambiamenti che avvengono a livello cerebrale durante l’adolescenza non sono tanto di natura accrescitiva quanto riorganizzativa.

Un punto che mi sembra non trascurabile è la valutazione che l’autore dà delle scuole statunitensi: considera le scuole superiori e anche parte delle università di livello inadeguato, non sufficientemente buone per sfruttare e stimolare le possibilità dei cervelli adolescenti: infatti, dice Steinberg, molti giovani non si iscrivono alle università e anche fra quelli che si iscrivono non molti riescono a conseguire una laurea. Ritiene che le scuole delle altre nazioni (Europa, India) siano in grado di preparare molto meglio i giovani sia per l’università che per affrontare la vita in generale, ovvero li aiutano maggiormente a maturare. Tengo a sottolineare questo aspetto, visto che ancora, mi pare, molti continuano a pensare che USA = tutto bello, mentre non è affatto così (questo è solo un esempio).

Questo è il sito dell’autore:

http://www.laurencesteinberg.com/about

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