Stephen King, L’ombra dello scorpione

(titolo originale The stand, trad. Bruno Amato – Adriana Dell’Orto)

Più che un commento sul romanzo si tratta di riflessioni a ruota libera.

Di questo romanzo ho letto la versione integrale, di oltre 900 pagine; King la definisce un’espansione della versione pubblicata inizialmente (oltre dieci anni prima).

Molti dei temi trattati solitamente da King (almeno relativamente ai libri che ho letto di questo scrittore) si trovano in questo romanzo. L’evento drammatico che costringe un gruppo di persone a trovare un modo di sopravvivere dopo che la normalità è stata spazzata via mi ha fatto pensare a The dome e a Cell; la presenza di un personaggio-demone che rappresenta il Male richiama alla mente Shining, Doctor Sleep e soprattutto It e lo stesso per le persone con il dono della preveggenza.

A me la storia è sembrata a tratti un po’ noiosa e ripetitiva, sia nella parte iniziale in cui viene descritto come un’epidemia uccide la quasi totalità della popolazione umana della terra e di alcune razze di animali domestici, fra cui i cani, sia nel seguito, in cui King racconta in che modo i sopravvissuti si incontrano gli uni con gli altri e poi si organizzano. Inoltre in vari casi le azioni di alcuni personaggi mi sono sembrate inutili, non rilevanti per lo svolgersi della vicenda.

Adesso propongo una riflessione azzardata, o forse no. Mentre leggevo L’ombra dello scorpione mi sono venuti in mente alcuni romanzi di Saramago, in particolare Cecità e La zattera di pietra: in buona parte lo spunto iniziale è simile a quello di questo libro di King. Un evento catastrofico o comunque insolito isola un gruppo più o meno nutrito di persone che si trovano a doversi reinventare (per sempre o per un tempo limitato) il modo di sopravvivere e poi di vivere.

Credo che sia un tema molto letterario, nel senso che consente all’autore di studiare e sperimentare le dinamiche che possono instaurarsi fra le persone come sotto una lente di ingrandimento, data dalla situazione estrema in cui le ha collocate.

Nel mio piccolo, da ragazza, nel 1975, anch’io avevo scritto una storia in cui solo quattro persone erano sopravvissute a un conflitto nucleare. E non escludo di poter scrivere ancora qualcosa del genere, inventare una trama del genere è un’idea stimolante.

A margine rilevo che in ciascuno dei due romanzi di Saramago che ho citato c’è un cane fra i personaggi principali e ce n’è uno anche ne L’ombra dello scorpione.


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Un pensiero su “Stephen King, L’ombra dello scorpione

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