Ada Byron Lovelace, matematica

Il 10 Dicembre 1815 nasceva a Londra Augusta Ada Byron, ovvero Ada Lovelace, dal nome del marito.

È stata una matematica e per ricordare il suo contributo a questa scienza riporto quanto ho raccontato nel capitolo 23 del romanzo per ragazzi Lidia, che detesta la Matematica.

(Quello che segue è un dialogo fra Lidia, la protagonista, e Oscar, il calzolaio appassionato di Matematica che l’aiuta nello studio di questa materia. La prima a parlare è Lidia.)

 

Lidia Copertina

 

«Mi avevi promesso di raccontarmi di qualche donna che ha fatto scoperte in matematica. Mi hai parlato solo di Teano e Ipazia.»

Non ha risposto subito, sembrava che riflettesse se accontentarmi o cercare sul libro un altro esercizio, poi ha deciso:

«Anche nei secoli successivi non ce ne sono state molte; certo che, se teniamo conto delle difficoltà che hanno incontrato, è già un successo che ce ne siano state alcune. Fino a meno di un secolo fa per le donne era quasi impossibile accedere allo studio: non erano ammesse nelle università e le materie scientifiche erano considerate poco femminili e non venivano insegnate alle ragazze. Solo quelle che avevano molta tenacia e un profondo interesse per queste discipline hanno potuto impararle e dedicarvisi e spesso hanno dovuto lottare accanitamente perfino contro i pregiudizi della propria famiglia.»

Insomma: in pittura, musica, letteratura, in ogni tempo, i nomi più famosi sono solo di uomini perché le donne non hanno avuto le stesse possibilità, e le cose non vanno meglio in fisica o matematica… La mia rabbia cresceva mentre Oscar raccontava e ho esclamato:

«Non è giusto che sia sempre stato così.»

«Hai ragione. Purtroppo la storia è piena di ingiustizie.»

Ha bevuto un sorso d’acqua prima di proseguire:

«C’è stata un’eccezione parziale: una ragazza londinese dell’Ottocento, figlia di lord Byron, il famoso poeta. Si chiamava Ada, sposò il conte di Lovelace ed è più conosciuta con questo cognome. Poté studiare matematica a suo piacimento, pare che la madre l’abbia incoraggiata in questo per farla stare lontana dalla poesia.»

«Perché?»

«La madre e il padre si separarono quando Ada era molto piccola, lui era un dongiovanni, lo avrai sentito dire.»

Non ne ero sicura ma ho annuito.

«Benché non fosse ostacolata dalla famiglia, neppure Ada poté frequentare l’università, che a quel tempo era proibita alle donne.»

Avrei ruggito: a me studiare non piace, ma non sopporterei che qualcuno me lo proibisse. Oscar intanto ha continuato:

«Verso il 1830 conobbe Charles Babbage, un matematico e logico, che aveva progettato quello che adesso è considerato l’antenato del computer, una macchina che chiamò analitica

«Una calcolatrice?»

«No, un vero e proprio calcolatore, anche se meccanico. Era dotato di memoria, di un’unità di elaborazione, di una di input a schede perforate e di una output per stampare i risultati.»

«Ma il primo computer non è stato costruito una cinquantina di anni fa?»

«Qualcosa di più: intorno agli anni ’40 è stato realizzato il primo computer elettronico, del genere di quelli che usiamo adesso, solo enormemente più ingombrante. Babbage non poté costruire la sua macchina analitica, si trattava di un progetto costoso e non riuscì ad avere i fondi per realizzarla, anche perché pochi avevano capito la portata dell’invenzione.»

«E Ada cosa c’entra?»

«Si interessò a questo lavoro, ne seguì gli sviluppi e predispose insieme a Babbage un algoritmo per il calcolo dei numeri di Bernoulli. Questo algoritmo è considerato il primo programma per computer della storia.»

Non avevo idea di cosa fossero i numeri di Bernoulli, ma non me ne importava, volevo sapere di Ada.

«Ma la macchina esisteva solo in teoria, hai detto.»

«Infatti; comunque un prototipo è stato costruito una quindicina di anni fa e ha funzionato. Il contributo di Ada sta nell’aver capito le potenzialità della macchina ma anche che non sarebbe stata in grado di originare qualcosa, cioè che non poteva pensare, ma solo eseguire le istruzioni che le venivano impartite.»

«E poi?»

«Poi si è ammalata ed è morta giovane, non aveva compiuto 37 anni. Le sue intuizioni sul funzionamento e sulle possibili applicazioni della macchina analitica sono geniali: vide molto più avanti dello stesso inventore. Ad ogni modo, per avere i giusti riconoscimenti, dovette firmare l’articolo in cui descriveva la macchina analitica e l’algoritmo con le sole iniziali del nome; altrimenti, vedendo che era una donna, gli studiosi del suo tempo non lo avrebbero ritenuto degno di attenzione.»

Quella storia mi era piaciuta e volevo saperne di più, ma Oscar non mi ha dato modo di chiedergli altro, perché era l’ora di aprire il negozio e non era solito ritardare. Ha però aggiunto, mentre mi accompagnava alla porta: «Un linguaggio di programmazione è stato chiamato ADA in suo onore.»

 

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