I giorni dell’abbandono, Elena Ferrante – citazione

Ho iniziato a leggere questo romanzo e, a pagina 21, ho trovato un brano che parla di scrittura e che mi piace per come è scritto. La protagonista, da giovane, voleva diventare una scrittrice e, a trentotto anni, ricorda le parole con cui aveva commentato un romanzo (“libro famoso” non meglio identificato) che le aveva fatto leggere la sua insegnante di francese.

Ma quando le avevo restituito il volume, mi era venuta la frase superba: queste donne sono stupide. Signore colte, di condizione agiata, si rompevano come ninnoli nelle mani dei loro uomini distratti. Mi erano sembrate sentimentalmente sciocche, io volevo essere diversa, volevo scrivere storie di donne dalle molte risorse, donne di parole invincibili, non un manuale della moglie abbandonata con l’amore perduto in cima ai pensieri. Ero giovane, avevo pretese. Non mi piaceva la pagina troppo chiusa, come una persiana tutta abbassata. Mi piaceva la luce, l’aria tra le stecche. Volevo scrivere storie piene di spifferi, di raggi filtrati dove balla il pulviscolo. E poi amavo la scrittura di chi ti fa affacciare da ogni rigo per guardare di sotto e sentire la vertigine della profondità, la nerezza dell’inferno.

Mi limito a questa citazione perché sono solo all’inizio della lettura per fare altri commenti.


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