Libri letti nel mese di Febbraio 2016, #4

Le ultime due letture del mese sono due romanzi di autori italiani, presi entrambi dalla biblioteca.

L’amore molesto, Elena Ferrante

Vedere il post dedicato a questo link.


Dove sei stanotte, Alessandro Robecchi

Pubblicato nel 2015 questo romanzo è un po’ un giallo e un po’ una sorta di favola, anche se nel finale non manca una deriva realistica. Il protagonista è Carlo Monterossi, un autore televisivo di successo, che si trova all’improvviso a doversi nascondere perché qualcuno ha ucciso un giapponese che si era rifugiato in casa sua e, probabilmente, vuole uccidere anche lui. Un amico gli trova un rifugio presso una coppia di sudamericani con i quali presto stringe amicizia. Intanto anche la polizia, che indaga sulla morte del giapponese, lo sta cercando; il resoconto delle indagini si alterna alle vicende di Carlo, che conosce vari personaggi, fra cui una ragazza di cui si innamora, per i quali la coppia che lo ospita è un riferimento e un aiuto. La storia è narrata in modo garbato e ironico, come se l’autore non si prendesse molto sul serio e, come dicevo, somiglia più a una favola moderna che a un poliziesco. Comunque l’ho trovata gradevole e divertente. Di sicuro è una lettura che scivola via senza fatica.


Elena Ferrante – L’amore molesto

Nel leggere questo romanzo ho provato la stessa sensazione che ho ricevuto dalla lettura de I giorni dell’abbandono e, stavolta, sono riuscita a darle un nome: disagio. Mi mette a disagio il tipo di storia, il comportamento della protagonista e di altri personaggi. Forse è questo l’obiettivo della Ferrante, non so. La scrittura è anche in questo caso precisa, curata. Le descrizioni sono dettagliate ma i dettagli non sono di troppo, sono necessari per mostrare o riflettere gli stati d’animo dei personaggi.

La trama è semplice, lo svolgimento è invece complesso, perché ripercorre la storia dei rapporti tra una figlia e sua madre. Delia, una donna di circa quarant’anni, torna a Napoli, sua città natale, per il funerale della madre, Amalia, che si è suicidata affogandosi in mare, almeno così sembra. Dopo il funerale Delia resta qualche giorno nella città, per ricostruire le ultime ore di vita della madre e capire il perché del suo gesto; la sua ricerca la porta inevitabilmente a rivivere e ad analizzare il rapporto avuto con lei fino dall’infanzia, un rapporto di amore e odio insieme. Mi sembra che anche la scelta dei due nomi, fra i quali c’ una certa assonanza (Ama-lia e De-lia) indichi il legame che c’era fra queste due donne.

Mi sono segnata una frase, durante la lettura, che mi sembra emblematica del modo di scrivere della Ferrante (dal canto mio non ho ancora capito – o deciso – se la frase – mi piace o no):

forse non era atterrita, forse era solo allegra; forse era atterrita e allegra. Amalia aveva l’imprevedibilità di una scheggia, non potevo imporle la trappola di un unico aggettivo.

Il romanzo è stato pubblicato per la prima volta nel 1996.


Scrittura creativa, il Punto di vista – #3

Trovo interessante riportare alcune citazioni da Lettere a un aspirante romanziere di Mario Vargas Llosa tratte dal capitolo Il narratore: lo spazio a proposito dei punti di vista e, appunto, del narratore.

Vargas Llosa - lettere asp rom

Per prima cosa Vargas Llosa precisa che il narratore non è lo scrittore, ma un personaggio, anzi il personaggio “più importante di tutti i romanzi”.

Un narratore è un essere fatto di parole, non di carne e ossa come sono di solito gli autori; quello vive soltanto in funzione del romanzo e finché lo racconta…

e ancora:

Il comportamento del narratore è determinante per la coerenza interna di una storia, e questa è a sua volta essenziale per il suo potere di persuasione.

Quindi la scelta del narratore, che sostanzialmente coincide con la scelta del punto di vista, è fondamentale e influenza l’intera storia in tutti i suoi aspetti. Per Vargas Llosa i casi possibili sono tre:

un narratore-personaggio, un narratore-onniscente esterno ed estraneo alla storia che racconta, o un narratore-ambiguo di cui non è chiaro se narra dall’interno o dall’esterno del mondo narrato.

Nel primo caso, dice ancora Vargas Llosa, lo scrittore usa il pronome io (o, raramente, noi), nel secondo egli e nel terzo il tu. Ricordo che in alcuni casi la terza persona è in realtà immersa in uno dei personaggi e quindi il narratore coincide con quel personaggio (il narratore focalizzato di cui si parlava nel post #1 sul POV); Vargas Llosa, però, non evidenzia questa possibilità.
Aggiunge Vargas Llosa che gli “… spostamenti del narratore non sono infrequenti nei romanzi.” e cita come esempi Don Chisciotte e Moby Dick. Avverte però che

Se questi spostamenti sono giustificati, dal momento che contribuiscono a dotare di maggiore intensità e ricchezza interiore, di più «vissuto» la finzione, quegli spostamenti risultano invisibili al lettore, catturato dall’eccitazione e dalla curiosità che suscita in lui la storia. Se invece non raggiungono tale effetto, ottengono il contrario…

ovvero generano confusione e la storia e i personaggi perdono di autenticità.


Libri letti nel mese di Febbraio 2016, #3

Due romanzi di Simak, presi entrambi dalla biblioteca. Questo scrittore mi piace molto, i suoi libri aprono molte finestre…

La casa dalle finestre nere, Clifford D. Simak

(titolo originale Way Station, trad. Beata della Frattina)
Vedere il relativo post; è comunque un romanzo che mi piaciuto molto e ve lo consiglio.

All’ombra di Tycho, Clifford D. Simak

(titolo originale The trouble with Tycho, trad. Ugo Malaguti)
Questo romanzo, del 1961, è ambientato sulla Luna, dove i Terrestri hanno installato delle colonie. La Luna è descritta come è realmente (o quasi), senza ossigeno né atmosfera e senza vita, ad eccezione di licheni e cosiddetti levrieri, ovvero piccoli esseri che scintillano e volano, apparentemente costituiti di energia pura; le persone che abitano sulla Luna vivono all’interno delle colonie, che sono ambienti chiusi in cui circola l’ossigeno, e, per muoversi, utilizzano dei mezzi appositi (detti trattori) e delle tute collegate a respiratori.
La trama è semplice, un giovane ricercatore (che solitamente raccoglie i licheni che nascono in alcune zone della Luna e che contengono dei microbi utilizzati per guarire le malattie mentali) incontra una ricercatrice che lo convince ad intraprendere un’esplorazione molto pericolosa: quella di scendere nel cratere Tycho, in cui sono scomparse due spedizioni provenienti dalla Terra e una squadra di soccorso: scoprendo il motivo di queste sparizioni o ritrovando le astronavi potrebbero diventare ricchi.

La storia si differenzia dalle altre che ho letto di Simak (a parte Fuga dal futuro in cui l’elemento avventura è altrettanto presente) perché è soprattutto un’avventura. Non mancano i motivi di riflessione sull’uomo e sulla vita, che danno a questo romanzo un particolare spessore. Insomma, si tratta di un libro simakiano a tutti gli effetti.