Internet delle cose, Internet of Things

Stamani mentre ero in macchina ho ascoltato alla radio una parte della trasmissione Radio3 Scienza. Stavano parlando di Internet delle cose (ovvero Internet of things), un concetto (o meglio una quasi realtà) di cui avevo già letto o sentito qualcosa.

Vado a memoria e racconto quello che ho capito, per poi fare qualche breve riflessione in merito.

Con Internet delle Cose si intende (molto in sintesi) la connessione degli oggetti fra loro e il conseguente scambio di informazioni.

Gli esperti affermano che siamo entrati nell’era dell’Internet delle Cose da circa un anno, ovvero da quando il numero delle connessioni (internet) fra gli oggetti ha superato il numero di abitanti della Terra. Ancora nella vita di tutti i giorni non ci sono cambiamenti apprezzabili (almeno in Italia, forse in USA sono come al solito un po’ più avanti), ma si presume che non tarderanno ad arrivare.

Gli oggetti diventeranno intelligenti e potranno ricordare alle persone di fare una certa cosa o farla al loro posto, semplificando così loro la vita; due esempi banali: il frigorifero avvertirà che è finito il latte (ma anche chi ha preso che cosa e quando…), la lavatrice ordinerà una nuova fornitura di detersivo quando questo sarà finito.

È subito chiaro che in questo modo la vita delle persone potrà essere completamente tracciata, a scapito della privacy.

Secondo me, comunque, oltre alla questione privacy, che è fondamentale perché connessa alla Libertà individuale, c’è almeno un altro aspetto da considerare: la presenza di oggetti che pensano al posto dei loro utilizzatori farà sì che gli utilizzatori non debbano pensare… e allora che ne sarà del cervello umano? Potrà dedicarsi a speculazioni più complesse perché libero dalle incombenze quotidiane oppure, almeno per la maggior parte delle persone, si atrofizzerà per la carenza di allenamento?

In parte qualcosa del genere, a mio parere, è già avvenuto con l’uso diffuso dei computer e di Internet (delle informazioni): avendo a disposizione uno strumento che consente di sapere cos’è quello o dove si trova quel luogo, le generazioni più giovani sono meno motivate a imparare: quello che serve lo trovano in Internet… E così la memoria viene esercitata poco, meno di quanto sarebbe auspicabile.

Insomma, esagerando, ci troveremo a demandare le nostre scelte ai nostri oggetti e/o a vivere attraverso di essi… Il rischio c’è, come sempre, perché un conto è acquisire nuove conoscenze e tecnologie, tutto un altro saperle usare al meglio.

E voi, cosa pensate di questi scenari una volta solo fantascientifici e adesso quasi reali (è solo questione di tempo)?


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2 pensieri su “Internet delle cose, Internet of Things

  1. Ciao Antonella, ho letto con molto interesse le tue riflessioni, e non ho remore circa la privacy…
    Penso, ad esempio, a quel rettangolino che senza fili (lo smartphone) mi consente di entrare in contatto, visivo e audio, con una persona a centinaia di chilometri da me… E allora non me ne importa nulla se il signor Facebook acquisisce i dati della durata del mio contatto, se amo quell’e-book e non quell’altro… 🙂

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    • A me il pensiero che tutto di me possa essere tracciato non va un gran che, invece… potrebbe diventare un modo di condizionare le persone, oltre che di tracciarle: sapendo cosa fanno, cosa preferiscono, chi vedono, dove vanno è possibile anche indirizzarle…

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