Scrittura creativa, il Punto di vista – #2

In questo articolo propongo due esempi di romanzi scritti in prima persona.

Il primo è La coscienza di Zeno, di Italo Svevo. In questo romanzo lo scrittore immagina che uno psicanalista abbia consigliato a Zeno, il protagonista, di tenere un diario. Il tono è spesso ironico, il tempo usato è il passato.

Un brano dal capitolo 2 (Preambolo)

La malattia è una convinzione ed io nacqui con quella convinzione. Di quella dei miei vent’anni non ricorderei gran cosa se non l’avessi allora descritta ad un medico. Curioso come si ricordino meglio le parole dette che i sentimenti che non arrivarono a scotere l’aria.

E l’inizio del capitolo 5 (La storia del mio matrimonio)

Nella mente di un giovine di famiglia borghese il concetto di vita umana s’associa a quello della carriera e nella prima gioventù la carriera è quella di Napoleone I. Senza che perciò si sogni di diventare imperatore perché si può somigliare a Napoleone restando molto ma molto più in basso. La vita più intensa è raccontata in sintesi dal suono più rudimentale, quello dell’onda del mare, che dacché si forma, muta ad ogni istante finché non muore! M’aspettavo perciò anch’io di divenire e disfarmi come Napoleone e l’onda.

Il secondo è Il barone rampante, di Italo Calvino, di cui riporto l’inizio. Anche in questo caso la narrazione è al passato ma l’io narrante non è il protagonista (Cosimo, il barone che vive sugli alberi) ma suo fratello.

Fu il 15 giugno del 1767 che Cosimo Piovasco di Rondò, mio fratello, sedette per l’ultima volta in mezzo a noi. Ricordo come fosse oggi. Eravamo nella sala da pranzo della nostra villa d’Ombrosa, le finestre inquadravano i folti rami del grande elce del parco. Era mezzogiorno, e la nostra famiglia per vecchia tradizione sedeva a tavola a quell’ora, nonostante fosse già invalsa tra i nobili la moda, venuta dalla poco mattiniera Corte di Francia, d’andare a desinare a metà del pomeriggio. Tirava vento dal mare, ricordo, e si muovevano le foglie. Cosimo disse: – Ho detto che non voglio e non voglio! – e respinse il piatto di lumache. Mai s’era vista disubbidienza più grave.

(Mi accorgo solo adesso, inserendo i tag, che gli scrittori che ho citato si chiamano entrambi Italo.)

 

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