Scrittura creativa: il finale di una storia #2

Il finale di Pilgrim, che come ho scritto nel relativo post con le mie impressioni di lettura mi ha delusa e mi ha ricordato un altro finale che mi ha rovinato il romanzo che fino a quel punto avevo trovato avvincente e denso di nuovo spunti, ovvero Il codice da Vinci, di Dan Brown.
In questi due romanzi (ma anche in altri) sembra che l’autore, dopo aver messo in piedi un’architettura complessa e in qualche modo destabilizzante per il mondo in cui si svolge la finzione (perché di questo comunque si tratta, di finzione, invenzione, ancorché ambientata in un contesto realistico), abbia paura delle conseguenze che quell’architettura potrebbe causare nella realtà vera e si affretta a farla crollare, in modo da garantire che nel mondo reale lo status quo non venga scalfito.
Con questo tipo di finali non viene, a mio avviso, rispettata la promessa che lo scrittore fa al lettore narrandogli la sua storia: è come se in tutto il romanzo un gruppo di persone organizzasse con immensi sacrifici e studi un viaggio verso Marte e poi alla fine vi rinunciasse perché uno di loro si è fatto male a un piede. Esempio portato all’estremo, forse, ma mi sento davvero un po’ come se leggessi una cosa del genere.
A proposito di Dan Brown trovo, invece, che in Inferno, la promessa sia in parte mantenuta; ovviamente non scendo in dettagli (per nessuno dei tre romanzi che ho citato) per evitare spoiler.

Sono convinta che il finale sia la parte più difficile di una storia e, più la storia è complessa o di suspense, più aumenta la difficoltà di inventarne uno che non vanifichi la costruzione di tutto il romanzo.
Per quanto mi riguarda, scrivere il finale è sempre un momento delicato, anche per il motivo di cui sopra. Solitamente mi trovo in una di queste due situazioni: comincio la prima stesura avendo in testa la storia o comunque la trama dall’inizio alla fine (spesso accede per le storie brevi) oppure scrivo seguendo un’idea di base (più o meno precisa) il cui sviluppo si viene definendo via via e magari cambia più volte durante la stesura. Nel primo caso mettere a punto il finale è meno complicato perché era già definito con tutta la storia; nel secondo caso spesso, anche se inizialmente avevo un’idea della possibile conclusione, questa va rivista, a volte modificata completamente, alla luce dello svolgimento della vicenda e del comportamento dei personaggi (spero con esito soddisfacente anche del lettore…).


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