La porta dell’infinito – Frederik Pohl

Trama

Sbarcati su Venere, gli uomini non hanno trovato forme di vita, ma hanno scoperto i resti di una civiltà estinta mezzo milione di anni prima: gli Heechee, una razza aliena, molto avanzata scientificamente, che ha lasciato tracce perlopiù indecifrabili. Grazie a una mappa hechee, però, i terrestri hanno potuto raggiungere Gateway, uno spazioporto costruito in un asteroide cavo, in cui sono attraccate centinaia di aeronavi che attendono, da millenni ormai, di partire. Peccato che gli umani non siano in grado di ricostruire la tecnologia alla base del loro funzionamento: l’unica cosa che possono fare è salire a bordo e lasciarsi trasportare, senza sapere dove né per quanto, né se le provviste basteranno. E proprio in una di queste avventure che Robinette Broadhead vuole lanciarsi, sperando in un colpo di fortuna che lo faccia diventare un esploratore ricco e famoso. Ma tornare non è scontato: molte navi approdano alla base con un equipaggio senza vita oppure non ritornano affatto…

cover porta infinito ok

 

Le mie impressioni

La storia si sviluppa in un alternarsi continuo di capitoli collocati in momenti diversi della storia del protagonista: quelli in cui Broadhead parla con il suo psicoanalista Sigfrid (un computer) e quelli in cui racconta il periodo che ha vissuto su Gateway, il piccolo asteroide attrezzato e poi abbandonato dai misteriosi Heechee. Da Gateway, con le navi costruite dagli Heechee, gli uomini partono per viaggi dalla meta sconosciuta, nella speranza di raggiungere pianeti o satelliti su cui trovare oggetti o materiali utili per la sopravvivenza della razza umana che, sulla Terra e nelle varie colonie su Marte e su Venere, se la passa piuttosto male. La grande incertezza sull’esito del viaggio, dal quale è possibile non tornare o non tornare vivi, costituisce per Brodhead un ostacolo contro cui si confronta quotidianamente cercando il coraggio di partire.
Il romanzo mi è sembrato più psicologico che di fantascienza: infatti è incentrato sulle emozioni, desideri e paure di Brodhead (un personaggio nemmeno troppo simpatico e di sicuro più antieroe che eroe) e, per quanto l’ambientazione sia inequivocabilmente fantascientifico-distopica, questo aspetto resta sempre piuttosto in secondo piano rispetto alla vicenda interiore del protagonista.
La narrazione è in prima persona; tutti i personaggi, non solo il protagonista, sono molto ben disegnati e molto realistici.
Credo che sia considerato uno dei grandi testi della fantascienza, ma non mi ha entusiasmata come altri romanzi, penso che sia solo per una questione di gusti e affinità.
Interessanti i misteriosi Heechee sui quali, ho letto, Pohl ha scritto altri romanzi che vedrò di leggere.

(Originale pubblicato nel 1976 – titolo originale Gateway – trad. di Roberta Rambelli)

Frederik Pohl (New York, 26 novembre 1919 – 2 settembre 2013)


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