Il libro dell’inquietudine, Fernando Pessoa #11

Ho fatto naufragio senza tempesta in un mare nel quale si tocca il fondo con i piedi.

A ciò che resta di me chiedo a cosa servono queste pagine inutili destinate alla spazzatura e alla sottrazione, perdute ancora prima di trovarsi fra le carte lacerate del Destino. 
Me lo chiedo e vado avanti. Scrivo la domanda, la avvolgo con nuove frasi, la dipano con nuove emozioni. E domani scriverò ancora, continuando il mio stupido libro, le impressioni quotidiane della mia mancanza di convinzione piena di freddo.
Che siano scritte, così come sono. Quando si è giocato a domino, che si sia vinto o che si sia perso, dobbiamo capovolgere le pedine, e il gioco finito è nero.


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