Pubblicato in: Libri, Racconti

Pecore con gli scarponi, #22

Il lettore

Laura si era allontanata dalla sua postazione al pubblico per cercare un libro e quando vi tornò vide che una delle quattro persone sopraggiunte nel frattempo era il nuovo benzinaio.

La cosa non la sorprese molto, uno a cui piace leggere prima o poi è probabile che capiti in biblioteca. Quando fu il suo turno lui la salutò e le chiese:

Come sta? Sono diverse settimane che non la vedo e ho pensato che non si sentisse bene.”

Si è accorto che non passavo più… si stupì Laura. “Tutto a posto, grazie. Posso aiutarla?”

Mi mancano due libri di Chandler e ho pensato che forse qui avrei potuto trovarli.”

Li abbiamo tutti, infatti. Mi dica i titoli, controllo se sono in prestito o disponibili.”

Addio mia amata e L’uomo a cui piacevano i cani, il secondo è una raccolta di racconti.”

Lei frenò qualunque commento sul primo e digitò veloce sulla tastiera.

Sono entrambi disponibili.” Scrisse il codice su un foglietto e porgendoglielo gli indicò la sala in cui andare. “Dovrebbe trovarli con facilità.”

Poco dopo l’uomo tornò con i due volumi.

Eccoli. Devo compilare qualcosa?”

Sì, le preparo la nostra tessera. Ho bisogno dei suoi dati, nome e indirizzo: compili questo modulo.”

Lui eseguì con un certo impaccio, poi le restituì il foglio. Laura trascrisse il nome su un cartoncino colorato con un codice a barre stampato sul retro poi inserì le informazioni nel computer e infine porse la tessera all’uomo, spiegandogli:

Questa serve per prendere i libri in prestito. Ne può prendere fino a dieci. Il prestito scade dopo un mese ma può chiedere una proroga di un altro mese, anche per telefono. La proroga è concessa se nessuno ha prenotato il libro.”

Grazie. Si può richiedere la proroga anche via Internet?”

No, non ancora; però stanno predisponendo i programmi necessari per fare quello e anche altre cose, fra cui prenotare un testo.”

Il benzinaio, di cui adesso conosceva anche il nome (ovvero Umberto Vannini, residente in via Ungaretti 15), la salutò e uscì, con i due libri sotto braccio.

Solo dopo aver soddisfatto le esigenze di un’altra decina di persone Laura si ricordò che non aveva dato al benzinaio il depliant con le informazioni sulla biblioteca e le regole per accedere ai prestiti: si era inspiegabilmente distratta. Ne avrebbe preso uno prima di tornare a casa, per portarglielo il mattino seguente, quando avrebbe fatto il pieno. Perché, ovviamente, sarebbe tornata alla sua pompa, a fare benzina. Ormai non avrebbe avuto senso andare altrove. Portargli il depliant era forse una gentilezza ingiustificata? Decise di no, che si trattava solo di una cortesia da buona vicina.

Quella sera a cena si impose di non mangiare più di due fette di pane e riuscì a mantenere il proposito, o quasi (ne mangiò due e mezzo), anche perché aveva meno appetito del solito.

Infilandosi il pigiama per andare a dormire le venne in mente che la sera seguente ci sarebbe stata un’altra lezione di acquagym. Non ne aveva molta voglia ma si disse che sarebbe tornata in piscina con Patrizia. Solo un’altra volta.

 

Pubblicato in: Citazioni, Libri

Il lungo addio – Raymond Chandler

Questo è il romanzo che mi è piaciuto di più di Chandler, penso perché racconta di un’amicizia. I romanzi con protagonista Marlowe sono scritti tutti in prima persona, il narratore è Marlowe stesso.

lungo addio cover ok

L’inizio

Quando lo vidi per la prima volta, Terry Lennox era ubriaco in una Rolls Royce fuori serie, di fronte alla terrazza del “Dancers”. Il custode del parcheggio aveva portato fuori la macchina e continuava a tenere lo sportello aperto perché Terry Lennox lasciava penzolare il piede sinistro come se avesse dimenticato di possederlo. Aveva un volto giovanile, ma i capelli di un bianco calcinato. Bastava guardarlo negli occhi per capire ch’era saturo d’alcool fino alla radice dei capelli, ma per il resto aveva l’aria di un qualsiasi simpatico giovanotto in abito da sera che si fosse lasciato vuotare il portafogli in un locale esistente solo a tale scopo.

La fine

Si voltò, e attraversò la stanza e uscì. Guardai la porta che si chiudeva. Ascoltai i suoi passi che si allontanavano nel corridoio dal pavimento in finto marmo. Dopo qualche attimo divennero fiochi, poi non udii più nulla. Continuai ugualmente ad ascoltare. Per quale ragione? Desideravo forse che si fermasse, improvvisamente, e si voltasse e tornasse indietro a parlarmi, a scacciare da me l’amarezza che provavo? Bene, non lo fece. E non lo vidi mai più.
Non vidi mai più nessuno di loro… eccettuati i poliziotti. Il sistema per dire loro addio non è stato ancora inventato.

(Quello che se ne va è Terry Lennox.)

(la traduzione è di Bruno Oddera)


Pubblicato in: Citazioni

Bisogno di libertà – Björn Larsson

Ho iniziato a leggere quest’altro libro di Björn Larsson, in cui lo scrittore racconta i momenti della sua vita più legati al bisogno di libertà.

Pubblico nel seguito due brevi estratti di questo libro.


Ribellarsi a posteriori contro ciò che alcuni chiamano «sorte» e altri «caso», non ha alcun senso. Siamo comunque sempre in ritardo sul destino. Cercare di precederlo per contrastarlo è più o meno vano quanto tentare di sparare più veloce della propria ombra.

 

Non si può essere liberi che con cognizione di causa. Essere liberi non è perdersi e lasciarsi andare senza avere la minima idea di una direzione. È per questo, del resto, che ho sempre provato un’istintiva diffidenza verso ogni tipo di droga. Non capisco il desiderio di alcuni di ubriacarsi, di essere sbronzi. Per essere liberi bisogna essere padroni dei propri atti e non vittime di cause incontrollabili. Bisogna essere realisti, radicati nella realtà, e insieme sognatori, per non rimanere vittime involontarie del mondo reale.


Pubblicato in: Libri

La saggezza del mare – Björn Larsson #2

(titolo originale Från Vredens Kap tull Jordens Ände, traduz. Katia De Marco)

saggezza mare cover ok

In questo libro Larsson parla del mare, del navigare a vela e del vivere in mare, ovvero in barca, e di quanto questo significhi per lui. Racconta alcune esperienze, piacevoli e meno, momenti in cui ha avuto paura e momenti di pura bellezza. Fornisce anche notizie su certe rotte e qualche consiglio per la navigazione. Ma la cosa che a me piace di più, in questo libro come ne Il cerchio celtico, è l’amore e il rispetto che mostra per il mare e il modo di descrivere azioni e situazioni: sembra di essere in barca con lui.
Credo che i suoi libri possano essere apprezzati anche da chi non ama il mare, non sono molti gli scrittori che sanno parlarne così.

Qui troviamo diverse citazioni e riferimenti a Martinson, scrittore svedese premio Nobel per la letteratura, Larsson sembra considerarlo quasi una sorta di guida e di sicuro lo apprezza moltissimo come scrittore (le opere di Martinson non sono tradotte in italiano).

Nel seguito alcune citazioni, concetti che condivido o che mi hanno colpito.

 

E in Irlanda e in Scozia si chiede sempre il nome del proprio interlocutore, cosa che credo sia un’eredità dei celti. Dimenticare il nome di una persona per i celti equivaleva a ucciderla.

 

I computer non possono far altro che seguire le regole, mentre gli esseri umani possono scegliere sia le regole che le eccezioni, senza per questo dover essere pazzi.

Citazioni di citazioni

Ci si era imbarcati per romanticismo adolescenziale, affascinati dai pirati e dagli indiani. Romantico e asessuato, il mare ci gridava: L’avventura! L’avventura! All’arrembaggio!
Ma si faceva presto a cambiare idea. Era la realtà ad agire su di me, e non viceversa, come raccontavano le fiabe. Si è cominciato col doversi piegare ai capricci della caldaia, stringere i muscoli su un lavoro estremamente finalizzato e, in preda alla nausea e a cupi pensieri, vomitare l’anima sul carbone a bordo di un piccolo mercantile da trecento tonnellate sballottato sull’Atlantico del Nord.
(Martinson Resor utan mål)

 

Il nostro ideale non dovrebbe essere la bonaccia, che può trasformare il mare in una palude; e nemmeno l’uragano, ma il grande e forte aliseo, pieno d’impeto e gioia, salubre e vitale: un’eterna e costante boccata d’aria.
(Martinson, Kap Farväl!)

 

Cerchi sull’acqua dunque. Uno si crede originale, forse soprattutto come artista, mentre in realtà è impregnato dello spirito del tempo, delle atmosfere, delle idee, delle correnti e delle tendenze che fluttuano in modo imperscrutabile in giro per il mondo.

Altre citazioni da questo libro le trovate qui.

 

 

Pubblicato in: Libri, Riflessioni, Scrittura

Parole da mare

Nonostante le mie molte letture salgariane di gioventù, leggendo i libri di Björn Larsson mi sono imbattuta in molti termini tecnici relativi alla navigazione e alle imbarcazioni a vela di cui non conoscevo il significato; così mi sono documentata e ho annotato un sintetico mini glossario. Di sicuro se qualcuno di voi si intende dell’argomento lo troverà impreciso e imperfetto.

20160410_172016 blog 13-05-2016
Anabatico: detto di vento, spira verso l’alto.

Boma: trave che sostiene la base dalla randa, attaccata all’albero principale mediante uno snodo. Può essere di vari materiali.

Catabatico: detto di vento, scende dall’alto, da una collina o da una montagna.

Cazzare: tirare una vela a sé (tesare una vela).

Nodo: unità di misura per la velocità; equivale a un miglio nautico l’ora (1,852 km/h); si abbrevia con kn.

Orzare: ruotare l’asse longitudinale dell’imbarcazione in modo che la prua sia avvicinata alla direzione in cui spira il vento.

Poppa: parte posteriore.

Pozzetto: La parte aperta dell’imbarcazione.

Prua: parte anteriore dell’imbarcazione.

Scotta: una corda o cima, che serve per orientare una vela.

Solcometro: strumento per misurare la velocità delle imbarcazioni.

Vele

        Randa:  sull’albero principale (o unico).

        Fiocco: a prua della randa.

 

Pubblicato in: Citazioni, Libri

Il libro dell’inquietudine, Fernando Pessoa #12

La definizione che più desidero per il mio spirito è quella di creatore di indifferenze. Vorrei che lo scopo della mia vita fosse principalmente di educare gli altri a sentire sempre di più per se stessi e sempre meno secondo la legge dinamica della collettività.

 

Pubblicato in: Citazioni

Il libro dell’inquietudine, Fernando Pessoa #11

Ho fatto naufragio senza tempesta in un mare nel quale si tocca il fondo con i piedi.

A ciò che resta di me chiedo a cosa servono queste pagine inutili destinate alla spazzatura e alla sottrazione, perdute ancora prima di trovarsi fra le carte lacerate del Destino. 
Me lo chiedo e vado avanti. Scrivo la domanda, la avvolgo con nuove frasi, la dipano con nuove emozioni. E domani scriverò ancora, continuando il mio stupido libro, le impressioni quotidiane della mia mancanza di convinzione piena di freddo.
Che siano scritte, così come sono. Quando si è giocato a domino, che si sia vinto o che si sia perso, dobbiamo capovolgere le pedine, e il gioco finito è nero.


Pubblicato in: Libri, Racconti

Pecore con gli scarponi, #21

Acquagym

Laura parcheggiò nella piazza come aveva fatto Patrizia quando l’aveva accompagnata a iscriversi al corso di acquagym. La collega era soddisfatta di essere riuscita a convincerla, lei molto meno. Anzi, era già pentita di aver ceduto alle sue insistenze. Nelle ultime settimane le aveva descritto sempre più spesso quanto fosse benefico e gradevole:

È divertente, vedrai. Sono movimenti dolci e mentre ti muovi l’acqua ti fa un massaggio. Sono sicura che ti piacerà. Io ho cominciato due mesi fa e sono entusiasta.”

Le aveva ripetuto questo ritornello un sacco di volte, finché alla fine Laura si era arresa: si era comprata una cuffia e aveva pagato l’abbonamento per un mese.

Scese dall’auto e, lentamente, si diresse verso la piscina e poi verso lo spogliatoio. Aprì la porta, entrò e si sentì in trappola, non si era aspettata di trovare tanta gente: bimbe di tre quattro anni corredate di mamma o nonna, ragazzine, adolescenti, adulte, anziane e perfino oltre… una folla di donne che si spogliavano, asciugavano, vestivano. Appena si riscosse dallo stupore fece dietro front ma sulla soglia si trovò faccia a faccia con Patrizia.

Ciao, Laura. Vieni, sbrighiamoci. Abbiamo solo cinque minuti.”

Non c’è posto.”

Non ti preoccupare, è sempre pieno così. Guarda, là c’è un po’ di spazio” disse Patrizia indicando l’angolo di una panca. “Poi in acqua si sta bene, tranquilla.”

Posarono le borse e si spogliarono in fretta. Laura si sentiva ingombrante, la stanza, benché grande, era attraversata da file di panche e attaccapanni che la dividevano in stretti corridoi, lungo i quali lei si muoveva con difficoltà e solo chiedendo di continuo permesso. Di solito le sue dimensioni non le creavano un problema ma lì non si sentiva a proprio agio. Neanche un po’.

È affollato, è vero. Ma ci si abitua.” La incoraggiò Patrizia, che aveva intuito cosa le passava per la mente.”

Laura annuì. Stava sudando, l’aria era calda e umida e vi aleggiavano gli odori dei bagnoschiuma e delle creme.

Indossarono la cuffia e si incamminarono verso la vasca.

Il nostro gruppo è quello.” Patrizia le indicò una quindicina di donne che entravano in quel momento in acqua.

Dopo dieci minuti di esercizi Laura smise di seguire le indicazioni dell’istruttrice. Di quando in quando accennava un movimento, per non farsi notare troppo. Pensava sconfortata al caos che l’aspettava nello spogliatoio e non vedeva l’ora di essere a casa. Avrebbe dovuto immaginarlo, perché si era fatta convincere da Patrizia? Il perché lo sapeva benissimo: in quel periodo la solitudine le pesava più di quanto non le era mai successo prima, e poi ogni tanto bisogna provare qualcosa di nuovo, qualcosa che non si è mai fatto.

Beh, almeno ci aveva provato.

Patrizia ci sarebbe rimasta male, ma non se ne sarebbe stupita gran che, se lo aspettava di certo. Forse però avrebbe provato una seconda volta, in fondo stare nell’acqua e fingere di fare ginnastica era abbastanza rilassante.

Rientrarono nello spogliatoio insieme ad altri due gruppi, e ci volle un po’ prima che riuscissero a guadagnarsi una doccia libera e poi un phon per asciugarsi i capelli. E per tutto questo tempo e finché non si fu rivestita Laura si sentì ingombrante. Troppo per desiderare di tornarci.

Venerdì andrà meglio, vedrai.” La disse Patrizia quando furono fuori.

Lei annuì, glielo avrebbe detto nei prossimi giorni, che in piscina non sarebbe tornata.