Intervista a Keihra Palevi

Eccoci alla seconda Intervista self. L’autrice con cui “parliamo” oggi è Keihra Palevi, che ha pubblicato ebook di generi diversi e che ha riscosso un successo particolare con il romance La rosa dei venti (una trilogia). Il suo ultimo ebook è la prima parte di un altro romance che è anche un giallo e che riserva diversi colpi di scena, dal titolo Credici (#Creeed)”; la seconda e ultima parte uscirà a breve.

  1. Perché scrivi? Qual è la molla che ti spinge a farlo?

Ho sempre scritto da quando mi hanno insegnato l’alfabeto. Mi sono sempre distinta, mi veniva facile, anche alle superiori scrivevo direttamente in bella (alla maturità ho dovuto buttar dentro “una brutta” dopo), scrivevo in contemporanea anche per compagni in difficoltà per dar loro una mano. Aver dentro la scrittura è come avere un fiume in piena. Più tardi ho scoperto che è anche una sorta di energia, se non scrivo sto male fisicamente, devo rimediare con altro, che non sempre è possibile. Scrivo perché sono. Sono quindi scrivo. (Inoltre ho un progetto da portare avanti, ora sono rimasta da sola e lo finanzio con la scrittura visto che ho un lavoro, ma ho anche una famiglia. I miei proventi finiscono là)

  1. Perché hai scelto, almeno negli ultimi romanzi, il genere romance? Cosa ti consente di esprimere/condividere con i lettori?

Ho scritto saggi, poesie, discorsi come ghost, articoli, ma non mi bastava. Sono passata alla Narrativa. Il Romance è il genere più popolare che, all’interno di una struttura semplice come “storia d’amore”, mi permette di infilarci dentro praticamente di tutto. Me ne servo per far passare certi messaggi anche di meta-narrativa. Alcuni li afferrano, altri si fermano alla storia, quindi mi devo impegnare a costruire una storia d’amore che possa star in piedi anche da sola.

  1. Da cosa prendi spunto per le tue storie?

Sempre dalla realtà e poi attingo a piene mani dalla mia esperienza di vita o da quelle altrui.

  1. Quanto c’è di autobiografico nelle tue storie?

Abbastanza e troppo: ciò che penso, ciò in cui credo e il sesso vissuto (non tutto, per ora!)

  1. Cosa ti resta più difficile nello scrivere? (Ad esempio l’inizio, la fine, la revisione…)

No, li ho in mente da subito con la trama. Non so se rendo, ma fatico a rendere lo scorrere del tempo, detesto i libri che odorano di diario: andai, dissi, mi vestii, uscii ect ect

  1. Cosa ti entusiasma di più nella scrittura?

Nella mia stupirmi di aver scritto quel pezzo proprio io, quando lo rileggo a distanza. In generale, me inclusa, ridere , sorridere, piangere con lacrime vere, in sunto emozionarmi ed emozionare senza avvertire quell’intento in chi leggo. Dev’essere sentito, spontaneo. Io lo sento quando è costruito e mi smonto. “Mi dà noia”, si direbbe a Firenze.

  1. Cosa cerchi o pensi di comunicare/condividere con i tuoi lettori?

Belle storie, emozioni vere, buona narrativa, l’originalità di osare strade non battute e meno commerciali.

  1. Quali sono le tue letture preferite, intese sia come genere che come libri singoli?

Con l’avvento del digitale ho ripreso a leggere di più, nei primi vent’anni di vita ho letto di tutto, poi ho rallentato, ora ho ripreso. Un sociologo americano scrive che i libri più letti sono per il 30% bravura e il 70% marketing. Non seguo le mode in nessun campo, figurarsi in questo. A braccio: mai letto Volo, Dan Brown non mi è mai piaciuto, né per stile né per trama anche perché il sacro graal interpretato in quel modo non è una novità. Non mi è piaciuto Il cardellino, a me non piace la Sanchez, né la Mazzantini per esempio. Dentro di me non è rimasto nulla dei vari Darcy per esempio. Stravedevo per Verga e lo rileggo ancora, Follet non mi delude mai. In campo romance ho letto un sacco di storici in cui mi immergevo, Alto e Basso Medioevo. La torcia è un libro che ho consumato, poi c’è Kathy Reichs (e non mi piacciono i gialli) Anna Rice (e non mi piacciono i vampiri), Valerio Massimo Manfredi, Mauro Corona, Fruttero e Lucentini, ovviamente Fallaci, il postumo non mi ha preso… Divoro biografie o saggi sull’Antico Egitto, sul periodo Tudor-Stuart, quelli “cristologici” e dintorni. Faletti non mi è mai piaciuto. Leggo anche Indie, ce ne sono di ottimi ignorati, tranne qualche raro caso davvero meritevole.

  1. Da quanto tempo scrivi?

Da sempre.

  1. Trovi stimolante, utile, piacevole la collaborazione con colleghi o preferisci evitarla?

Sì, mi piace far squadra, ma voglio una squadra di qualità non di ragazzine, l’età non c’entra, parlo di maturità. Poi accade che mi ritrovo tra gente troppo “talebana” e abbandono perché in fondo sono uno spirito allegro e pazzoide oppure non mi accorgo di certe iniziative perché sono molto distratta o dalla vita o di mio. Un mio sogno è scrivere un qualcosa a quattro mani con qualcuno che scrive bene, ma che sia il mio opposto. Però deve possedere il dono dell’ironia e dell’autoironia.

  1. Progetti per il futuro, relativamente alla scrittura e dintorni?

Andare avanti per la mia strada, migliorarmi, rassegnarmi che il mio target è quello che legge meno i self e quindi devo mantenere la loro fiducia.

  1. Una domanda a cui ti piacerebbe rispondere che non ti ho fatto?

Tra i progetti futuri ne ho uno che non avrei rivelato mai, quindi va bene così!

  1. Ho qualche sassolino da togliermi.

Non entro nel merito, ma ho inaugurato un paio di filoni, prontamente imitati e involgariti. Non aspiro a pubblicare con Editore perché ho fatto gavetta anni e poi pubblicato con una grossa CE, ho rotto perché mi censuravano pesantemente, un anno dopo pubblicarono le Sfumature. Ho ricevuto due proposte, una non l’ho proprio considerata (non mi considero né sono un “fenomeno”), sull’altra, ben più interessante, ci ho pensato su, ma ho rifiutato pure quella. Posso dire che si trattava di una fiction tratta da “La rosa”, ma volevano carta bianca su tutto. La terza viene dall’estero e mi piace.

Ringrazio Keihra Palevi per le sue risposte e vi consiglio di assaggiare le sue storie.

 cover CREED


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Un pensiero su “Intervista a Keihra Palevi

  1. Pingback: Talitakum (#Creed2) – Keihra Palevi – Segnalazione | Antonella Sacco

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