Spin-off di La grande menzogna – Sara #3

La scuola – Stella

Non vedo l’ora di cominciare ad andare a scuola, tutti dicono che imparerò tante cose interessanti e sono molto curiosa. Quando inizio a frequentarla, però, resto delusa: la maestra insegna cosa facili, che conosco già. La nonna ha ragione, gli altri bambini non sono proprio come me. Per esempio non sanno niente o quasi dei numeri, a loro sembrano difficili. Io mi annoio un po’, anche se la maestra mi ha portato un libro con dei giochi e degli esercizi abbastanza divertenti.

Grande menzogna SPIN OFF SARA 2 azzurroUn giorno la maestra chiede di parlare con la mamma e poi la mamma racconta al babbo cosa le ha detto: le ha consigliato di mandarmi a un’altra scuola, una “adatta” ai bambini come me, più “dotati” (ho scoperto che non è un difetto, vuole dire che mi riesce studiare meglio degli altri). Il babbo sarebbe stato d’accordo, ma le, la mamma, ha detto: “No, mai e poi mai. Sara deve stare con i bambini normali.”

Il babbo ha cercato di farle cambiare idea, ma senza convinzione. Anche la nonna aveva suggerito di iscrivermi a un’altra scuola, è anche per questo che la mamma non ha voluto farlo, per non darle soddisfazione. Non so perché ma non vanno d’accordo.

Così rimango nella classe dei bambini “normali”, anche se loro mi considerano un po’ strana. Solo Stella parla e gioca volentieri con me. A volte viene anche a casa mia oppure io vado da lei. È la prima amica che ho e questa cosa è molto bella.

Una mattina, però viene a scuola con gli occhi rossi.

Hai pianto” le dico. Lei fa cenno di sì con la testa.

Andiamo via. In un’altra città, lontana. Non ci vedremo più.”

A quelle parole piango anch’io. Ci abbracciamo strette mescolando le nostre lacrime e la maestra non sa come consolarci.

Ci permette di stare un po’ fuori dalla classe, per avere qualche minuto ancora tutto per noi.

Quando torno a casa decido che non vorrò più bene a nessuno, fa troppo male quando ti lasciano. L’anno scorso mi ha lasciata la nonna, è morta. Non ho pianto, ma ho sentito un grande vuoto dentro. Oggi invece con Stella non riuscivo a smettere di piangere. Eppure lei va solo in un’altra città… Certo, sono contenta che non sia morta, come la nonna. Però quando sarà lontana non sarà molto diverso: non potremo più stare insieme comunque.


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Pecore con gli scarponi, #27

Nel bozzolo

Al ritorno, sull’autostrada, trovarono un po’ di coda e arrivarono a Firenze all’ora di cena. Umberto propose a Laura di fare uno spuntino da qualche parte, ma lei rifiutò. Improvvisamente aveva voglia di restare sola. E poi le sembrava che un’intera giornata insieme fosse già abbastanza.

Salendo le scale si interrogava sul perché di quella decisione: Umberto era stato gentile e mai invadente per tutto il tempo e si trovava a suo agio con lui, non provava più lo sciocco imbarazzo dei primi tempi. Eppure qualcosa le aveva suggerito, anzi imposto quella sorta di fuga. Trascorrere tante ore fuori dall’ambito lavorativo con un’altra persona che non fosse la sua amica Moira (che ormai, purtroppo vedeva così di rado) o la collega Patrizia era un fatto talmente insolito che l’aveva un po’ affaticata, forse disorientata. Doveva riprendersi da quella strana sensazione e, per riuscirci, aveva bisogno della solitudine.

La casa l’accolse con il suo silenzio, le sue ombre consuete, gli impercettibili odori della sua quotidianità. Sedette in poltrona, socchiuse gli occhi. Le sembrava che le emozioni provate nel corso degli anni si fossero affollate tutte insieme e premessero dentro di lei. Nella mente, nel cuore. L’eco di ciascuna delle vecchie emozioni, mai sopite del tutto, le risuonava dentro, in un coro assordante.

Ecco. Era quello. Il motivo.

Non voleva ascoltarle. Non voleva risvegliare quella parte di sé. Non voleva soffrire ancora. Voleva rimanere protetta nel suo bozzolo, non felice ma nemmeno troppo infelice.

Rimase accoccolata in poltrona a lungo, aggrappandosi ad ogni appiglio possibile per non scivolare fuori da quella sorta di limbo in cui era vissuta fino ad allora. La solitudine era triste ma si trattava di una tristezza consueta, di cui conosceva ogni sussulto. Un nuovo rapporto, sia pure di sola amicizia (perché altro, certamente, non avrebbe potuto essere), avrebbe portato nuove ansie e sensazioni dimenticate e lei non avrebbe permesso che accadesse. Non poteva permetterselo, perché se il bozzolo si fosse spezzato non avrebbe avuto la forza di ricostruirlo ancora.


Spin-off di La grande menzogna – Sara #2

da “La grande menzogna” – Il secondo incontro fra Sara e Hank

Grande menzogna SPIN OFF SARA 2 azzurro

Cosa studi?” Chiese Hank, cogliendo l’occasione per cambiare argomento e magari trovare un modo per capire se era tornata al bar per caso o per lui.

Fisica. Per la precisione fisica delle particelle. Il mondo di quelle entità quasi invisibili mi ha affascinata fino da quando ero bambina.”

Lo disse con semplicità, ma Hank inghiottì senza trovare una frase con cui commentare. Una futura scienziata molto carina e un barista tutto fare non particolarmente attraente? Non aveva chance, era una storia impossibile. Cosa poteva dire, comunque, per farle capire che considerava interessante la fisica delle particelle e qualunque altra materia di cui lei gli avrebbe parlato? E, soprattutto, per continuare ancora quella conversazione.

È difficile, immagino.” Borbottò, odiandosi per la banalità dell’osservazione.

Forse. A me piace e allora non me ne accorgo. Del resto studiare è sempre impegnativo, no?”

Hank poté evitare di pronunciare un’altra frase insignificante grazie all’ingresso di una coppia a cui dovette dedicare qualche minuto, che impiegò, oltre che per preparare i due cappuccini richiesti, per trovare un tema a lui più congeniale su cui dirottare il dialogo. Così, quando tornò dalla ragazza, iniziarono a parlare di musica e poi di film e libri, scoprendo di avere alcune affinità. Sara, così si chiamava la biondina, si fermò nel bar per quasi un’ora e, alla fine, lasciò ad Hank il numero di cellulare e annotò il suo.


Almanacco: scrittori nati il 28 luglio

Antonella Sacco

Giovanni Della Casa

(1503 – 1556) scrittore italiano.

Autore del famoso “Galateo” ha scritto anche poesie; alcuni versi di un suo sonetto sono declamati in uno dei miei film preferiti, “La prima notte di quiete”, diretto da Valerio Zurlini e interpretato da Alain Delon, Giancarlo Giannini e molti altri bravi attori.

Il sonetto è il seguente:

O sonno, o de la queta, umida, ombrosa
notte placido figlio; o de’ mortali
egri conforto, oblio dolce de’ mali
sì gravi ond’è la vita aspra e noiosa;

soccorri al core omai che langue e posa
non have, e queste membra stanche e frali
solleva: a me ten vola o sonno, e l’ali
tue brune sovra me distendi e posa.
Ov’è ’l silenzio che ’l di fugge e ’l lume?
e i lievi sogni, che con non secure
vestigia di seguirti han per costume?
Lasso, che ’nvan te chiamo, e queste oscure

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Pecore con gli scarponi, #26

Al mare

Laura e Umberto arrivarono a Forte dei Marmi a metà mattina. Era una bella giornata, calda per la stagione; il sole splendeva nel cielo azzurro e l’aria era limpida: le Apuane si stagliavano grigie e bianche contro l’azzurro, il marmo quasi luccicava e sembrava neve.

Camminarono sulla spiaggia, quasi sempre in silenzio; sulla riva canne lasciate dalle onde, piccole conchiglie, bottiglie di plastica, lattine di bibite, perfino una tanica in plastica gialla intorno alla quale prese a girare un labrador prima di sistemarsi e fare sopra i suoi bisogni.

Dopo un po’ sedettero, rivolti verso il mare; sulla sabbia asciutta erano rimaste ancora le impronte dei gabbiani. Persone passavano sul bagnasciuga, cani correvano, pochi bambini giocavano.

È la prima volta che vengo al mare in questo periodo” osservò Umberto.

Io invece ogni tanto capito. In estate sento troppo il caldo e poi il costume non mi dona” scherzò con una punta di amarezza Laura, aggiungendo in fretta: “Mi piace l’atmosfera, trovo che ci sia una luce più bella. E poi la spiaggia senza gli ombrelloni sembra più grande e mi dà un senso di libertà.”

Umberto non disse niente e Laura continuò: “Mi porto un libro e leggo un po’. Mentre cammino guardo gli oggetti abbandonati o portati dal mare, a volte cerco di immaginare come hanno fatto ad arrivare qui quelli più insoliti: un seggiolino da bambini per una bicicletta, una bombola del gas, una vaso da fiori rotto. Penso che ogni oggetto ha una sua storia, come fosse un libro di una biblioteca speciale.” Fece una pausa. “Ti sembra stupido, vero?”

Al contrario. Mi sembra molto poetico.”

Laura arrossì. Aspirò l’aria ricca di iodio e pensò che non aveva detto la cosa più importante e che non l’avrebbe mai detta: andava al mare fuori stagione anche perché si sentiva meno sola.

Un pallone si fermò proprio vicino alla sue gambe; Umberto si alzò e lo calciò verso il ragazzino che lo aveva mandato, per sbaglio, nella loro direzione. Poi guardò l’orologio: “Quasi l’una. Andiamo a cercare un posto per mangiare qualcosa?”

Laura annuì e lui le porse la mano per aiutarla a tirarsi su. Lei esitò, poi la prese, spingendosi comunque con l’altra. Le sembrò che Umberto non avesse fatto uno sforzo particolare, però quel contatto delle loro mani le aveva lasciato qualcosa che avrebbe preferito evitare: le aveva lasciato un’impressione difficile da dimenticare.


Parigi – Impressioni #7

Il museo dell’Orangerie custodisce dei grandi quadri di Monet dedicati alle Ninfee; questi quadri si trovano in due stanze ovali, quatto per stanza; le ninfee sono dipinte in vari momenti della giorno e con luci diverse.

Nello stesso edificio è possibile visitare la collezione Jean Walter & Paul Guillaume che comprende opere di importanti autori fra cui Modigliani, Cezanne, Renoir.

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Cezanne

 

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Monet

 

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Soutine

 

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Utrillo

 

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Modigliani

 

Spin-off di La grande menzogna – Sara #1

SARA – La nonna

Grande menzogna SPIN OFF SARA 2 azzurro«Sei bravissima» dice la nonna controllando le operazioni che ho risolto. «Non ne hai sbagliata una!» aggiunge sorridendo.

«Sono facili» commento.

Lei si fa improvvisamente seria e la sua espressione quasi mi spaventa: ho detto qualcosa che non va? Le parole che pronuncia sono solenni e non sono sicura di capirle bene, però sento che sono importanti e le imprimo nella memoria.

«Sara, tu hai solo cinque anni… operazioni come queste le insegnano ai bambini di dieci anni. Tu sei molto intelligente, molto più della maggior parte dei bambini della tua età.»

Poi sospira.

«È una cosa brutta?» chiedo un po’ preoccupata.

«No, non lo è. Però potrebbe diventarlo, è un dono che non devi sprecare. Non dovrai permettere a niente e a nessuno di impedirti di seguire la tua strada. Ricordalo sempre.»

«E qual è la mia strada?»

«Lo scoprirai al momento giusto, vedrai.»

Poi cambia tono e mi propone un gelato: l’idea mi attira e lascio che i suoi consigli rimangano in un cantuccio della mia mente mentre penso a quali gusti vorrei assaggiare.

Qualche giorno dopo sento la nonna che parla con la mamma, anche stavolta le sue parole suonano un po’ strane.

«Tua figlia è un piccolo genio. Devi starle vicina, spesso i bambini come lei sono più fragili degli altri.»

La mamma sbuffa infastidita, non va d’accordo con la nonna, che è la mamma di mio padre. «Sara non è fragile di sicuro. È così testarda» dice.