Pecore con gli scarponi, #26

Al mare

Laura e Umberto arrivarono a Forte dei Marmi a metà mattina. Era una bella giornata, calda per la stagione; il sole splendeva nel cielo azzurro e l’aria era limpida: le Apuane si stagliavano grigie e bianche contro l’azzurro, il marmo quasi luccicava e sembrava neve.

Camminarono sulla spiaggia, quasi sempre in silenzio; sulla riva canne lasciate dalle onde, piccole conchiglie, bottiglie di plastica, lattine di bibite, perfino una tanica in plastica gialla intorno alla quale prese a girare un labrador prima di sistemarsi e fare sopra i suoi bisogni.

Dopo un po’ sedettero, rivolti verso il mare; sulla sabbia asciutta erano rimaste ancora le impronte dei gabbiani. Persone passavano sul bagnasciuga, cani correvano, pochi bambini giocavano.

È la prima volta che vengo al mare in questo periodo” osservò Umberto.

Io invece ogni tanto capito. In estate sento troppo il caldo e poi il costume non mi dona” scherzò con una punta di amarezza Laura, aggiungendo in fretta: “Mi piace l’atmosfera, trovo che ci sia una luce più bella. E poi la spiaggia senza gli ombrelloni sembra più grande e mi dà un senso di libertà.”

Umberto non disse niente e Laura continuò: “Mi porto un libro e leggo un po’. Mentre cammino guardo gli oggetti abbandonati o portati dal mare, a volte cerco di immaginare come hanno fatto ad arrivare qui quelli più insoliti: un seggiolino da bambini per una bicicletta, una bombola del gas, una vaso da fiori rotto. Penso che ogni oggetto ha una sua storia, come fosse un libro di una biblioteca speciale.” Fece una pausa. “Ti sembra stupido, vero?”

Al contrario. Mi sembra molto poetico.”

Laura arrossì. Aspirò l’aria ricca di iodio e pensò che non aveva detto la cosa più importante e che non l’avrebbe mai detta: andava al mare fuori stagione anche perché si sentiva meno sola.

Un pallone si fermò proprio vicino alla sue gambe; Umberto si alzò e lo calciò verso il ragazzino che lo aveva mandato, per sbaglio, nella loro direzione. Poi guardò l’orologio: “Quasi l’una. Andiamo a cercare un posto per mangiare qualcosa?”

Laura annuì e lui le porse la mano per aiutarla a tirarsi su. Lei esitò, poi la prese, spingendosi comunque con l’altra. Le sembrò che Umberto non avesse fatto uno sforzo particolare, però quel contatto delle loro mani le aveva lasciato qualcosa che avrebbe preferito evitare: le aveva lasciato un’impressione difficile da dimenticare.


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