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Il papa nuovo – in digitale gratuito

Questo bel racconto lungo di Mario Pacchiarotti si potrà scaricare sempre gratis. Io lo consiglio, è una bella storia, quasi una favola, ben scritto e originale.

Questo è il link al suo blog su cui sono riportati i link alle varie piattaforme diverse da amazon.

http://paginesporche.it/2016/09/30/il-papa-nuovo-in-digitale-diventa-gratuito/

 

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Una poesia di Fernando Pessoa

NATALE

Nasce un dio. Altri muoiono. La Verità
non è venuta né fuggita: è cambiato l’Errore.
Abbiamo ora un’altra Eternità,
e quello che è passato era sempre migliore.

Cieca, la scienza ara la gleba inutile.
Folle, la Fede vive il sogno del suo culto.
Un nuovo dio è solo una parola.
Non cercare e non credere; tutto è occulto.

Fernando Pessoa (Poesie esoteriche, ed. Guanda)

 

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La caccia, Riccardo Pietrani * Impressioni di lettura

Questo romanzo breve di fantascienza, pur essendo il secondo episodio della saga Progetto Abduction, a mio parere è sufficientemente indipendente e può essere letto anche senza (o prima di) aver letto Missing Time. Infatti, pur trattando lo stesso argomento, narra la vicenda di personaggi diversi, Enrico e la sua fidanzata, Marzia, che, come i protagonisti di Missing Time, si trovano ad avere a che fare con il fenomeno dell’abduction (il rapimento da parte di alieni).
La storia è originale e ben condotta; i protagonisti ben disegnati e realistici, tanto che potrebbero essere i colleghi di lavoro o i vicini di casa.
La lettura è intrigante e tiene accesa la curiosità, che però non viene completamente soddisfatta perché il mistero sulle abduction non viene ancora svelato. I fili di questo interessante romanzo verranno quindi tirati in un prossimo sequel.

Il formato è ebook kindle e si può acquistare sullo store Amazon.

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Questa la sinossi
Enrico è al settimo cielo. Il tumore al cervello che gli era stato diagnosticato e per il quale avrebbe dovuto sottoporsi a un intervento chirurgico sembra inspiegabilmente scomparso.
Tornato a casa, viene contattato da un suo vecchio compagno delle scuole medie, Antonio Mandara, che stranamente è al corrente del suo stato di salute. Enrico scoprirà che un intero gruppo di persone è venuto a sapere delle sue condizioni… e che la risposta al mistero potrebbe risiedere in ciò che è accaduto due settimane prima, quando nel suo quartiere è stato avvistato qualcosa di indecifrabile.

La cover è opera di Mala Spina.

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Oltre I Confini – Saga dell’immateriale – Prima Trilogia Completa, Noemi Gastaldi * Presentazione

È uscito oggi l’ebook che raccoglie i tre romanzi che costituiscono la trilogia fantasy di Noemi Gastaldi “Oltre i confini”. Io ho letto i tre romanzi e li ho trovato molto originali, ben scritti e raffinati.
La vicenda si svolge in Italia, in buona parte a Torino e dintorni, e nel mondo immateriale.

Il formato è ebook kindle e si può acquistare sullo store Amazon.
Fino al 2 ottobre (2016) sarà in offerta a 0,99 €.

Questa la sinossi

È una storia passionale e avviluppante, che sconvolge nel più profondo dell’animo. – BLOG LIBERA-MENTE – Viene spontaneo chiedersi se la nostra sia l’unica realtà esistente, forse è la sola che conosciamo ma non bisogna mai porre dei limiti alla conoscenza. – BLOG PENNA D’ORO – Lucilla soffre di allucinazioni fin da quando era molto piccola. Francesca è in grado di viaggiare tra due mondi: la realtà materiale e quella immateriale. Lucilla e Francesca conosceranno il mondo oltre i confini. Confini labili, personaggi misteriosi, situazioni imprevedibili. Nel racconto di un percorso di crescita interiore molto speciale…

La cover è opera di Fotolia – all’interno illustrazioni di  Nicolò Mulè.

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Pubblicato in: I miei libri, Recensioni ai miei ebook

Una recensione a “Piangere non serve”

Una bella recensione al mio romanzo (Young Adult ma non solo) pubblicato come ebook “Piangere non serve”, sul blog di Chiara, che ringrazio.

La recensione si può leggere a questo link:

http://lasagadireba.blogspot.it/2016/09/recensione-piangere-non-serve-di.html

Piangere non serve copertina 2015

 

 

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Un nome inventato – Sul filo dei ricordi – Silvana Sanna * Impressioni di lettura

Una storia familiare narrata con garbo e leggerezza (da non confondere assolutamente con superficialità), in cui emergono personaggi di spessore e per i quali è inevitabile provare empatia. Ben scritta, con uno stile intonato alle vicende raccontate.
Interessante anche per l’aspetto storico: i grandi avvenimenti del secolo passato influenzano le vicende della famiglia e del paese in cui questa vive; assistiamo al passaggio delle due guerre mondiali che rendono ancora più difficile la già dura vita contadina e portano dispiaceri e lutti; nonostante le avversità i protagonisti trovano in se stessi e nell’amore reciproco la forza e il coraggio per andare avanti.
Mi ha piacevolmente colpita il fatto che i personaggi principali siano persone che non si lasciano influenzare dalle opinioni dei compaesani o dalle apparenze, e scelgono sempre di difendere l’essenza e la sincerità dei loro sentimenti e i valori in cui credono.

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La sinossi su Amazon

Pubblicato qualche anno fa a puntate in formato ridotto col titolo “SUL FILO DEI RICORDI” da un noto settimanale femminile, e successivamente in volume nella stesura completa dall’Editore Miremi, il romanzo viene ora riproposto dall’autrice in formato ebook col titolo originale e corredato, in appendice, con alcune foto tratte dall’album di famiglia che ritraggono i veri personaggi della storia.
E’ una piccola saga familiare che va dai primi anni del ‘900 fino ai nostri giorni e che narra le vicende di una famiglia di agricoltori. La storia è in gran parte autobiografica, Pinin e Giuseppe, quel Giuseppe preso all’orfanotrofio col “cognome inventato”, erano i nonni dell’autrice, e quasi tutti gli episodi narrati sono realmente accaduti.
Ma, al di là degli avvenimenti, tra i quali trova spazio una grande e intensa storia d’amore, l’aspetto interessante del romanzo è da ricercare nella descrizione di una vita contadina ormai quasi scomparsa, nella quale molti lettori potrebbero trovare un’eco del proprio vissuto e un riscontro ai loro personali ricordi. La scrittura è volutamente “semplice e domestica”, come ama definirla l’autrice, mentre le vicende storiche del secolo scorso, prime tra tutte le due guerre, fanno da sfondo alla narrazione.
Ecco il commento di una lettrice:
“Un delizioso “Albero degli zoccoli” ambientato nelle campagne del basso Piemonte che si legge con grande piacere e che tocca le corde dell’anima. Un racconto semplice, tenero e coinvolgente nel quale il lettore riscopre quei sentimenti universali quali l’amore, la dignità, la fatica, la passione per il proprio lavoro che sono gli stessi in ogni tempo e in ogni luogo”.


Pubblicato in: Citazioni, Racconti

SENZA NESSUN FUTURO (seconda parte)

(Qui la prima parte del racconto.)

Lidia scuote la testa e riprende il suo lavoro.

Prenda pure tutto quello che apparteneva al dottore.” Le ha detto l’amministratore affidandole le chiavi, non sapendo che lei ne ha di sue. “Purché faccia presto, la casa mi serve libera fra due giorni.”

Neanche una parola di cordoglio, del resto è solo la cameriera, anche se le vicine, non si può dubitarne, avranno manifestato i loro sospetti, quasi certezze.

In camera Lidia apre i cassetti e l’armadio, sono più vuoti che pieni, Ricardo Reis era un uomo ordinato e con pochi bagagli. Se suo fratello Daniel fosse ancora vivo, e a questo pensiero una lacrima le riga la guancia, prenderebbe qualcosa per lui. Ma Daniel, ventitré anni, è morto, nello stesso giorno di Ricardo Reis. Non nello stesso modo: Daniel è morto in guerra, ribelle. Si impone di non pensarci. Non può. Non adesso.

Continua a vuotare i mobili in fretta. È accaldata, Lidia. Non solo e non tanto per la fatica del lavoro svolto, quanto per la sensazione di stare violando un’intimità che Ricardo Reis ora non può più difendere, neanche dalla sua presenza discreta. Altri però non la violeranno, lei porterà via con sé i libri e la cartella legata con i nastri. Le vicine si chiederanno cosa se ne farà mai una donna delle pulizie dei libri, di certo pensano che neppure sappia leggere. Che pensino quello che vogliono, non se ne preoccupa. Terrà per sé anche le lenzuola e le stoviglie, mentre gli abiti del dottore li darà a qualcuno che ne abbia bisogno.

In un altro momento Lidia avrebbe portato via solo un oggetto o due per ricordo, forse neppure quello. Adesso invece non può permettersi di rifiutare nulla di quanto la sorte le offre: per il figlio che porta nel ventre saranno necessarie molte cose, e lei, sorella di un ribelle ucciso e madre senza marito, non sa se e quanto riuscirà a conservare il suo lavoro all’hotel Bragança. Poi, di certo, Ricardo Reis non la biasima per questo: vivo l’avrebbe aiutata, almeno un po’, a mantenere il bimbo che nascerà. Morto cos’altro può fare se non lasciargli in eredità le sue cose?

Un giorno darà a suo figlio i libri e le poesie dicendogli questi erano di tuo padre. Sono libri difficili, e poesie per gente che ha studiato. Ma lui studierà, studierà tanto da poterle capire e poter capire anche molto di più.

Lidia pensa e intanto si muove veloce, vuole che tutto sia a posto prima che faccia buio per non dover tornare l’indomani. Quando le sembra di avere quasi finito sospira e si terge il sudore dalla fronte con un braccio. È allora che il ricordo dell’acqua calda che l’avvolgeva nella tinozza, la tinozza che è ancora di là, nel bagno, è un colpo a tradimento della memoria. Non sono molti i momenti perfetti nella sua vita e quello è stato uno dei pochi. Va in bagno, il caso vuole che sia l’unica stanza da cui ancora non ha tolto niente, forse perché c’è davvero poco: il rasoio e l’occorrente per la barba, due asciugamani, la saponetta. È tutto come il primo giorno in cui è stata in quella casa e qualcosa la spinge a riempire la tinozza e a spogliarsi, come se lavarsi fosse un rito, di benvenuto e di addio. Si asciuga con calma, assaporando il piacere del telo in cui si è avvolta, attingendo dalla breve sosta forza e conforto, mentre il ricordo di lui che le porgeva il grande asciugamano e le chiedeva di non vestirsi e dell’amore fatto, tutti e due nudi per la prima volta, sfuma in una sorta di nebbia dolce.

Ripone le cose di Ricardo Reis nelle valigie, anche la borsa nera da dottore. Si sente strana nel lasciare quella casa con tanti bagagli, come se partisse per un viaggio. Ma non è forse così? In poco tempo due vite a lei vicine sono finite, una nuova le sta crescendo nel ventre: non c’è viaggio più grande del divenire madre, madre sola, senza un uomo al fianco… ma quando stanno, in realtà, gli uomini al fianco delle madri? È una storia che non le è nuova, per averla già vissuta: sono figlia di padre ignoto, non ho mai conosciuto mio padre. Suo figlio, pensa Lidia, non avrà un padre perché Ricardo Reis è morto, ma non lo avrebbe avuto comunque: è sicura che lui non gli avrebbe dato il suo nome, del resto glielo aveva suggerito lei stessa: Se non vuole riconoscere il bambino, non fa niente, rimane figlio di padre ignoto, come me. Forse non avrebbe nemmeno voluto incontrarlo, anche se le avrebbe fatto avere dei soldi, di tanto in tanto.

Non prova dolore a questo pensiero, il dolore è un lusso che da tempo ha imparato a non permettersi. Fin dal primo momento ha saputo che il loro rapporto non sarebbe potuto durare, era solo una relazione clandestina e forse nemmeno quello. Infatti, nonostante la gravidanza, aveva deciso non ritorno. Se non aveva rispettato il proposito era stato solo perché era angosciata per la sorte di Daniel e non aveva nessuno cui confidarlo.

Alza la testa verso il cielo, nuvole chiare corrono sul mare, la penombra sta per avvolgere ogni cosa. Le valigie pesano, Lidia ora vorrebbe appoggiarle per terra e andarsene senza neanche voltarsi a guardarle. Perché portarsi dietro i ricordi di un uomo che non l’amava o, almeno, non l’amava abbastanza?

Sospira, in lei si agitano sentimenti confusi e opposti. Si sente diversa, diversa da com’era in casa di Ricardo Reis, quando aveva carezzato il cuscino dove lui posava la testa, rimpianto i suoi abbracci, rivissuto i momenti più dolci, la prima risata insieme, la malattia di lui all’hotel Bragança, la settimana di ferie trascorsa con lui nell’appartamento.

Nell’uscire qualcosa si è rotto, una sottile ribellione le è scoppiata dentro, una ribellione a cui adesso si unisce una nuova certezza che le sale dal ventre alla gola: in lei sta crescendo una bambina. Si domanda perché finora ha creduto che fosse un maschio e immaginato che sarebbe andato alla guerra.

No, è una bambina, Lidia lo grida in silenzio con tutta se stessa. Una bambina che non sarà senza nessun futuro come lei: a dispetto delle difficoltà che dovrà affrontare, sua figlia non finirà cameriera d’albergo ma studierà come se fosse un uomo e sceglierà gli uomini con cui stare, non si farà scegliere. Lidia non sa come riuscire in questa grande impresa, ma sa che troverà il modo .

Si ferma per riposare, le valigie pesano ogni passo di più. Forse sarebbe meglio abbandonarle lì, come se qualcuno le avesse inspiegabilmente dimenticate. Ma non le lascerà. Non rinuncerà a quella misera eredità e nemmeno permetterà che qualcuno frughi tra i fogli di Ricardo Reis. Porterà le valigie a casa, e, se deciderà di non tenere qualcosa, lo brucerà, affidando le ceneri al vento e al mare in un ultimo saluto a Daniel e a Ricardo Reis.

 

Pubblicato in: Citazioni, Racconti

SENZA NESSUN FUTURO (prima parte)

Questo racconto si ispira a L’anno della morte di Ricardo Reis, romanzo di José Saramago il cui protagonista è uno degli eteronimi di Fernando Pessoa, il medico e poeta Ricardo Reis.
Narra la storia di Lidia, cameriera e amante di Ricardo Reis.
Lidia mi ha narrato qualcosa che succede dopo la fine del romanzo di Saramago: mentre raccoglie le cose appartenute a Ricardo Reis dopo la morte di lui e ricorda i momenti trascorsi insieme a lui, riflette su di sé e sui problemi che l’attendono; la sua vita si annuncia ancora più difficile che in passato, ma lei si ripromette con determinazione di non lasciarsi sconfiggere. Mi è sembrato che già nelle pagine di Saramago si potesse intuire in parte un possibile futuro di Lidia, una delle molte indimenticabili figure femminili di questo grande scrittore, e ho cercato di delinearlo. La poesia che ho riportato è di Pessoa, fa parte delle Odi di Ricardo Reis (traduzione di Antonio Tabucchi).
(Ho pubblicato il racconto, in due parti, anche su Wattpad)

 

E la gente non se lo sogna neppure che chi finisce una cosa non è mai quello che l’ha cominciata, anche se entrambi hanno un nome uguale, che è solo questo a mantenersi costante, nient’altro.

(J.Saramago, “L’anno della morte di Ricardo Reis”)

Lidia varca la soglia in punta di piedi, ma non c’è nessuno che i suoi passi possano svegliare. L’uomo che l’abitava, il dottor Ricardo Reis, è morto. È proprio per questo che lei adesso si trova lì: l’amministratore, complice una vicina, l’ha rintracciata per affidarle il compito di liberare l’appartamento. Le ha chiesto se sapesse di parenti o amici del defunto, lei ha fatto un cenno di diniego. La vicina ha confermato: l’unica persona che è stata vista varcare quella soglia con regolarità è la donna delle pulizie, cioè lei, Lidia. E così eccola, nel suo giorno libero, a togliere le tracce del passaggio di Ricardo Reis dalla casa.

Non tutto si può cancellare, però. Non il figlio che le sta crescendo dentro, suo e del dottore, ma in realtà soltanto suo. Lidia esita guardandosi intorno, rivede l’uomo seduto al tavolo, in piedi accanto alla finestra: i ricordi, anche se pochi e non tutti felici, le si affollano intorno. Alza una mano per disperderli e apre il primo cassetto del mobile dello studio.

C’è una cartella di cartone consumato e ingiallito, legata con nastri e, al suo interno, fogli coperti di righe spezzate. Una parola al centro del primo foglio: Odi; sotto, in caratteri più piccoli, un nome: Ricardo Reis.

Lidia volta le pagine e le carezza. Forse Ricardo Reis ha scritto quanto non sapeva dire con la voce, né a lei né ad altri. La calligrafia è difficile da decifrare, alcune frasi sono cancellate con un tratto di penna, alcune parole corrette. Gli a capo irregolari le rivelano che si tratta di poesie. Si sorprende nel leggere qua e là il suo nome, ma le date segnate in calce indicano che le Odi sono state composte tutte in anni precedenti il suo incontro con il dottore, perciò non possono essere dedicate a lei come, per un attimo, si è sorpresa a sperare.

Non è lei, no, quella Lidia. Pure, avverte che non è solo un caso che lei e l’altra portino lo stesso nome. Con fatica, ostinata, legge e rilegge otto versi composti intorno al suo nome.

Non volere, Lidia, costruire nello spazio
che immagini futuro, o prometterti
un domani. Si compie oggi, senza aspettare.
             Tu stessa sei la vita tua.
Non ti destinare: non sei futura.
Chi sa se, fra la coppa che vuoti
e la stessa di nuovo colma, a te la sorte
            non interpone l’abisso?

Li impara quasi a memoria: non è sicura di averli compresi, ma, se sì, esprimono quanto lei stessa sente anche se non sa comunicarlo con le parole. Senza conoscerla, prima di conoscerla, Ricardo Reis l’aveva dunque immaginata? Oppure no, le si era avvicinato proprio per il suo nome… Ma ti chiami Lidia e dici le cose in un modo… La frase le torna in mente all’improvviso, frammento di un dialogo avuto pochi giorni prima che lui lasciasse l’albergo per trasferirsi in quella casa, quando le aveva augurato anche di trovare un buon marito, mentre a lei del marito non importava, stava bene distesa accanto a lui, stava bene così e basta, senza nessun futuro.

Lidia scuote il capo e chiude la cartella. Non è mai stata niente per Ricardo Reis. La cameriera con cui fare l’amore, tutto qui. Sospira ripensando ai momenti passati insieme, alle carezze e ai distacchi che, lo sa bene, dispiacevano solo a lei. Pochi giorni dopo che si erano conosciuti, quando ancora Ricardo Reis abitava all’hotel Bragança e le dava del lei, le aveva detto: Lei è molto bella. E un’altra volta Sarò sempre tuo amico. Frasi che le avevano scaldato il cuore, per un poco. Il suo ruolo era presto cambiato da cameriera che porta la colazione e rifà il letto a cameriera-amante, ma amante lo era solo nel chiuso della camera, dove nessuno poteva vederli. Anche lì, in quella casa, i loro incontri erano clandestini, mostrarsi insieme non sarebbe stato concepibile. Dottore e cameriera, sempre, mai un rapporto da pari a pari. Forse, però, le voleva bene. Non nel modo che può riempirti la vita, piuttosto in un suo modo schivo e incapace di superare le convenzioni.

Di sicuro aveva sbagliato lei, quando quella notte d’inverno aveva varcato la porta della camera, che Ricardo Reis aveva lasciato socchiusa, e si era infilata nel suo letto infreddolita; ma la sua vita era così triste: Lidia sa che, se tornasse indietro, farebbe ancora una volta quello che ha fatto.

Comunque ormai non importa più, tutto appartiene a un passato che, per quanto sia vicino, è lontanissimo. Ricardo Reis è morto e lei aspetta un bambino. È al domani che si annuncia incerto e difficile che deve e vuole pensare.

 

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Il libro dell’inquietudine, Fernando Pessoa #16

Quando viviamo costantemente nell’astrattezza (sia essa l’astrattezza del pensiero o quella della sensazione immaginata) finisce che, addirittura contro il nostro stesso sentimento e la nostra volontà, le cose della vita reale che in accordo con noi stessi più dovremmo sentire, diventino per noi dei fantasmi.

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La caccia, Riccardo Pietrani * Presentazione

È uscito oggi, 22 settembre 2016, il romanzo di fantascienza La caccia, secondo episodio della saga Progetto Abduction, un romanzo di fantascienza scritto da Riccardo Pietrani, un autore di cui ho apprezzato le precedenti pubblicazioni.

Il formato è ebook kindle e si può acquistare sullo store Amazon.

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Questa la sinossi

Enrico è al settimo cielo. Il tumore al cervello che gli era stato diagnosticato e per il quale avrebbe dovuto sottoporsi a un intervento chirurgico sembra inspiegabilmente scomparso.
Tornato a casa, viene contattato da un suo vecchio compagno delle scuole medie, Antonio Mandara, che stranamente è al corrente del suo stato di salute. Enrico scoprirà che un intero gruppo di persone è venuto a sapere delle sue condizioni… e che la risposta al mistero potrebbe risiedere in ciò che è accaduto due settimane prima, quando nel suo quartiere è stato avvistato qualcosa di indecifrabile.

La cover è opera di Mala Spina.

 

Riporto anche la sinossi del primo episodio, dal titolo Missing time.

La nostra mente non è in grado di concepire la quarta dimensione, il tempo: ci limitiamo a suddividerlo tramite un’unità di misura convenzionale. Senza questo parametro per noi il tempo non esiste, e i giorni si susseguono scanditi solamente dall’alternanza fra la luce e le tenebre.
Per questo motivo molta gente non si accorge della sparizione di intere porzioni di tempo dalle proprie vite. Possono essere pochi minuti, o addirittura pochi secondi, per i nostri orologi. Può accadere a chiunque, in ogni momento.
Anche mentre stai leggendo queste righe.
E non è un fenomeno naturale.

A questo link si possono leggere le mie impressioni di lettura su Missing time.