Destinazione stelle – Alfred Bester * Impressioni di lettura

(titolo originale Tiger! Tiger! E anche The Stars My Destinazion, traduzione di Vittorio Curtoni; originale pubblicato nel 1951)

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L’umanità del futuro ha scoperto un modo per teletrasportarsi, il jaunto. Alcuni riescono a jauntare per centinaia di chilometri, alcuni solo per alcune decine, alcuni non sono in grado di farlo. Il Sistema Solare è diviso in due coalizioni, i Pianeti Interni e i Satelliti Esterni, in lotta fra loro.

Un’astronave, la Nomade, viene quasi completamente distrutta e nella minima parte che ne rimane c’è un sopravvissuto, Gulliver Foyle. L’uomo riesce a resistere per diversi mesi, fino a che un’altra astronave, la Vorga, passa vicino al relitto in cui vive. Foyle invia segnali per essere recuperato ma, dopo quello che sembra un avvicinamento, la Vorga riprende il suo viaggio lasciandolo ancora da solo. Foyle da allora vive per vendicarsi dell’equipaggio e del capitano della Vorga. In qualche modo riesce a sfuggire dal relitto e a tornare sulla Terra dove inizia il suo cammino di vendetta, che lo porta fra l’altro in una prigione sotterranea (da cui è impossibile jauntare fuori), poi di nuovo nello spazio per recuperare del materiale dalla Nomade (platino e un potente esplosivo). Con la ricchezza si crea una nuova identità e continua la sua ricerca delle persone che non lo avevano salvato, rincorrendo la sua vendetta.
Infine scopre chi aveva dato l’ordine di abbandonarlo nella Nomade e anche altre cose su di sé… Qui mi fermo causa spoiler.

Questo romanzo non mi ha entusiasmata, non so bene perché, forse nel suo insieme. Forse per il protagonista, che vive solo per la sua vendetta, calpestando tutto e tutti per riuscire a ottenerla. Non è certo il solo personaggio che si nutre di desiderio di vendetta, ma Foyle non mi ha, forse, convinta.

Come spesso accade nei romanzi di fantascienza la società del futuro non è affatto migliore di quella attuale, anche se è in grado di viaggiare per il Sistema Solare e di abitare i vari pianeti e satelliti. Questo è un aspetto che, purtroppo, trovo molto realistico.

Ho trovato interessante e originale (per un testo di fantascienza) il concetto del jauntare, così definito nel romanzo:

Jauntare: ovvero trasportare se stessi da un luogo all’altro col solo sforzo della mente.

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