SENZA NESSUN FUTURO (seconda parte)

(Qui la prima parte del racconto.)

Lidia scuote la testa e riprende il suo lavoro.

Prenda pure tutto quello che apparteneva al dottore.” Le ha detto l’amministratore affidandole le chiavi, non sapendo che lei ne ha di sue. “Purché faccia presto, la casa mi serve libera fra due giorni.”

Neanche una parola di cordoglio, del resto è solo la cameriera, anche se le vicine, non si può dubitarne, avranno manifestato i loro sospetti, quasi certezze.

In camera Lidia apre i cassetti e l’armadio, sono più vuoti che pieni, Ricardo Reis era un uomo ordinato e con pochi bagagli. Se suo fratello Daniel fosse ancora vivo, e a questo pensiero una lacrima le riga la guancia, prenderebbe qualcosa per lui. Ma Daniel, ventitré anni, è morto, nello stesso giorno di Ricardo Reis. Non nello stesso modo: Daniel è morto in guerra, ribelle. Si impone di non pensarci. Non può. Non adesso.

Continua a vuotare i mobili in fretta. È accaldata, Lidia. Non solo e non tanto per la fatica del lavoro svolto, quanto per la sensazione di stare violando un’intimità che Ricardo Reis ora non può più difendere, neanche dalla sua presenza discreta. Altri però non la violeranno, lei porterà via con sé i libri e la cartella legata con i nastri. Le vicine si chiederanno cosa se ne farà mai una donna delle pulizie dei libri, di certo pensano che neppure sappia leggere. Che pensino quello che vogliono, non se ne preoccupa. Terrà per sé anche le lenzuola e le stoviglie, mentre gli abiti del dottore li darà a qualcuno che ne abbia bisogno.

In un altro momento Lidia avrebbe portato via solo un oggetto o due per ricordo, forse neppure quello. Adesso invece non può permettersi di rifiutare nulla di quanto la sorte le offre: per il figlio che porta nel ventre saranno necessarie molte cose, e lei, sorella di un ribelle ucciso e madre senza marito, non sa se e quanto riuscirà a conservare il suo lavoro all’hotel Bragança. Poi, di certo, Ricardo Reis non la biasima per questo: vivo l’avrebbe aiutata, almeno un po’, a mantenere il bimbo che nascerà. Morto cos’altro può fare se non lasciargli in eredità le sue cose?

Un giorno darà a suo figlio i libri e le poesie dicendogli questi erano di tuo padre. Sono libri difficili, e poesie per gente che ha studiato. Ma lui studierà, studierà tanto da poterle capire e poter capire anche molto di più.

Lidia pensa e intanto si muove veloce, vuole che tutto sia a posto prima che faccia buio per non dover tornare l’indomani. Quando le sembra di avere quasi finito sospira e si terge il sudore dalla fronte con un braccio. È allora che il ricordo dell’acqua calda che l’avvolgeva nella tinozza, la tinozza che è ancora di là, nel bagno, è un colpo a tradimento della memoria. Non sono molti i momenti perfetti nella sua vita e quello è stato uno dei pochi. Va in bagno, il caso vuole che sia l’unica stanza da cui ancora non ha tolto niente, forse perché c’è davvero poco: il rasoio e l’occorrente per la barba, due asciugamani, la saponetta. È tutto come il primo giorno in cui è stata in quella casa e qualcosa la spinge a riempire la tinozza e a spogliarsi, come se lavarsi fosse un rito, di benvenuto e di addio. Si asciuga con calma, assaporando il piacere del telo in cui si è avvolta, attingendo dalla breve sosta forza e conforto, mentre il ricordo di lui che le porgeva il grande asciugamano e le chiedeva di non vestirsi e dell’amore fatto, tutti e due nudi per la prima volta, sfuma in una sorta di nebbia dolce.

Ripone le cose di Ricardo Reis nelle valigie, anche la borsa nera da dottore. Si sente strana nel lasciare quella casa con tanti bagagli, come se partisse per un viaggio. Ma non è forse così? In poco tempo due vite a lei vicine sono finite, una nuova le sta crescendo nel ventre: non c’è viaggio più grande del divenire madre, madre sola, senza un uomo al fianco… ma quando stanno, in realtà, gli uomini al fianco delle madri? È una storia che non le è nuova, per averla già vissuta: sono figlia di padre ignoto, non ho mai conosciuto mio padre. Suo figlio, pensa Lidia, non avrà un padre perché Ricardo Reis è morto, ma non lo avrebbe avuto comunque: è sicura che lui non gli avrebbe dato il suo nome, del resto glielo aveva suggerito lei stessa: Se non vuole riconoscere il bambino, non fa niente, rimane figlio di padre ignoto, come me. Forse non avrebbe nemmeno voluto incontrarlo, anche se le avrebbe fatto avere dei soldi, di tanto in tanto.

Non prova dolore a questo pensiero, il dolore è un lusso che da tempo ha imparato a non permettersi. Fin dal primo momento ha saputo che il loro rapporto non sarebbe potuto durare, era solo una relazione clandestina e forse nemmeno quello. Infatti, nonostante la gravidanza, aveva deciso non ritorno. Se non aveva rispettato il proposito era stato solo perché era angosciata per la sorte di Daniel e non aveva nessuno cui confidarlo.

Alza la testa verso il cielo, nuvole chiare corrono sul mare, la penombra sta per avvolgere ogni cosa. Le valigie pesano, Lidia ora vorrebbe appoggiarle per terra e andarsene senza neanche voltarsi a guardarle. Perché portarsi dietro i ricordi di un uomo che non l’amava o, almeno, non l’amava abbastanza?

Sospira, in lei si agitano sentimenti confusi e opposti. Si sente diversa, diversa da com’era in casa di Ricardo Reis, quando aveva carezzato il cuscino dove lui posava la testa, rimpianto i suoi abbracci, rivissuto i momenti più dolci, la prima risata insieme, la malattia di lui all’hotel Bragança, la settimana di ferie trascorsa con lui nell’appartamento.

Nell’uscire qualcosa si è rotto, una sottile ribellione le è scoppiata dentro, una ribellione a cui adesso si unisce una nuova certezza che le sale dal ventre alla gola: in lei sta crescendo una bambina. Si domanda perché finora ha creduto che fosse un maschio e immaginato che sarebbe andato alla guerra.

No, è una bambina, Lidia lo grida in silenzio con tutta se stessa. Una bambina che non sarà senza nessun futuro come lei: a dispetto delle difficoltà che dovrà affrontare, sua figlia non finirà cameriera d’albergo ma studierà come se fosse un uomo e sceglierà gli uomini con cui stare, non si farà scegliere. Lidia non sa come riuscire in questa grande impresa, ma sa che troverà il modo .

Si ferma per riposare, le valigie pesano ogni passo di più. Forse sarebbe meglio abbandonarle lì, come se qualcuno le avesse inspiegabilmente dimenticate. Ma non le lascerà. Non rinuncerà a quella misera eredità e nemmeno permetterà che qualcuno frughi tra i fogli di Ricardo Reis. Porterà le valigie a casa, e, se deciderà di non tenere qualcosa, lo brucerà, affidando le ceneri al vento e al mare in un ultimo saluto a Daniel e a Ricardo Reis.

 

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