Un nome inventato – Sul filo dei ricordi – Silvana Sanna * Impressioni di lettura

Una storia familiare narrata con garbo e leggerezza (da non confondere assolutamente con superficialità), in cui emergono personaggi di spessore e per i quali è inevitabile provare empatia. Ben scritta, con uno stile intonato alle vicende raccontate.
Interessante anche per l’aspetto storico: i grandi avvenimenti del secolo passato influenzano le vicende della famiglia e del paese in cui questa vive; assistiamo al passaggio delle due guerre mondiali che rendono ancora più difficile la già dura vita contadina e portano dispiaceri e lutti; nonostante le avversità i protagonisti trovano in se stessi e nell’amore reciproco la forza e il coraggio per andare avanti.
Mi ha piacevolmente colpita il fatto che i personaggi principali siano persone che non si lasciano influenzare dalle opinioni dei compaesani o dalle apparenze, e scelgono sempre di difendere l’essenza e la sincerità dei loro sentimenti e i valori in cui credono.

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Pubblicato qualche anno fa a puntate in formato ridotto col titolo “SUL FILO DEI RICORDI” da un noto settimanale femminile, e successivamente in volume nella stesura completa dall’Editore Miremi, il romanzo viene ora riproposto dall’autrice in formato ebook col titolo originale e corredato, in appendice, con alcune foto tratte dall’album di famiglia che ritraggono i veri personaggi della storia.
E’ una piccola saga familiare che va dai primi anni del ‘900 fino ai nostri giorni e che narra le vicende di una famiglia di agricoltori. La storia è in gran parte autobiografica, Pinin e Giuseppe, quel Giuseppe preso all’orfanotrofio col “cognome inventato”, erano i nonni dell’autrice, e quasi tutti gli episodi narrati sono realmente accaduti.
Ma, al di là degli avvenimenti, tra i quali trova spazio una grande e intensa storia d’amore, l’aspetto interessante del romanzo è da ricercare nella descrizione di una vita contadina ormai quasi scomparsa, nella quale molti lettori potrebbero trovare un’eco del proprio vissuto e un riscontro ai loro personali ricordi. La scrittura è volutamente “semplice e domestica”, come ama definirla l’autrice, mentre le vicende storiche del secolo scorso, prime tra tutte le due guerre, fanno da sfondo alla narrazione.
Ecco il commento di una lettrice:
“Un delizioso “Albero degli zoccoli” ambientato nelle campagne del basso Piemonte che si legge con grande piacere e che tocca le corde dell’anima. Un racconto semplice, tenero e coinvolgente nel quale il lettore riscopre quei sentimenti universali quali l’amore, la dignità, la fatica, la passione per il proprio lavoro che sono gli stessi in ogni tempo e in ogni luogo”.


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