L’enigma delle scarpe rosse, Manuela Paric’ – Impressioni di lettura

Un racconto giallo, lungo e narrato con un susseguirsi di capitoli molto brevi, quasi un album di fotografie da sfogliare; fotografie molto speciali perché mostrano non solo immagini ma anche sensazioni e pensieri dei vari personaggi. Il protagonista, Jean-Luc Mocha, è uno scrittore, amante del caffè; è un osservatore e una persona che riflette molto ed è simpatico: un investigatore dilettante con tutte le carte in regola, insomma.
Quello che più ho apprezzato di questo testo sono lo stile e la scrittura, originali ed evocativi, in grado di creare, partendo dalla realtà quotidiana, atmosfere intriganti e suggestive.

Qui una citazione

La pioggia rimbalzava sui tetti, cadeva in strada, scivolava lungo le vie e si fermava tra le pietre della piazza per poi sparire dentro i tombini, sotto la terra, lontano. Sembrava raccolta da una mano enorme e scagliata con forza sopra ogni cosa.

Il formato è ebook kindle e si può acquistare sullo store Amazon.
La cover è opera dell’autrice

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Questa la sinossi
32 mini capitoli da leggere in fretta per un massimo di 3000 battute a capitolo. Un piccolo giallo d’atmosfera, un esperimento. Un racconto nato come prologo autoconclusivo de “L’enigma delle anime perdute”.
Una ragazza scompare, nella notte, lasciando sulla porta di casa un paio di scarpe rosse. Tutti credono che si tratti di un gioco tra ragazzi ma non il Signor Mocha. Guidato da un vago senso di inquietudine e aiutato dalla colorata chiromante Teodora segue gli indizi fino ad arrivare a mettere a rischio la sua stessa vita. Per tornare poi, come un eroe antico, alla propria consuetudine: “le donne, i cavallier, l’arme, gli amori, le cortesie, l’audaci imprese…”.
Come per Maigret la pipa ed il Pernod, per S. Holmes il violino, così la tazzina di caffè per Mocha è il momento della riflessione e del manifestarsi della creatività e del pensiero divergente. La vita del protagonista è permeata dell’aroma del caffè che, come una calda madeleine, genera ricordi ed emozioni che lo accompagnano nei labirinti della memoria.
Pubblicato per la prima volta nel giugno del 2011 sul giornale Libertà di Piacenza che, per un intero mese, aveva messo a disposizione un piccolo spazio da dedicare al racconto d’appendice. Il racconto “Scarpe rosse” rinnova così l’interesse per il romanzo d’appendice, genere letterario che ebbe il suo massimo successo a cavallo del XIX e XX secolo annoverando opere importanti di Victor Hugo con I miserabili, Eugene Sue con I misteri di Parigi, Dumas padre con I tre moschettieri. Da ricordare nel genere giallo-fantastico Il manoscritto trovato in una bottiglia di E.A.Poe.
“Mi piace definirlo un racconto lungo a capitoli brevi. L’enigma delle scarpe rosse” è un “quasi-giallo” nato per caso. Un piccolo libretto d’appendice germogliato all’interno di un piedino pubblicitario di un quotidiano di provincia. Le possibilità di intervento andavano dalle 1200 alle 3000 battute a capitoletto. E’ stato un esperimento, una sfida… ma l’idea di sviluppare un intreccio avendo così tanti vincoli (anche contenutistici) mi ha allettato… ed eccolo qua. La storia se pur classica trova la sua originalità, oltre che nella sintesi, anche nelle modalità con cui viene trattato il fatto delittuoso: nessuno è in allarme, non vi è traccia di polizia e non è possibile effettuare le indagini in modo canonico. Il protagonista, Jean-Luc Mocha è un uomo qualunque, un curioso in balia delle sue intuizioni e della sua inquietudine. Insegue una sensazione e sono le emozioni che creano la vicenda. Il caffè è un elemento ricorrente all’interno della trama, per il Signor Mocha rappresenta il momento della riflessione, del manifestarsi della creatività e del pensiero divergente. Altri personaggi dalle personalità marcate animano il racconto: una coloratissima chiromante, un avvocato stanco, un clochard folle, dei giovani appassionati e delle donne sole e solitarie. Il racconto seppur autoconclusivo è da considerarsi un prologo ad una serie di altri libri più corposi e strutturati. (Mi sono fatta prendere!) Ritroveremo perciò gli stessi protagonisti all’interno di nuovi misteri. Il prossimo titolo sarà: L’enigma delle anime perdute.”

 

Tempo fa ho letto anche L’enigma delle anime perdute, questo il mio commento:

Certamente un giallo e, come promesso dalla sinossi, alternativo; per me soprattutto un romanzo di atmosfera. Piacenza mi è parsa, benché la vicenda si svolga in estate, una città immersa nella nebbia, una nebbia fatta di misteri, cose taciute, cose non dette. Fino dalle prime pagine il lettore si trova immerso in questa nebbia che avvolge i personaggi, una nebbia piena di domande e di dubbi a cui, solo alla fine, il protagonista, Jean-Luc Mocha, saprà dare una risposta.
Ben scritto e dallo stile originale, con personaggi ben disegnati; una narrazione che tiene accesa la curiosità di leggere una pagina dopo l’altra.

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7 pensieri su “L’enigma delle scarpe rosse, Manuela Paric’ – Impressioni di lettura

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