Intervista a Riccardo Pietrani

Oggi pubblico l’intervista fatta a un altro bravo autore self, Riccardo Pietrani, autore di vari romanzi di Fantascienza, l’ultimo dei quali, La caccia, è appena uscito in versione ebook amazon.

  1. Perché scrivi? Qual è la molla che ti spinge a farlo e da quanto tempo?

In linea generale ho sempre avuto la necessità di esprimermi in qualche modo, di dare sfogo alla cosiddetta “vena artistica”, se vogliamo chiamarla tale. Il disegno prima e in particolare i graffiti poi hanno soddisfatto in pieno questo mio desiderio viscerale per tanti anni. Però la vita evolve, si cresce, l’età porta con sé responsabilità di vario tipo, e se la spinta in una determinata direzione va a cozzare contro di esse arriva un momento in cui bisogna porre la parola fine. Così è stato con il mio cammino nel writing. D’altra parte la succitata “vena” non poteva frenarsi, e da qualche parte doveva pur sfociare. Ho sempre letto moltissimo, a periodi alterni magari, ma con una media decisamente alta, e avevo anche provato ad abbozzare qualche pagina intorno ai 19-20 anni, ma è rimasta lì, su un quaderno a righe che conservo ancora come un cimelio. Verso i 25-26 anni, quando il mio percorso nei graffiti è giunto al termine, è riesplosa la voglia di narrare una storia, di mettere su carta la mia fantasia.

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  1. Perché la scelta di scrivere fantascienza? Cosa ti consente di esprimere/condividere con i lettori? Da cosa prendi spunto per le tue storie?

All’epoca, all’inizio della mia avventura di autore, oltre alla narrativa, leggevo moltissimi saggi di para-Archeologia, ufologia e misteri in genere, assieme ad articoli di fisica e astrofisica. Ancora non c’erano i social, quindi l’inquinamento di “bufalari” e “complottisti” era molto limitato. Ho sempre trovato la fantasia indissolubile dalla scienza, ho sempre cercato quel riferimento anche microscopico in ogni leggenda, credenza, mito. La fantascienza è la branca del fantastico che più mi permette di dare sfogo ai miei viaggi, a ipotesi e supposizioni basate su questi elementi, con un approccio per quanto possibile scientifico e verosimile. Quindi, per quanto voglia che le mie opere siano puro intrattenimento, non mi dispiacerebbe sapere che un lettore si sia andato a cercare l’avvenimento X o il dato Y riferito a storie di sua conoscenza, ma su cui magari non aveva mai indagato o prestato attenzione. Visto il lavoro di documentazione che faccio ad ogni mia opera, poi, sarebbe un bel riconoscimento 

  1. Quanto c’è di autobiografico nelle tue storie?

Metto quasi sempre qualche dettaglio, cose di poco conto per lo più. La stragrande maggioranza dei lettori non se ne accorgerà nemmeno, ma è divertente la reazione di alcuni amici che mi conoscono bene 

  1. Cosa ti resta più difficile nello scrivere? (Ad esempio l’inizio, la fine, la revisione…)

Il mio più grande, sconfinato, e penso irrisolvibile problema penso sia l’incostanza. Posso scrivere 5000 parole in un giorno e scriverne 0 in un mese. Per quanto abbia le idee sempre chiare in testa sulla storia, sulle meccaniche, sui personaggi, semplicemente succede che molti giorni mi metta a fare altre cose e non riesca proprio ad aprire word. Una sorta di repulsione, un amore-odio alla poeta maledetto, solo che c’è ben poco di poetico in una produzione rarefatta: mentre è ovvio che la qualità sia il metro di giudizio primario, anche essere prolifici è molto importante, non fosse altro per una questione di branding sui social e altrove, di algoritmi dei vari store, e, non ultimo, di mero guadagno.

  1. Cosa ti entusiasma di più nella scrittura?

Ciò che mi piace di più è senza dubbio imbastire l’intreccio, visto che spesso e volentieri le mie storie sono abbastanza complesse. Adoro creare una struttura ad apertura progressiva ed esponenziale, che partendo da vicende apparentemente minimali e scollegate si dipana in qualcosa di sempre più grande e omnicomprensivo.

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  1. Quali sono le tue letture preferite, intese sia come genere che come libri singoli?

La classica risposta è “leggo di tutto”, ma la realtà è che leggevo di tutto prima di iniziare a scrivere. Dopo, salvo sporadiche eccezioni, ho iniziato a leggere solo ciò che ha contaminazioni fantascientifiche, anche in minima parte, per quanto riguarda la narrativa. Potrei quindi citarti Dick, Ballard, Matheson ma anche Cooper, Crichton, Rollins… indubbiamente la mia lettura preferita, finora, rimane “Incontro con Rama” di Clarke. Leggo poi, a fini di analisi e documentazione, molti scritti di diversi autori che propugnano teorie “alternative” su vari argomenti (mantenendo, com’è ovvio o come dovrebbe essere, un approccio molto scettico), come Graham Hancock, Rand Flem Ath, Mauro Biglino.

  1. Trovi stimolante, utile, piacevole la collaborazione con colleghi o preferisci evitarla?

Sì, in tutto e per tutto. Il problema per un autore indie, dal mio punto di vista, non è tanto essere snobbati da un presunto “circuito ufficiale” fatto di blogger, giornalisti e agenti letterari con la puzza sotto al naso, ma da una serie di lettori che bolla un autopubblicato come un “rifiuto” dell’editoria, e non come una libera scelta. Costantemente, incessantemente, poi, i succitati blogger e giornalisti pubblicano articoli a rinforzo di questa tesi: d’altronde basta tenere sempre presente che la loro è un’analisi di parte, interessata, poiché tutti quelli che vanno per la loro strada non passano attraverso loro e i loro portafogli/diritti/royalties ecc. In quest’ottica “l’unione fa la forza” è quanto mai azzeccato, anche se spesso molti self publisher preferiscono scannarsi l’un l’altro mossi dall’invidia, dal sospetto, dai fraintendimenti.

  1. Progetti per il futuro, relativamente alla scrittura e dintorni?

Senza dubbio ho intenzione di darmi una mossa e recuperare un po’ di tempo perduto, visto che La Caccia è uscito il 22 settembre 2016 e l’ultima pubblicazione precedente era del 5 dicembre 2014. Terminerò quindi la saga del Progetto Abduction con altri due capitoli, che conto di far uscire a cadenza di tre-quattro mesi al massimo, e ho già pronto al 50% un romanzo autoconclusivo che si basa sulla leggenda urbana del Satellite Black Knight.

Grazie Riccardo per averci raccontato di te e del tuo rapporto con la lettura e la scrittura. Concordo con te (pur essendo una lettrice praticamente onnivora) sul fatto che la fantascienza offra grandi spazi per la curiosità e la fantasia e consenta (ancora) di indagare in modo avvincente sul mondo in cui viviamo, sulle sue contraddizioni e sui suoi misteri.

Auguri per i tuoi romanzi.

 

 

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Un pensiero su “Intervista a Riccardo Pietrani

  1. Pingback: L’Artefatto di San Michele: Progetto Abduction file 3 – Riccardo Pietrani * Impressioni di lettura | Antonella Sacco

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