Il cappello del prete – Emilio De Marchi * Impressioni di lettura

(prima edizione del 1888)
Di quando in quando mi capita di scaricare ebook gratuiti, relativi a romanzi i cui diritti d’autore sono scaduti e questo è uno degli ultimi che ho letto.
Si tratta non tanto di un giallo, anche se c’è un omicidio, quanto della storia di un rimorso. È comunque considerato il romanzo capostipite del noir italiano.
La vicenda è ambientata a Napoli, dove un nobile, il barone Carlo Coriolano di Santafusca, pieno di debiti e senza risorse, risolve di assassinare un prete, prete Cirillo, “un uomo pieno di denari, che egli aveva radunati un poco coll’usura, prestando ai pizzicagnoli,ai pescivendoli, ai galantini della Sezione, e molto colle vincite al lotto.”

cover-cappello-prete

Attenzione un po’ di SPOILER…
In realtà secondo me il finale è chiaro fino dall’inizio, l’interessante è il racconto di come vi si giunge.
L’omicidio si svolge secondo i piani del barone, ma il cappello nuovo che il prete aveva appena ritirato dal cappellaio agita le carte e alimenta il timore di essere scoperto e il rimorso del barone. Sembra infatti che il cappello viva di vita propria e il suo passare di mano in mano, fino a tornare in quella di chi l’aveva confezionato, desta nelle istituzioni e nella gente il dubbio che il prete abbia fatto una brutta fine.
Le indagini portano alla tenuta di campagna del barone che, alla lunga, non regge all’ansia e, quando viene interrogato, invece di limitarsi a rispondere “non so nulla” come aveva programmato di fare, si autoaccusa, svelando dettagli che solo l’assassino può conoscere.
Come contraltare ai due personaggi negativi, ovvero il barone e il prete, il quale, anche se vittima, era stato per tutta la vita un avido profittatore, c’è un altro sacerdote, il vecchio prete della parrocchia di Santafusca, Don Antonio, il cui scrupolo, perfino eccessivo, dà l’avvio alla parte pubblica delle vicende del cappello. Il vecchio è profondamente buone e coscienzioso, e agisce sempre coerentemente con quanto afferma con queste parole rivolte al campanaro Martino: “Voglio dire che il buon cristiano non deve tanto guardare al suo diritto quanto al suo dovere.”

Insomma è una buona storia, la psicologia dei personaggi è ben descritta; il tono è a volte anche ironico e l’ambientazione, lontana nel tempo oltre un secolo, è interessante. Del resto De Marchi è considerato un narratore importante.

Dalla premessa dell’autore alla prima edizione

è un romanzo d’esperimento,…
Due ragioni mossero l’autore a scriverlo.
La prima, per provare se sia proprio necessario andare in Francia a prendere il romanzo detto d’appendice,…
La seconda ragione, fu per esperimentare quanto di vitale e di onesto e di logico esiste in questo gran pubblico così spesso calunniato e proclamato come una bestia vorace che si pasce solo di incongruenze, di sozzure, di carni ignude, e alla quale i giornalisti a centomila copie credono di servire di truogolo.
L’esperimento ha dimostrato già a quest’ora le due cose, cioè che anche da noi si saprebbe fare come gli altri, e col tempo forse molto meglio per noi, e poi che il signor pubblico è meno volgo di quel che l’interesse e l’ignoranza nostra s’ingegnano di fare.

 

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