Sotto i venti di Nettuno – Fred Vargas * Impressioni di lettura

(titolo originale Sous le vents de Neptune, 2004; traduzione di Yasmina Melaouah, 2005)

cover sotto i venti di Nettuno

Un serial killer riemerge dal passato del commissario Adamsberg, e lo condiziona al punto di renderlo sospettabile e sospettato di omicidio, durante un viaggio di istruzione in Quebec, per uno stage sul DNA con i colleghi della Gendarmeria Reale del Canada.

Raccontare qualcosa della trama non mi pare una buona idea, trattandosi di un giallo. Posso però dirvi che il cammino verso la soluzione procede lentamente, leggere questo libro è un po’ come centellinare un bicchierino di liquore. Un gustoso liquore.

La piacevolezza della lettura è data, a mio parere, in buona misura dei personaggi e dal modo di descriverli dell’autrice. Oltre ai consueti colleghi e collaboratori di Adamsberg, fra i quali in questo romanzo spiccano Danglard e il tenente Violette Retancourt, si fanno notare e apprezzare uno dei quebecchesi, Sanscartier, e due anziane donne, Clémentine, amica di Adamsberg, e Josette, amica di Clémentine, un’acheressa (nel romanzo viene usato questo termine come femminile di acker) anziana ma agguerrita.

Una nota di colore è data dal linguaggio parlato dai poliziotti canadesi, che, a quanto pare, è molto diverso dal francese di Francia; non so se la traduzione sia fedele all’originale o cerchi soprattutto di rendere il tono e il modo, comunque vi propongo un paio di brevi brani.

Nel primo il sovrintendente capo dei canadesi, Laliberté, parla con Ademsberg.

«Per essere un commissario capo, non ti metti molto smart. Vi lasciano vestire così, a Parigi?»
«A Parigi la polizia non è l’esercito.»
«Non ti sclerotizzare. Io non ho la porta di servizio e parlo senza rigirarci. Meglio che tu lo sappia. Ti vedi quegli edifici? È la GRC, ed è lì che stiamo » disse frenando.

Nel secondo il dialogo è fra Sanscartier e Adamsberg, che gli ha raccontato dell’assassino che sta cercando. Come si può notare, per i francesi non sempre è facile capire i colleghi del Quebec.

«Comunque,» disse il sergente annuendo, «certo punto, metterai il dito nella torcitrice con quel tuo diavolo. Stai in campana, se mi permetti. Ce ne sarà pieno di gente dell’osti che dirà che tu hai fatto il giro della ruota panoramica.»
«Cioè?»
«Che dirà che sogni a colori, insomma, che ti manca qualche rotella.»
«Ah, questo l’hanno già detto, Sanscartier.»
«Allora taciti la bocca e non darglielo da pensare. Ma nel libro mio io dico che sei un fegataccio e sei nel giustissimo. Cerca il tuo maledetto demonio e intanto che lo acchiappi per la collottola, stai inosservato.»


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