Perpetuo, eterno

Qualche giorno fa ho ascoltato in auto, alla radio, Perpetuum Mobile di Mendelssohn, suonato dal pianista Roberto Prosseda. Un pezzo che mi è piaciuto molto e che mi ha ricordato le Variazioni Goldberg di Bach.

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Ho pensato che la parola perpetuo è una di quelle che mi suscitano una certa sensazione: perpetuo cioè che non finisce mai che s’è sempre stato e sempre sarà…

E mi è tornata alla mente la preghiera per i morti, che recitavo nell’infanzia e fino a poco dopo, preghiera in cui si parla di eterno riposo e di luce perpetua.

Il concetto di non avere una fine e nemmeno un inizio è qualcosa di inconcepibile, stante la nostra finitezza di esseri viventi: credo sia per questo che mi affascina.

 

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