Scrivere zen – Natalie Goldberg #3

(Titolo originale “Writing down the bones”, Traduzione di Bernardo Draghi; originale pubblicato nel 1986; edizione italiana da me letta del 1987)

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Un capitolo del libro si intitola “Scrivere ovunque”: come si intuisce facilmente suggerisce che è possibile scrivere ovunque e in qualunque situazione, per difficile che possa sembrare.

Trovo che sia vero, almeno in parte, per me. Ho imparato a scrivere in molte situazioni “di attesa” e nonostante la confusione. Certo non potrei revisionare un testo, in quella fase ho bisogno di calma e di un minimo di comodità, ma riesco a buttare giù parole e pagine, anche se poi, le correggerò, magari pesantemente. È comunque bello poterlo fare, è un modo per restare in contatto con l’idea e la storia a cui sto lavorando. O, a volte, per iniziare qualcosa di nuovo.

Ecco quella che, a mio parere, è la parte centrale del capitolo:

Tira fuori un altro taccuino, prendi un’altra penna, e scrivi, scrivi, scrivi. Al centro del mondo, basta fare un solo passo positivo. Al centro del caos, basta fare un solo atto definitivo. Scrivi e basta. Si’ di sì, resta viva, sii desta. Scrivi e basta. Scrivi. Scrivi.

In fin dei conti la perfezione non esiste. Se si vuol scrivere, bisogna tagliar corto e scrivere. Non esistono atmosfere perfette, quaderni perfetti, penne o scrivanie perfette. Perciò bisogna addestrarsi a essere flessibili.

Aggiungo anche che, per quanto mi riguarda, cerco di scrivere anche quando sento che quello che metto nero su bianco non mi piace. Lo butterò, lo cambierò. Ma intanto resto ancorata alla storia e alla scrittura.

 

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