Va’, metti una sentinella – Harper Lee * impressioni di lettura

(Titolo originale “Go set a Watchman”, Traduzione di Vincenzo Mantovani; originale pubblicato nel 2015; edizione italiana da me letta del 2015)

Per prima cosa vi dirò che, come per “Il buio oltre la siepe”, le primissime pagine risultano a mio parere un po’ lente, ho dovuto quasi impormi di proseguire. Più che altro, in realtà, occorre entrare nell’atmosfera della storia e del paese in cui si svolge per poter gustare la lettura. Dopo aver superato il momento iniziale, però, il romanzo mi ha coinvolta ed ero impaziente di sapere cosa succedeva e come andava a finire.

La sentinella cui si riferisce il titolo (questa volta tradotto letteralmente dall’inglese) è la coscienza di ciascuno; la citazione è tratta dalla Bibbia:

XXI capitolo di Isaia, versetto 6:
Perché così mi ha detto il Signore:
Va’, metti una sentinella che annunzi ciò che vede.”

La protagonista, Jean Louise detta Scout, ventiseienne, vive e lavora a New York da alcuni anni e torna per due settimane di vacanza a Maycomb, suo paese natale, dove ancora vivono il padre, la zia Alexandra, lo zio Jack e Henry Clinton detto Hank, un vecchio amico d’infanzia che vorrebbe sposarla.

Cover sentinella - Lee

Nei giorni che trascorre a Maycomb Scout esce con Henry, e si chiede se davvero vuole sposarlo; spesso ricorda episodi dell’infanzia o della giovinezza in cui lei, il fratello Jem e l’amico Dill vivevano una delle loro avventure. È ribelle come lo era da bambina, anche se mostra qualche incertezza in più.

Scopre, per la prima volta, che la convinzione che tutti gli uomini sono uguali e hanno gli stessi diritti, imparata nell’infanzia dal padre e ben radicata in lei, forse non è proprio quello che questi pensa. È l’epoca delle rivendicazioni da parte dei neri dei diritti civili, a cui i bianchi, soprattutto negli Stati Uniti del sud, si oppongono, anche con la forza. A Maycomb c’è un Consiglio dei cittadini che sono suprematisti bianchi e la scoperta che anche il padre Atticus è memro del Consiglio e in parte condivide le idee dei suprematisti, sconvolge Jean Louise.

Nel finale del romanzo la ragazza affronta e accusa il padre e ha con lui un lungo dialogo a cui ne segue un altro, poco dopo, con lo zio Jack. Atticus, per quanto si riveli meno perfetto di quanto non fosse sembrato ne “Il buio oltre la siepe”, ne esce comunque come una persona speciale. E per Scout l’esperienza è un’occasione, sia pure dolorosa, di crescita e di distacco da una sorta di cordone ombelicale che la legava al padre.

Si potrebbe quindi dire che si tratta di un romanzo di formazione.

Harper Lee avrebbe scritto questa storia prima de “Il buio oltre la siepe”, una storia che è di grande attualità in questi giorni di agosto, visti i fatti accaduti a Charlottesville e le reazioni e dichiarazioni poco chiare del presidente USA in merito ai suprematisti.

La narrazione è in terza persona, ma segue quasi sempre Jean Louise.

 

Va’, metti una sentinella – Harper Lee * citazione

(Titolo originale “Go set a Watchman”, Traduzione di Vincenzo Mantovani; originale pubblicato nel 2015; edizione italiana da me letta del 2015)

Cover sentinella - Lee

Sto leggendo questo libro, sequel de “Il buio oltre la siepe” e, in una delle prime pagine, ho trovato questa riflessione di Scout, ovvero Jean Louise Finch, ovvero – immagino – la protagonista:

Era quasi innamorata di lui. No, impossibile, pensò: o lo se o non lo sei. L’amore è l’unica cosa a questo mondo che non si presta a equivoci. Ci sono diversi tipi di amore, certamente, ma in ogni caso il giudizio è netto: o sei innamorata o no.

È un pensiero che condivido abbastanza, anche se su certi temi non c’è mai niente, a mio parere, che si possa affermare con certezza.

È comunque un brano interessante per dare un’idea del personaggio.

 

 

Un segreto non è per sempre – Alessia Gazzola * impressioni di lettura

(Romanzo pubblicato nel 2012)

Ho letto di questa autrice sia il romanzo d’esordio, L’allieva, che il breve Sindrome da cuore in sospeso.

Non mi avevano entusiasmata ma quando ho visto questo volume sullo scaffale della biblioteca mi sono comunque lasciata tentare.

cover Gazzola un segreto

Il romanzo mi è piaciuto abbastanza, forse anche perché parla di scrittori: fra quelli di successo e gli aspiranti ce ne sono ben quattro (ne il mio La grande menzogna arrivo solo a tre…).

La parte gialla è intrigante quanto basta e a contorno ci sono le vicende, sentimentali e non, della protagonista, Alice Allevi.

Un famoso scrittore muore, apparentemente suicida. Pochi giorni prima tre su quattro dei suoi figli hanno richiesto una perizia per dichiararlo incapace di intendere e di volere. Così hanno inizio le indagini dell’ispettore Calligaris, che si fa aiutare volentieri da Alice e i due scoprono via via diversi segreti che riguardano la vita della vittima e che suggeriscono di volta in volta un possibile colpevole.

Alice stessa racconta la storia in prima persona, come negli altri romanzi che la vedono come protagonista.

E, come sempre, si considera imbranata e sfortunata e questo, a mio parere, lo sottolinea un po’ troppo spesso, anche perché, in realtà, non se la cava tanto male né come specializzanda in Medicina Legale né come investigatrice.

I capitoli sono piuttosto brevi e hanno come titolo anche citazioni, sia di scrittori esistenti che di quelli che sono personaggi del libro.

 

Due romanzi di Georgette Heyer * impressioni di lettura

I romanzi in questione sono:

Matrimonio alla moda (Titolo originale “The Convenient Marriage”, Traduzione di Anna Luisa Zazo; originale pubblicato nel 1934; edizione italiana da me letta del 2005)

e

L’incantevole Amanda (Titolo originale “Sprig Muslin”, Traduzione di Gigliola Foglia; originale pubblicato nel 1956; edizione italiana da me letta del 2005).

Scrivo un unico breve articolo in quanto le impressioni riportate nella lettura di entrambi questi romanzi, e degli altri due su cui ho già pubblicato i miei commenti (qui e qui), sono pressoché le stesse.Cover Heyer - matrimonio alla moda

Direi che la nota dominante è l’ironia: raccontando le vicende, spesso un po’ al limite dell’impossibile, dei suoi personaggi prende garbatamente in giro convenzioni e abitudini del periodo storico in cui sono ambientati i suoi romanzi.

Una volta la scusa è l’adolescente fuggita di casa perché il nonno, suo tutore, non vuole che sposi il maggiore di brigata di cui è innamorata: le bugie raccontate dalla giovane generano una serie di incontri e avvenimenti anche avventurosi.

Un’altra volta è una giovane sposa con il vizio del gioco a infilarsi in una serie di guai e a temere di perdere la benevolenza del marito.

Al di là delle trame, come dicevo, è il modo di descrivere i personaggi e di disegnare le scene a sortire l’effetto di divertenti e argute commedie.

Credevo che i romanzi regency della Heyer fossero dei rosa, ma lo sono, appunto, intendendoli come “commedie rosa”, come lo sono certi film americani degli anni Cinquanta e Sessanta: le storie d’amore sono appena accennate e restano sullo sfondo delle altre vicende.

Leggerò altri romanzi di questa autrice, che ha scritto anche diversi gialli.