Pubblicato in: Citazioni, Libri

Stoner – John Edward Williams * impressioni di lettura

(titolo originale Stoner, 1965; letto nell’edizione 2012, trad. Stefano Tummolini)

Ho preso in mano questo romanzo più volte, perché consigliatomi da varie persone, ma lo ho sempre posato, mai convinta alla lettura dalla quarta di copertina.
Pochi giorni fa l’ho trovato in versione ebook e in abbonamento Kindle Unlimited, così l’ho scaricato e iniziato.
Ecco: bisogna iniziare a leggerlo, questo libro, saltando la quarta di copertina e magari anche la copertina stessa. Se farete così vi prenderà fino dalle prime pagine e vi sorprenderete di questo, che una storia così normale, una storia come tante, vi tenga incollati alle pagine.
Almeno, a me ha fatto questo effetto.

cover STONER

Stoner è una persona qualunque, piuttosto sfortunata e, forse, debole. Però è nello stesso tempo un personaggio eroico, a suo modo.
Certo è che Stoner ha una passione, che è la letteratura: se ne innamora mentre segue una lezione e questo amore dura tutta la vita.  Diviene così un insegnante di letteratura, nella stessa università in cui si laurea. Altrettanto certo è che Stoner ha delle difficoltà a gestire i rapporti con le persone, in parte li subisce, in parte li sfugge.
Comunque sia, al di là della vicenda, che è la storia di una vita qualunque, è il modo di raccontarla che rende questo libro speciale, a mio parere.
Nel corso della vicenda Stoner si pone domande sul senso della vita e il romanzo si può leggere, in parte, come una riflessione su questo tema.

Nel libro c’è una postfazione di Peter Cameron, di cui riporto alcune righe che spiegano meglio di come ho fatto io quale sia il maggior pregio di questo romanzo:

 

La maggior parte degli scrittori, buttato giù il primo paragrafo del romanzo, avrebbero rinunciato. A che scopo continuare? In quelle prime righe trapela l’intera vita di William Stoner, una vita che sembra essere assai piatta e desolata. Non si allontana mai per più di centocinquanta chilometri da Booneville, il piccolo paese rurale in cui è nato; mantiene lo stesso lavoro per tutta la vita; per quasi quarant’anni è infelicemente sposato alla stessa donna; ha sporadici contatti con l’amata figlia e per i suoi genitori è un estraneo; per sua ammissione ha soltanto due amici, uno dei quali morto in gioventù. Non sembra materia troppo promettente per un romanzo e tuttavia, in qualche modo, quasi miracoloso, John Williams fa della vita di William Stoner una storia appassionante, profonda e straziante.

E la verità è che si possono scrivere dei pessimi romanzi su delle vite emozionanti e che la vita più silenziosa, se esaminata con affetto, compassione e grande cura, può fruttare una straordinaria messe letteraria.

E, infine, questo è l’incipit del romanzo:

William Stoner si iscrisse all’Università del Missouri nel 1910, all’età di diciannove anni. Otto anni dopo, al culmine della prima guerra mondiale, gli fu conferito il dottorato in Filosofia e ottenne un incarico presso la stessa università, dove restò a insegnare fino alla sua morte, nel 1956. Non superò mai il grado di ricercatore, e pochi studenti, dopo aver frequentato i suoi corsi, serbarono di lui un ricordo nitido. Quando morì, i colleghi donarono alla biblioteca dell’università un manoscritto medievale, in segno di ricordo.

 

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