Pubblicato in: Interviste self, Libri

Arduhinus – Grazia Maria Francese – Tra storia e fantasia

Sesta tappa per il Blog Tour di Arduhinus

blog definitivo Arduhinus

Ho letto e apprezzato molto questo romanzo storico, sia per la scrittura che per la trama e il modo di proporla. Benché le vicende narrate riguardino sostanzialmente fatti storici e quindi realmente avvenuti, l’autrice è riuscita a raccontarli in modo avvincente, rendendo il testo, oltre che interessante, molto godibile. Per quanto non ci possa essere sorpresa nel leggere di eventi di cui si conosce l’esito, ho provato spesso la curiosità di scoprire “cosa sarebbe successo dopo”. Di certo ho fatto il tifo per Arduino nella sua lotta contro lo strapotere della chiesa e dell’imperatore, e per Isolde, una figura di donna davvero notevole, che rimane impressa nella memoria per la sua coerenza e per il suo coraggio. affascinante
I personaggi, reali o di fantasia che siano, sono molto ben descritti, molto umani e assolutamente credibili.

In occasione del Blog Tour ho avuto la possibilità di porre alcune domande a Grazia Maria Francese e così di soddisfare alcune mie curiosità in merito a questo romanzo.

un diploma di Arduino

  1. La scelta di usare il tempo presente mi sembra piuttosto originale per uno storico (non che io ne legga tantissimi), ma è molto coinvolgente e quindi l’ho trovata buona. La tua motivazione quale è stata?

Il romanzo storico è un genere che alcuni lettori trovano pesante, perché magari è ambientato in epoche che non conoscono. Usare i verbi al presente dà un senso d’immediatezza, come se ci si trovasse immersi in quella realtà. L’idea mi è stata ispirata dai romanzi di Hilary Mantel. Quando stavo ultimando il mio “Roh Saehlo”, un libro decisamente corposo, mi è capitato di leggere “Wolf Hall”: fin dalle prime pagine è stata una folgorazione. Così! È così che voglio scrivere! E mi è toccato ricominciare da capo, cambiando tempo a tutti i verbi di 550 pagine… ancora adesso non so se ringraziare Hilary oppure odiarla, ma poi ho sempre fatto così e mi trovo bene.

  1. In fondo al romanzo c’è un utile e soprattutto interessante (per chi non è ferrato nei dettagli storici) dei personaggi, con l’indicazione se di fantasia o meno. Naturalmente l’ho scorso ma mi piacerebbe sapere qualcosa di più su come hai gestito l’interazione dei personaggi di fantasia con quelli storici. Ad esempio se ispirandoti a personaggi reali (uno o più di uno per crearne uno di fantasia), se per coprire lacune nelle informazioni steriche, se per il piacere di farlo…

L’intreccio tra vicende storiche, basate su uno studio che l’autore non può fare con superficialità (o scriverebbe un fantasy…) e personaggi nati dalla fantasia, è il punto chiave del romanzo storico. La cronologia di un’epoca presenta re, imperatori, vescovi, abati: di rado si occupa della gente comune, quella con cui il lettore riesce a identificarsi. Creare personaggi di fantasia storicamente attendibili e che sappiano farsi amare, immaginarsi come possano interagire con quelli realmente esistiti: è questo l’ingrediente magico, e solo quando affiora io posso cominciare a scrivere. Nel caso di Arduino, il nucleo di cristallizzazione della storia è stato il personaggio di Isolda.

stemma della Casa Reale di Ivrea

  1. In modo abbastanza prevedibile, credo, mi è piaciuto molto il personaggio di Isolde. Le domande di cui sopra le ripeto riferite a lei e basta.

Un amico che a sua volta scrive romanzi storici, Andrea Ravel, mi ha fatto notare che i personaggi chiave delle mie storie sono sempre donne. Temo sia inevitabile: trovo difficile identificarmi con personaggi maschili. Accanto ad Arduino, forte e impetuoso come una fiamma, volevo una donna un po’ introversa, lunare più che solare, segnata dalla tristezza.

Isolda è un personaggio di fantasia, ma non del tutto privo di fondamento storico. Secondo la Casa Reale di Ivrea (gli attuali discendenti di Arduino) il re dopo la morte della prima moglie si sarebbe risposato con una principessa borgognona di nome Blancha, della quale però non si sa nulla. Per questo ho fatto in modo che la gente del Canavese chiami Isolda “la Reina Blancha”.

  1. Perché la scelta di scrivere romanzi storici?

Mi piace viaggiare, vedere come la gente vive in altri paesi. Gli ingredienti della quotidianità e i bisogni degli esseri umani sono sempre gli stessi, mentre le risposte possono essere infinite: conoscere quella di altre culture permette di fare una sorta di “triangolazione” rispetto alla nostra, che genera una grande apertura mentale. Ma adesso che la globalizzazione appiattisce tutto, trovo più affascinante viaggiare nel tempo. A forza di studiare un’epoca e di immergersi nella sua aura, credo che sia possibile stabilire effettivamente un contatto con chi ci viveva.

Dôgen Zenji, un monaco giapponese del XIII secolo, afferma che lo scorrere del tempo non va solo dal passato al presente al futuro, ma anche in senso inverso. Mi piace credere che Arduino, Isolda e tutti gli altri, in qualche modo possano sentire che qualcuno li pensa.

documentario su Arduino Sans despartir di Andry Verga

  1. E perché scegliere Arduinhus?

L’epoca attorno all’anno Mille è piena di voltagabbana: gente disposta a cambiare bandiera cento volte pur di trovarsi dalla parte di chi in quel momento è più forte. Arduino è diverso. Di certo non un santo: avrà avuto molti difetti e commesso degli errori, eppure mantiene una propria coerenza. Se deve governare la sua marka non è disposto a subire le interferenze dei vescovi, e una volta presa questa decisione tira diritto, costi quello che costi. Credo che questa sia una grande lezione.

Uno dei miei autori preferiti, Mino Milani, nella sua autobiografia scrive che i personaggi dei romanzi di avventura possono diventare per il lettore modelli di comportamento. Il coraggio di essere se stessi, di fare ciò che davvero si vuole fare, è una grande virtù. Non ha nulla a che vedere con le strategie “vincenti” (quanto odio questa parola!) ma se anche alla fine si è sconfitti, come succede ad Arduino, questo coraggio lascia una traccia per chi viene dopo.

La sinossi

Alla fine del decimo secolo l’Italia è cosparsa di rovine. Bande di Saraceni, Ungari, Norreni l’hanno devastata e i discendenti di Carlo Magno si sono dimostrati deboli, incapaci di respingerne le scorrerie. La popolazione per sopravvivere è costretta a rifugiarsi in bastide e castelli, sotto la protezione dei signori feudali.cover Arduhinus
La situazione di disordine del Regno Italico ha attirato le mire dei sovrani Sassoni, che si sono impadroniti del titolo imperiale. Quando i Sacri Romani Imperatori calano verso Roma per farsi incoronare dal Papa, i loro eserciti si lasciano dietro una scia di saccheggi e soprusi che colpiscono ugualmente contadini e abitanti delle città.
Molti tra i nobili, di origine longobarda o franca, tentano di ribellarsi a quella che sta diventando una dominazione straniera imposta con la forza e spesso sostenuta dai Pontefici romani. Tra loro manca, però, qualcuno capace di unire le forze di grandi feudatari e piccola nobiltà contro lo strapotere dei Sassoni, rivendicando la corona del Regno Italico.
A Plumbia, un castello sul fiume Ticino, nasce nel 955 il secondo figlio del conte Daido. Sul volgere dell’anno Mille, nelle cronache compare sempre più spesso il nome di quest’uomo: Arduhinus.

 

 

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