I cannibali di Mao – Marco Lupis * impressioni di lettura

I cannibali di Mao” è un reportage sulla Cina, un testo di storia recente e di attualità, ma spesso, durante la lettura, mi è sembrato quasi un romanzo distopico, perché molti dei fatti che Lupis racconta sono davvero inquietanti. Ci mostra che un futuro immaginato nei classici di fantascienza più pessimisti è già divenuto realtà, almeno in quella vasta pare dell’Oriente.

cover cannobali Mao

E, tanto per cominciare, se qualcuno pensa che il titolo sia una metafora è in errore: nella Cina di Mao si praticava il cannibalismo, spesso di stato, come rappresaglia e punizione dei dissidenti politici, talvolta a causa della fame.

Da quei tempi, del resto così vicini all’oggi, Lupis ci conduce in un viaggio attraverso i luoghi e gli anni, sottolineando gli eventi più importanti. I racconti giornalistici sono tenuti insieme da una sorta di cornice letteraria, in cui la narrazione diviene autobiografica, e questo rende l’intero libro più una vicenda vissuta che non una raccolta di pezzi giornalistici, conferendogli un senso ancora maggiore di realtà e suscitando empatia. Per quanto giornalista straniero, ha vissuto gli eventi di cui narra o ne ha incontrato i protagonisti e questa partecipazione contraddistingue ogni capitolo, vorrei dire ogni parola.

Testimone malinconico di una Hong Kong quasi ormai totalmente cambiata rispetto agli anni precedenti il 1997 (anno in cui è passata sotto la Cina), Lupis descrive la potenza attuale della repubblica cinese e le sue capacità di controllo, da quello economico (“Soft Power – Potere soffice, ovvero «la capacità di convincere gli altri a desiderare i risultati desiderati e la capacità di raggiungere i propri obiettivi attraverso l’attrazione piuttosto che la coercizione») a quello esercitato grazie alle nuove tecnologie, ad esempio con l’uso di droni “ in tutto e per tutto uguali a uccelli veri,” che “dotati di telecamere ad altissima definizione, localizzatore gps satellitare e collegati al sistema globale di riconoscimento facciale a terra, sono in grado di riconoscere e indentificare un individuo ricercato – e magari qualche temutissima spia occidentale – in pochi secondi. Mentre volano”.

E la conclusione non è ottimistica, a mio parere: “Ma una cosa sembra certa e cioè che – a meno di inediti e ad oggi assolutamente imprevedibili sconvolgimenti geopolitici globali –, presto o tardi, verremo anche noi «assimilati» e diventeremo tutti «comunisti» cinesi.

Un libro di un’attualità totale, che aiuta a comprendere il sempre maggiore potere della Cina nella politica e soprattutto nell’economia mondiale. Un libro sconcertante, almeno per me, perché mostra come molti dei miei timori per il futuro siano già divenuti realtà. Ma anche un racconto molto sentito e molto vivo, che lascia il segno.

Lupis propone anche immagini più gradevoli del “suo” Oriente, ma gli aspetti negativi e la mancanza di libertà che contraddistingue la repubblica cinese (e non solo) hanno colpito maggiormente la mia attenzione.

Del resto, la Cina ha ormai portato a inquietanti livelli di sofisticazione la tecnologia di riconoscimento facciale, mettendo a punto un sistema – basato su un database formato da quasi un miliardo e trecento milioni di immagini – che consente l’identificazione di un volto in pochi secondi e con una precisione nei risultati superiore al 90 per cento. Secondo il «New York Times», attualmente in Cina ci sarebbero oltre 200 milioni di telecamere sparse sul territorio, tutte interconnesse e in grado di funzionare con questo software. Non ci sono luoghi vietati alle telecamere in Cina, compresi i bagni pubblici nei grandi magazzini e i centri massaggi… Così in alcune toilette di Pechino esistono telecamere che, basandosi sulla tecnologia di analisi delle espressioni facciali, limitano o aumentano la quantità di carta igienica fornita dall’apposito dispenser: anche lui controllato via software, ovviamente.

E anche se trovo anacronistico il concetto, non posso che temere il significato della filosofia che lo ispira:

Ma guardando senza preconcetti, quasi ovunque, nel panorama cinese del XXI secolo, a volte sottilmente celato, a volte sfacciatamente esposto, il partito dominante svolge un ruolo dominante. I leader comunisti cinesi sono visti – e vedono sé stessi – come leader eletti (nel senso di “scelti dal cielo”, non certo attraverso elezioni democratiche) la cui autorità è loro data dal governare una nazione eletta, abitata da un popolo eletto, per portarla in quell’età dell’oro e della prosperità, conosciuta in Cina come shengshi. Mentre le fortune della Cina crescono, in sincronia crescono anche quelle del Partito comunista, che ormai è diventata la più potente organizzazione del mondo.

Un libro imprescindibile, per farsi un’idea della Cina attuale e, forse, futura.

Di Marco Lupis ho letto un altro interessante volume, “Il male inutile. Dal Kosovo a Timor Est, dal Chiapas a Bali le testimonianze di un reporter di guerra”.

Edito da Rubbettino Editore, il libro è disponibile sia in formato cartaceo che in ebook..

 

L’autore

Giornalista, fotoreporter e scrittore, Marco Lupis è stato corrispondente e inviato speciale dall’Estremo Oriente e soprattutto da Hong Kong, per le maggiori testate giornalistiche italiane (Panorama, Il Tempo, Corriere della Sera, L’Espresso e la Repubblica) e per la RAI (Mixer, Format, TG1 e TG2).


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